GNOSIS
Rivista italiana
diintelligence
Agenzia Informazioni
e Sicurezza Interna
» ABBONAMENTI

» CONTATTI

» DIREZIONE

» AISI





» INDICE AUTORI

Italiano Tutte le lingue Cerca i titoli o i testi con
Per Aspera Ad Veritatem n.9
INAUGURAZIONE DELL'ANNO ACCADEMICO 