Per Aspera ad Veritatem
Rivista di intelligence e di cultura professionale


© Servizio per le Informazioni e la Sicurezza Democratica
Rivista Atti del 1° Seminario Europeo "Falcon One" sulla Criminalità Organizzata Roma, 26 - 27 - 28 aprile 1995  

1a GIORNATA

Le criminalità organizzate nell'Italia meridionale continentale: camorra, ‘ndrangheta, sacra corona unita
Carlo Alfiero, Generale di Brigata - Comandante Scuola Ufficiali CC.

LA CAMORRA

Premessa
Per cercare di conferire organicità al discorso, ho schematizzato l'argomento della nostra trattazione nei suoi momenti significativi:
- la camorra del passato, folcloristica e sostanzialmente individualistica;
- la grande trasformazione in criminalità organizzata;
- la camorra di oggi imprenditrice e contaminatrice del sistema sociale, la prevedibile camorra del futuro.
Prima però mi sembra opportuno dare qualche cenno generale su questa patologia sociale, vero cancro della società campana con pericolose metastasi già diffuse in altre regioni italiane.
"Camorra", il cui etimo non è certo, ha sempre indicato un comportamento malavitoso, un agire ingiusto e disonesto, una prevaricazione dei più forti e violenti sui più deboli. Il termine ha duplice significato. Indica infatti il fenomeno nel suo complesso ma anche semplicemente l'oggetto dell'attività camorristica. E' questa seconda eccezione dà già una inequivocabile indicazione sulla sua attività originaria e tuttora prevalente che è l'estorsione.
Caratterizzata da spontaneismo delinquenziale, la camorra sorge come fenomeno urbano e si presenta subito come organizzazione dinamica, duttile, suscettibile di cambiamenti e mimetizzazioni che le consentono di adattarsi ad ogni situazione, capace di sopravvivere a reiterate repressioni, sempre riemergendo con forza ogni volta che la si dà per finita.


1. La camorra del passato
Storicamente è possibile individuare tre periodi nella vita della camorra per così dire originaria:
- un primo periodo, dagli inizi dell'ottocento fino alla nascita dello Stato unitario quando essa costituisce una vera e propria setta con ruoli (capintesta e capintriti, camorrista, picciotto, giovanotti onorati), regole (o' frieno), rituali ed ambiti ben definiti e addirittura propri tribunali (la grande e la piccola mamma);
- un secondo periodo che va dalle prime repressioni post-unitarie alla fine dell'ottocento, quando la camorra comincia ad uscire dal proprio contesto, a diffondersi nella società civile contaminandola e condizionandola nei suoi risvolti economici e sociali;
- un terzo periodo, caratterizzato da una dura repressione del fenomeno a seguito anche della presa di coscienza di una, sia pur debole, classe operaia, che toglie alla camorra ogni legittimazione di rappresentanza delle classi emarginate (dagli inizi del ‘900 al dopoguerra).
Il fenomeno quasi scompare e sfuma in figure caratteristiche (guappi, presidenti dei prezzi, mediatori di bestiame) al limite fra la camorra tradizionale, il folclore ed il gangsterismo urbano.
Si arriva così all'era contemporanea, a partire dagli anni ‘50-'60, che comincia con lo sfruttamento in Campania delle centrali del contrabbando nazionale ed i primi contatti con personaggi della criminalità marsigliese e della mafia siciliana i quali portano nuovi sistemi organizzativi e di sfruttamento del crimine.
È però a metà degli anni ‘70, con il comparire della droga, che sfrutta la rete organizzativa del contrabbando e l'avvento di Cutolo - la più potente e capillare organizzazione criminale comparsa mai in Italia - e l'applicazione in maniera scientifica dell'estorsione, che vengono stravolti i tradizionali assetti della camorra e comincia il processo della grande trasformazione.
La camorra, pur non abbandonando del tutto l'economia del vicolo, cui è tradizionalmente legata e che le consente di mantenere il controllo del territorio urbano, si trasforma e si afferma come camorra imprenditrice.


2. La grande trasformazione
Questo processo di "grande trasformazione" si sviluppa negli anni '70 e '80.
La camorra, da fenomeno criminale folcloristico e sostanzialmente spontaneistico, diventa criminalità organizzata. L'esistenza di una strutturazione nasce dalla necessità di organizzare il racket delle estorsioni, selezionando le vittime e trasformando gli obiettivi individuali in obiettivi comuni.
L'organizzazione - per fortuna - non assurge, però, a livelli elevatissimi: la camorra non è portata a grandi processi aggregativi che vadano oltre il clan. Il nuovo sistema consente, comunque, attraverso l'organicità del prelevamento estorsivo, un'efficiente "fase predatoria", con una grande accumulazione di denaro e conseguenti esigenze di reinvestimento.
Nasce così e si afferma la camorra imprenditrice con i suoi rapporti con il mercato legale, il mondo imprenditoriale e il sistema politico-amministrativo.

a. L'organizzazione scientifica dell'estorsione. Il mito di Cutolo
E' Cutolo che organizza scientificamente l'attività estorsiva ispirandosi a criteri di amplificazione dell'attività ed alla sua pianificazione regionale.
L'impero criminale della N.C.O. (nuova camorra organizzata), attraverso il reclutamento di giovani leve delinquenziali dell'area suburbana, viene incentrato su una capillare divisione del territorio e dei compiti.
Il sistema, controllato direttamente dai vertici dell'organizzazione, passa attraverso un livello intermedio di esattori e si chiude con bande di giovani delinquenti che svolgono funzione di veri e propri "collettori di tangenti".
Gli effetti sulle dinamiche del mercato locali sono pesanti, ma la scientificità del sistema sta anche nel non superare la soglia di sopportabilità e nel fornire una situazione di equilibrio economico in cui i costi del racket vengono poi trasferiti sui consumatori tramite l'aumento dei prezzi finali.
I proventi delle estorsioni vengono in parte distribuiti in una sorta di mutuo soccorso agli ammalati, alle vittime delle guerre tra i clan, ai carcerati ed alle loro famiglie.
Cutolo diventa un mito. Da "parvenu" del crimine arriva ad ottenere un consenso mai accordato prima ad esponenti della camorra e la sua organizzazione raggiunge aspetti di pericolosità mai registrati in una banda delinquenziale.

b. La droga e gli interessi siciliani a Napoli
È la droga che fungendo da acceleratore economico fa diventare la camorra economicamente così potente.
In pratica la droga permette al camorrista un'enorme e rapida "accumulazione primitiva" e lo eleva al rango di imprenditore, finanziere, operatore di base. Potrebbe farlo e lo ha fatto anche con altri mezzi, ma mai così velocemente.
Ma perché la droga arriva a Napoli e perché così in ritardo? Napoli è uno snodo importante sia per l'Italia che per l'Europa, sui già collaudati canali internazionali del contrabbando e di tutta la rete organizzativa intrecciata su tale traffico, e c'è anche una ragione tecnico-ambientale: la droga consente una polverizzazione a livello di quartiere e sub quartiere dell'organizzazione. La sua diffusione a Napoli si regge su una rete di una miriade di punti vendita, anche volanti, aperti di giorno e di notte e ciò si sposa bene con la natura urbana della camorra che può esercitare una pressione costante e capillare sui giovani accoliti per promuoverne la diffusione ed il consumo.
La droga arriva in maniera massiccia a Napoli solo dopo la legittimazione da parte dei siciliani. In realtà si tratta di un accordo operativo che apre l'avvento al doppio mercato eroinacocaina.
L'accordo non determina l'alleanza totale delle due organizzazioni, che continuano a mantenere le proprie identità, peculiarità ed autonomie. Esso consegue solo da un rigoroso ragionamento sul controllo dei mercati: la mafia siciliana deve garantire la via atlantica dell'eroina a Cosa Nostra che, negli Stati Uniti, è in difficoltà a causa della concorrenza dei cinesi, vietnamiti e portori cani. Pertanto essa vuole contare sulla disponibilità della camorra per l'appoggio logistico, lo smistamento i corrieri e per lo sfruttamento delle collaudatissime vie del contrabbando.
Dall'altra parte, per condizionare in qualche modo i produttori colombiani vuole essere presente sul mercato della cocaina.

c. Lotta fra i clan
La mafia non bada a spese quando si propone un obiettivo. Il suo arrivo in Campania è segnato dall'eliminazione fisica di ogni oppositore. Dall'altra parte anche Cutolo non ammette limiti all'imposizione della sua legge sulle estorsioni. Egli arriva a pretendere il pizzo finanche dai contrabbandieri dei clan legati alla mafia.
La situazione diventa insostenibile ed esplode in un conflitto durissimo. I clan legati alla mafia si coalizzano denominandosi "Nuova Famiglia", dando vita nel triennio ‘80-'83 alla più sanguinosa lotta mai registrata, una lotta senza quartiere di cui ancora oggi si registrano le ultime mortali battute.
La N.C.O. comunque viene sconfitta senza dubbio anche per la massiccia attività di contrasto delle Forze di Polizia nonché per il diffondersi del pentitismo e delle defezioni.
Ma i clan di Nuova Famiglia riprendono subito i loro programmi, autonomi e spesso conflittuali, aggregandosi pur senza un rigido schema intorno ai personaggi più carismatici dell'intera organizzazione Lorenzo Nuvoletta, da un lato e Antonio Bardellino (cui subentrerà Carmine Alfieri), dall'altro.
L'attuale scenario criminale di Napoli e del suo hinterland riflette ancora, seppur indirettamente, tale situazione. L'ipotesi di un nuovo cartello non ha mai trovato effettiva conferma e, comunque, e caduta con l'arresto - ad opera dell'Arma - dopo 10 anni di latitanza, di Carmine Alfieri che nella camorra attuale era assurto a simbolo della moderna cultura delinquenziale imprenditrice.


3. La camorra di oggi

a. Caratteristiche
La camorra:
- non ha una struttura verticale e gerarchica. Soltanto in due occasioni si è strutturata a modello gerarchico: ad opera di Cutolo e ad opera dei clan di Nuova Famiglia, (aggregatisi proprio per sconfiggere Cutolo), ma che hanno poi ripreso le loro vecchie caratteristiche di autonomia e di conflittualità;
- ha carattere urbano; è versata perciò al commercio, ed ai rapporti con le istituzioni. Ha capacità di integrazione con gli strati più poveri della popolazione e sa confondersi con l'illegalità diffusa;
- è indifferente alle ideologie politiche: la sua tradizione mercenaria la rende disponibile a chiunque possa contraccambiare i suoi favori. Anche quando ha apparentemente sostenuto cause politiche l'ha fatto legandosi a singoli uomini politici e non a partiti o correnti. I legami con la politica non sono mai diretti ed espliciti;
- strumentalizza e sfrutta il disordine sociale;
- è pervasiva: presente ovunque vi sia un'utilità da ricavare, una prestazione da assicurare, un'attività redditizia da svolgere, una relazione politica da avviare con cinismo e opportunismo;
- ricerca il massimo controllo del territorio con il quale ha un particolare legame.
È un rapporto questo difficile da comprendere come concetto specie se riferito ai vertici dell'organizzazione. Ma esso è vitale ed irrinunciabile, come dimostra l'alto numero di latitanti di rango catturati nella zona di origine, in modesti e scomodi rifugi quando avrebbero potuto avvalersi di prestigiose strutture alberghiere in Italia o all'estero. Il fatto è che i capi non vogliono allontanarsi per non perdere l'autorità nella zona ed il consenso che ne deriva e che permette poi proficui interscambi con chi ad esso è interessato. Peraltro non ignorano che i propri gregari sono pronti a sostituirli non appena si allenta la loro capacità di controllo della situazione, non è portata ad alleanze strategiche e totali. Talvolta ha avuto intese anche importanti con la mafia, come abbiano visto in precedenza ma mai la camorra lo ha fatto in maniera organica o istituzionalizzata.

b. Situazione attuale
La camorra oggi si presenta con due caratteristiche principali:
- come moltiplicatore di tutti gli altri fenomeni criminali (criminalità comune, politica, economia corruzione, etc);
- con dimensioni molto rilevanti (107 clan con circa 6.000 affiliati ed un migliaio di fiancheggiatori noti).
Tenendo conto dei nuclei familiari e parentali non siamo lontani dalla realtà se calcoliamo 50 - 60.000 persone direttamente coinvolte nel fenomeno e almeno altrettante che ne condividono o quanto meno ne tollerano i modi.
E' un esercito che ogni giorno vive a carico della società, opera contro la società e interagisce con la società (connivenze, coabitazioni, elezioni, etc). Per un quadro di maggior dettaglio:
- nel centro di Napoli e nel suo immediato hinterland, con elevatissima concentrazione urbana, operano una trentina di clan le cui attività principali sono; le estorsioni, il traffico e lo spaccio di sostanze stupefacenti, il toto e il lotto clandestino, il contrabbando di sigarette. Vi si esercitano anche una serie di attività commerciali apparentemente lecite;
- in provincia di Napoli, le fonti principali di finanziamento dei 40 clan censiti sono gli appalti pubblici, il racket su numerose attività commerciali e le rapine ai T.I.R. che trasportano merci di cospicuo valore;
- nella provincia di Caserta i 12 clan presenti traggono i loro proventi dal traffico di sostanze stupefacenti, dagli appalti pubblici, dalle truffe e ricettazione e dal racket;
- anche nel Salernitano operano una decina di clan dediti alle estorsioni, al traffico di stupefacenti ed alle rapine ai T.I.R.;
- gli interessi nel Beneventano e nell'Avellinese sono riconducibili al settore delle estorsioni, al controllo e traffico della droga e delle rapine. Il fenomeno è limitato a due aree di non estese dimensioni: il Vallo di Lauro e il Sannio occidentale.
La buona conoscenza che abbiamo oggi sulle organizzazioni camorristiche campane è stata raggiunta grazie ad un lungo, difficile e razionale lavoro delle forze di polizia ed in particolare dell'Arma dei Carabinieri che sfruttando le sue peculiari caratteristiche di capillarità e di diffusione sul territorio, si è rivelata particolarmente idonea ad affrontare sullo stesso terreno un fenomeno criminale la cui caratteristica principale è il controllo ossessivo del territorio.

c. L'economia della camorra
La camorra all'inizio dispone soltanto del suo potenziale di violenza. Esaurita la fase predatoria nella quale consegue l'accumulazione primitiva di risorse, essa si trova a gestire un patrimonio eccedente le esigenze di sopravvivenza e di organizzazione, con capitali quindi da reinvestire. Il problema, almeno all'inizio, non è semplice non essendovi tra le fila della camorra persone preparate sul piano imprenditoriale: viene risolto o muovendosi su livelli molto semplici quali quelli dell'edilizia dove già c'è una specifica tradizionale competenza, ovvero rivolgendosi al mercato illegale dove le regole del giuoco sono più vicine e congeniali al delinquente.
Ma anche quando il reinvestimento avviene sul mercato legale - come l'imprenditoria edile - l'impresa camorristica presenta sempre un alto tasso di illegalità interna, perchè illegali restano le metodologie di accaparramento del lavoro o il modo di realizzarlo. Ed anzi è proprio l'alto livello di illegalità che le consente - in assenza di competenze specifiche - di sopravvivere e dominare sul mercato.
La logica predatoria rimane e nell'organizzazione aziendale si traduce nello sfruttamento di atipici vantaggi competitivi:
- lo scoraggiamento della concorrenza con l'uso della violenza;
- la compressione salariale, attuata o elargendo stipendi più bassi o non corrispondendo emolumenti previdenziali, sicuri che nessuno se ne lamenterà;
- l'evasione fiscale evitando, anche con l'intimidazione, la fatturazione per gli introiti e facendo lievitare quella per le spese.
Questo passaggio dal livello predatorio a quello imprenditoriale presenta in genere in provincia una maggiore velocità di evoluzione. Per contro vi sono settori che richiedono un grande bacino di utenza come il lotto clandestino, il contrabbando e lo stesso smercio della droga che non avrebbero senso se non in una città ad elevato indice di concentrazione urbana come Napoli.

d. Rapporto con il mondo politico-amministrativo
Il passaggio successivo dell'impresa mafiosa riguarda il rapporto con il mondo politico-amministrativo.
Tale rapporto nel Mezzogiorno è pressoché obbligato, perché in questa area l'unico soggetto economico importante è la Pubblica Amministrazione attraverso gli Enti locali. Non ci sono altri soggetti forti. il denaro circolante passa solo attraverso le istituzioni pubbliche e segnatamente i Comuni.
E' con essi, detentori monopolisti di servizi sociali di pubblica utilità, quali l'ambiente, la pulizia, le pompe funebri che la camorra intreccia rapporti di affari.
Naturalmente l'accaparramento dei lavori comunque ottenuti consente di distribuire ricchezza sul territorio attraverso posti di lavoro e l'indotto che ne deriva dà la possibilità alle organizzazioni camorristiche di guadagnare o consolidare il consenso.
Sotto questo aspetto perciò, non è sempre vero che il consenso anche in termini elettorali, sia estorto con la forza. Esso è un'automatica conseguenza delle opportunità che il camorrista riesce ad offrire al territorio.
Diventa allora facile ad organizzazioni che sul territorio sono già forti, rapportarsi ad organizzazioni pubbliche, entrare successivamente nei meccanismi di funzionamento delle pubbliche amministrazioni o addirittura cercare di sostituirsi ad esso, anche con il ricatto. In proposito si pensi alla capacità di pressione di ditte che hanno l'appalto delle pulizie con la possibilità di mettere in ginocchio un ente locale semplicemente non lavorando per qualche giorno.

4. La camorra dopo Tangentopoli
L'effetto di tangentopoli con un'innegabile elevazione etica in ogni settore, la sensibilizzazione dell'opinione pubblica sui temi dell'onestà e della correttezza, I'eliminazione dal circuito di personaggi coinvolti, indubbiamente crea delle difficoltà alla criminalità organizzata specie nel momento del reinvestimento e dell'accesso al mercato legale.
Come si rifletterà tutto questo sulla camorra? Come reagirà essa? Come investirà in futuro l'accumulazione primitiva della fase predatoria?
La risposta non è semplice e la questione è di grande interesse perché da essa dipenderanno le strategie che le Forze di Polizia dovranno attuare. Un'attenta attività di studio e di intelligence ha già elaborato dei risultati che hanno permesso la formulazione di embrionali, anche se qualificate, ipotesi operative.
Innanzi tutto l'enorme flusso di denaro concesso agli appalti pubblici si è oggi inopinatamente esaurito.
I miliardi per le esigenze post-sismiche e tutti i finanziamenti per opere di pubblica utilità sono finiti, in buona parte, nelle mani di organizzazioni camorristiche anche a causa della costante applicazione dell'istituto della "concessione" che, nato per superare situazioni di obiettive esigenze ed eccezionali circostanze, è stato poi utilizzato con criterio di abitualità.
Sul piano normativo, una delle prime conseguenze di tangentopoli è stata quella della demonizzazione di tale normativa che ha portato in pratica alla soppressione della concessione.
Orbene, se da un lato la sistematica applicazione dell'istituto ha dato spazio all'ipotesi che le assegnazioni dei lavori siano spesso avvenuto sotto la spinta dei clan, la maggiore trasparenza normativa conseguente all'effetto tangentopoli, con l'obbligatoria pubblicazione delle gare di appalto, non consente più alcuna selezione (morale e tecnica) delle imprese e, di fatto, favorisce le imprese economicamente più forti e disposte al maggiore ribasso: è molto probabile che le ditte camorristiche, siano favorite dai "vantaggi competitivi" che indubbiamente possiedono.
Peraltro il camorrista non ha bisogno di ottenere direttamente l'appalto, gli è sufficiente continuare ad essere monopolista dei due settori dell'edilizia di cui qualunque impresa appaltatrice dei lavori non può assolutamente fare a meno: il calcestruzzo e il movimento terra. A breve, passato l'attuale momento di stasi, vi sarà nuovamente grande richiesta in tali settori e le imprese camorristiche saranno, forse, le uniche pronte a soddisfarla.
Penso con preoccupazione alle appetitose prospettive nell'area napoletana per la riconversione dell'area industriale di Bagnoli, per il previsto aeroporto di Lago Patria e per l'interporto nell'area di Nola Maddaloni.
Ma l'ipotesi più pericolosa e, verosimilmente, più probabile porta a ritenere che la camorra si possa riciclare nel campo della droga, eleggendo tale attività a principale fonte di investimento e finanziamento: I'ipotesi è inquietante non soltanto per il pericolo sociale che essa sottende, ma anche per l'evoluzione dei rapporti con le altre organizzazioni mafiose.
In particolare, la mafia siciliana, pur avendo accettato fin dallo spostamento dei suoi interessi a Napoli la compartecipazione della camorra all'affare droga, non potrà però consentire che essa ne assuma il totale monopolio o un eccessivo predominio.
Per rintuzzare le prevedibili reazioni di altre organizzazioni, la camorra si dovrà necessariamente strutturare in maniera diversa, con vere e proprie modifiche ordinative perdendo quel suo carattere di struttura orizzontale ed assumere una formazione verticistica rigidamente gerarchica.
Ciò lascia spazio a nefaste previsioni per il possibile conflitto che insorgerà tra mafia e camorra, con le prevedibili conseguenze sulla situazione della sicurezza pubblica.
La previsione che merita più attenzione è un inserimento della camorra nel campo mobiliare. La preannunciata privatizzazione di aziende pubbliche in particolare con l'offerta sul mercato di una grande quantità di titoli mobiliari e, per contro, la disponibilità di capitali da parte delle organizzazioni camorristiche, rendono possibile e probabile tale eventualità, peraltro puntualmente verificata con i narcotrafficanti nelle campagne di privatizzazione in Venezuela ed Argentina.
La struttura orizzontale, in questo caso, rende molto inquietante l'ipotesi perché la camorra potrà tentare qualsiasi scalata finanziaria anche quando specifiche normative non dovessero consentire un'elevata concentrazione di capitali nelle mani di una sola persona o di un solo gruppo. Essa avrà comunque la possibilità di aggirare la regola, parcellizzando fittiziamente i capitali e conservando per contro un'unica rigida gestione.
La camorra risulta si stia già impegnando nella costituzione all'estero di imponenti "joint venture" con holding economiche, non necessariamente legate alla criminalità.
In particolare, battendo tutti nel tempo - finanche la mafia siciliana - si sta inserendo nei Paesi dell'est, segnatamente in Russia (Bielorussia), Polonia, Cecoslovacchia ove, le indagini condotte di concerto con organismi internazionali (Gruppo Trevi, Interpol, Servizio Antidroga di cui l'Arma fa parte), hanno consentito di ipotizzare che essa stia cercando spazi non solo nei settori privati del terziario - alberghi, ristoranti, negozi di abbigliamento - ma anche in quello pubblico degli appalti e in quello privato dell'edilizia, utilizzando le strutture e le esperienze maturate in tale settore in Patria.
Talune indagini effettuate in Italia hanno evidenziato anche sicuri interessi della camorra nei sottonotati settori molto appetibili ed apparentemente legali - con l'ovvio ricorso ai consueti metodi di violenza e di intimidazione: - il mercato del tempo libero, come i grandi parchi di divertimento, settore mai in crisi e che richiede grandissimi capitali iniziali ed unicità di gestione; - il settore turistico direttamente connesso al precedente che richiede, oltre ai capitali, grande capacità organizzativa e molta determinazione per evitare ingerenze estranee.
L'ultima ipotesi riguarda il commercio legale dei tabacchi nel caso di privatizzazione del settore. E' inutile sottolineare le metodologie che verrebbero adoperate per ottenere il monopolio di fatto, anche per le indubbie specifiche capacità ed esperienze già maturate con il contrabbando nel settore.


LA ‘NDRANGHETA

La Calabria ha avuto significativi ritardi nell'evoluzione sociale a causa dell'eccentricità geografica e politica rispetto al potere centrale e di una disattenzione culturale penalizzante per l'emancipazione della popolazione dal degrado centenario in cui versava.
Gli agglomerati urbani sono sorti polverizzati sul territorio della Regione ed hanno acquisito una connotazione sociale di tipo rurale e tribale, con rare relazioni reciproche, rese ancor più difficili dall'assenza di un razionale sistema viario e dalla vocazione alla vita autarchica del latifondo.
Tale contesto ha influito sull'evoluzione strutturale e funzionale della criminalità calabrese che, per lungo tempo, è stata caratterizzata da un coacervo distinto di organizzazioni delinquenziali di tipo familiare, diffuse sul territorio e reciprocamente autonome, deputate sostanzialmente all'attività di intermediazione tra il contado ed i latifondisti.
La 'ndrangheta risulta dunque un'organizzazione criminale radicata ormai sul tessuto sociale calabrese da cui deriva istanze evolutive e su cui afferma un controllo territoriale totalitario.
Pur se rimane prevalente la natura parentale delle cosche ('ndrine), che favorisce l'omertà e la coesione interne e la sostanziale autonomia nelle rispettive aree d'influenza, la 'ndrangheta ha oggi assunto un modello strutturale di tipo "verticistico-federativo", più adeguato alle emergenti attività criminali che presuppongono un più ampio ambito di espressione.
Negli ultimi anni, la 'ndrangheta ha notevolmente ampliato la sua presenza sul territorio nazionale, creando una rete operativa estremamente efficiente per compartimentazione e segretezza e riproducendo in Italia e all'estero le strutture ordinative presenti da decenni nella regione Calabria.
Gli interessi perseguiti rimangono le estorsioni, le infiltrazioni negli appalti pubblici, attraverso le c.d. "imprese a partecipazione mafiosa", il traffico di armi e stupefacenti.
Da circa due anni l'attività repressiva ha segnato risultati di eccezionale importanza, che hanno consentito di comprendere il fenomeno criminale e di poterne qualificare il crescente rischio grazie anche alla collaborazione di "affiliati" di rango.
Si è giunti a definire territorialmente le aree di interesse delle singole 'ndrine, diverse in relazione alle peculiari connotazioni geografiche infra-regionali, ed il loro collegamento che si è progressivamente strutturato in una nuova tensione verticistica.
Infatti appare rilevante l'esistenza di una vera e propria "Commissione a livello provinciale", costituita per porre un decisivo freno all'inquietante escalation di omicidi verificatisi in tutta la provincia e di conflitti tra 'ndrine, al fine di garantire i lucrosi affari nel traffico degli stupefacenti e nelle gestioni degli appalti pubblici a cui la 'ndrangheta si è convertita abbandonando la tradizionale vocazione ai sequestri di persona.
Emerge peraltro il primato della 'ndrangheta reggina, la cui commissione a livello provinciale costituisce l'asse portante della neo commissione regionale, mutuata dall'ordinamento siciliano, le cui influenze, in Calabria, fanno ormai parte della storia del fenomeno.
Nel capoluogo sono presenti i capi cosca più influenti, legati ad altre organizzazioni mafiose nazionali e punto di riferimento della gran parte degli 'ndranghetisti.
Ogni ricambio generazionale o conflitto di potere apre un fronte cruento a Reggio Calabria, e gli esiti incombono sul resto della regione.
Esempio ne è la guerra di mafia sul finire degli anni '80, per il predominio assoluto del territorio e delle attività economiche fra gli "Imerti-condello-Serraino" da un lato, e i "De Stefano-Teganolatella-libri" dall'altro.
Sulla costa ionica della provincia emergono, invece, le figure criminali delle consorterie operanti nei comuni di San Luca, Platì e Natile di Careri, storicamente implicate nei sequestri di persona, nonché le famiglie dei "Commisso", e dei "Costa" di Siderno, degli "Iamonte" di Melito Porto Salvo, degli "Ursinomacrì", ed "Aquino-Mazzaferro", in auge nei comuni di Gioiosa Jonica e Marina di Gioiosa Jonica su cui sono state effettuate positive investigazioni.
Sulla costa tirrenica l'attività di contrasto ha consentito di individuare e reprimere i pericolosi sodalizi dei "Mammoliti-Rugolo" di Oppido Mamertina, i "Gioffré-Santaiti" ed infine i famigerati "Piromalli-Molé" .
Pur se si è ancora molto lontano dalla disarticolazione definitiva delle strutture portanti della criminalità organizzata reggina, non può disconoscersi il raggiungimento di obiettivi di assoluto rilievo che hanno momentaneamente modificato la geografia della 'ndrangheta della provincia di Reggio Calabria e le sue attivissime proiezioni in Lombardia e Piemonte.
Per quanto concerne le province di Catanzaro e di Cosenza, indicate molto spesso come quella parte della Calabria ove il fenomeno mafioso è meno attecchito rispetto al reggino, è stato accertato che esse non sono estranee al fenomeno della 'ndrangheta che si manifesta con tutte le sue peculiari caratteristiche (vincolo associativo, intimidazione ed omertà), collegate alla situazione di sottosviluppo economico, sociale, culturale, in cui versa tutta la regione.
La realtà che emerge da questi momenti repressivi può essere così sintetizzata:
- le cosche calabresi hanno operato una precisa suddivisione del territorio ove esercitare "il controllo mafioso";
- le predette organizzazioni hanno creato in altre regioni d'Italia (Lombardia, Piemonte, Liguria, Trentino Alto Adige, Emilia Romagna, Lazio, Marche e Umbria), propri "distaccamenti/basi operative", inquinando territori economicamente e socialmente più sviluppati e trasferendovi il sistema mafioso;
- le recenti operazioni hanno dimostrato che il traffico di stupefacenti nel territorio nazionale è controllato dalla 'ndrangheta calabrese, che si approvvigiona direttamente dal Sud America e dal Medio Oriente;
- sono stati inoltre riconfermati stretti rapporti della 'ndrangheta con esponenti della Cosa Nostra siciliana (omicidio del Giudice Scopelliti);
- le propalazioni dei collaboratori di giustizia hanno aperto una falla nell'organizzazione malavitosa calabrese ed al tempo stesso hanno permesso di delineare gli aspetti più reconditi del fenomeno, presentando la 'ndrangheta come una vera e propria multinazionale del crimine, proiettata non solo nella commissione dei delitti tipici ma anche nell'acquisizione diretta o indiretta della gestione o del contralto di attività economiche;
- dietro le grandi scelte che hanno influito sull'economia calabrese, è possibile scorgere il ruolo sempre più rilevante della 'ndrangheta la quale, con la sua azione, lascia ben poco spazio all'attività privata. Infatti la presenza delle 'ndrine nei lavori di appalto nella costruzione della Centrale Enel di Gioia Tauro è la dimostrazione più evidente del notevole salto di qualità compiuto dalla locale criminalità;
- la criminalità calabrese ha convertito il suo strumento criminale dei sequestri di persona, più rischiosi, in più redditizie attività quali l'infiltrazione finanziaria ed istituzionale ed il narcotraffico;
- si è consolidata la primazia calabrese nel mercato degli stupefacenti, attraverso la formazione di cartelli. Una recente indagine condotta dal R.O.S. in Liguria, Piemonte e Lombardia, ha consentito di operare il maggior sequestro in Europa di 5.400 chilogrammi di cocaina.
Il dato nuovo, a cui si sta cercando di attribuire un significativo valore ermeneutico, è costituito dall'esistenza di una sorta di commissione regionale quale apparato di vertice della criminalità organizzata calabrese, risultato comunque di una commissione provinciale allargata ad esponenti delle aree più significative del cosentino e del catanzarese ai quali verrebbe conferito il grado di capo società-criminale, nonché il potere di riconoscere fino a sette organismi "locali" (‘ndrine distaccate in aree diverse).
Ciò fa ritenere che ad iniziative individuali, affidate per lo più al carisma o all'intraprendenza di singoli capi, o ancora a contingenti necessità, si sarebbe oggi sostituita una concreta tendenza alla programmazione ed al verticismo ordinativo, più funzionale che strutturale (viene preservata l'autonomia territoriale delle 'ndrine) e tendente a:
- regolare il traffico internazionale degli stupefacenti;
- contenere rischi di conflitti di interesse e quindi faide;
- adottare le soluzioni necessarie per regolare "affari" o questioni di rilevante spessore;
- autorizzare l'apertura o il riconoscimento di nuovi "locali";
- destituire od eleggere lo "ZIANU" ovvero il formale capo della commissione che può essere solo un esponente della provincia reggina.

LA SACRA CORONA UNITA

La criminalità organizzata in Puglia, a differenza delle altre realtà criminali del meridione, nasce in un periodo piuttosto recente (1979-1980), in un momento in cui all'interno degli istituti penitenziari pugliesi sono reclusi soggetti appartenenti a sodalizi criminosi della 'ndrangheta e della camorra.
Pertanto non esiste una vera e propria criminogenesi pugliese, ma un'importazione dei modelli criminali dalla malavita calabrese e campana.
La posizione geografica, particolarmente favorevole per la gestione di traffici illeciti con l'area balcanica, e la vicinanza a regioni ad alta vocazione criminale, hanno consentito il consolidarsi di formazioni devianti organizzate che, cresciute all'ombra di Cutolo (1), e delle 'ndrine calabresi dei De Stefano e Bellocco, nel tempo hanno conquistato maggiore autonomia dando vita, nel 1983, alla c d. Sacra Corona Unita (2).
A seguito delle immediate difficoltà insorte all'interno della S.C.U. sorgono gruppi criminali antagonisti quali:
- la REMO (3) LECCE LIBERA, ad opera di alcuni elementi di spicco dell'area leccese che reclamano il diritto d'indipendenza da qualsiasi altra forma delinquenziale che non sia la 'ndrangheta;
- la NUOVA FAMIGLIA SALENTINA, costituita nel 1986 dal Leccese Pantaleo De Matteis, quale evoluzione della FAMIGLIA SALENTINA LIBERA, sorta nei primi anni '80 come moto autonomista criminale rispetto alle influenze e ingerenze nel Salento delle espressioni mafiose extra regionali;
- la c.d. ROSA DEI VENTI, costituita nel 1990 dal De Tommasi, nel carcere di Lecce a seguito di fratture interne alla stessa S.C.U..
Il panorama attuale è cambiato, grazie all'intensa attività di contrasto promossa dalle Forze dell'Ordine ed alle dinamiche interne alle stesse organizzazioni che, indebolite da cruenti fenomeni centrifughi e persi i riferimenti tradizionali anche a causa del fenomeno della "collaborazione", si sono polverizzate in un coacervo indistinto di realtà criminali, confuso con il proliferare della microcriminalità effervescente e non sempre controllabile.
Risulta ormai abbandonato il recente tentativo di Giuseppe Rogoli, a capo della N.S.C.U., evoluzione della S.C.U, di verticizzare le organizzazioni criminali e di esercitare un ruolo egemone con la costituzione di una mai decollata "Commissione pugliese", a carattere regionale.
In tale contesto è prevedibile un acuirsi di determinati delitti, riconducibili al riassetto dei precari equilibri esistenti, in conseguenza sia dello stato di lunga detenzione degli esponenti di maggiore spicco delle varie "famiglie mafiose", sia, in senso più generale, dello sfaldamento delle agguerrite e temibili organizzazioni grazie alla collaborazione di alcuni noti criminali, che non riescono più a garantire alcuna forma di ordine all'interno del panorama criminale pugliese.
Di recente si è conclusa la seconda fase di un'articolata attività investigativa, condotta su Bari e Roma, sulle infiltrazioni della criminalità organizzata nelle cliniche private del capoluogo pugliese di proprietà del noto imprenditore Francesco Cavallari.
È stata messa in luce la fitta rete di collusioni e concessioni che hanno favorito, per lungo tempo, il proliferare e la pervasività sociale del fenomeno criminale, ed è stato reciso il rapporto a prestazioni corrispettive tra l'imprenditoria, il mondo politico e la criminalità, che avrà il suo peso sulle residue speranze di sopravvivenza dei tradizionali gruppi mafiosi pugliesi.
Allo stato, in Puglia le consorterie malavitose benché frazionate sul territorio e prive di collegamento strutturale, sembrano indirizzare le loro attività criminali al traffico di stupefacenti, di armi, di contrabbando di t.l.e., consolidando i rapporti con realtà criminali del Montenegro e della ex Jugoslavia facilitati in ciò:
- da motivi geografici, di vicinanza e di facile accessibilità, per i limiti dei controlli doganali;
- dalla situazione politico-istituzionale di anomia persistente acuita dalla crisi bellica; dalla precaria condizione economica, che risulta appetibile anche alle organizzazioni criminali di medio livello peraltro sin dagli anni settanta, i criminali pugliesi, prima per conto della mafia, della ‘ndrangheta e della camorra, poi in autonomia, hanno progressivamente organizzato il contrabbando di t.l.e., delineando precise e collaudate rotte Balcani-Puglia. In tale attività viene impiegata una vera e propria flotta di motoscafi, riparati in territorio slavo e montenegrino ed in particolare, nei dintorni di Cattaro, Zelininka e Bar, disponibili ad essere utilizzati nel traffico di stupefacenti e di armi, nonché per la gestione dell'immigrazione clandestina di albanesi, cinesi e cittadini dell'ex Jugoslavia, a cui sembra essersi convertito lo strumento della criminalità pugliese.
Infatti l'immigrazione clandestina verso l'ltalia di cittadini albanesi, ha subito nel tempo un radicale mutamento, e si è passati da un fenomeno di massa ad una forma strategicamente più sofisticata.
I cittadini extra comunitari per espatriare clandestinamente ricorrono, di sovente, ad organizzazioni specializzate nel settore, tra cui, soprattutto, le TRIADI CINESI.
Si stabiliscono solidi legami tra strutture criminali straniere ed omologhe organizzazioni italiane; tra queste si evidenziano quelle operanti nel brindisino e nel Salento.
Il fenomeno preoccupa sia per il livello eccezionale raggiunto, tanto da suscitare un allarme sociale e conseguente militarizzazione delle coste interessate, sia per i rapporti, anche internazionali, che i sodalizi pugliesi riescono ad acquisire, con effetti indotti sulla loro capacità organizzativa ed operativa.

Note:
(1) Cutolo organizzerà la Nuova Camorra Pugliese, in stretta dipendenza alla N.C.O., e pretenderà il 40% dei proventi derivati dalle attività illecite nella Regione.
(2) Giuseppe Rogoli costituisce la S.C.U. nel 1981, ma solo nel 1983 l'organizzazione assumerà valenza operativa con l'affiliazione di Giuseppe Iannelli, Giosuè Rizzi e Cosimo Cappellari.
(3) Con il termine REMO si intende richiamare simbolicamente il nome di Remo Morello, pregiudicato salentino, ucciso da esponenti della criminalità campana perché si opponeva decisamente ad ogni forma di penetrazione esterna.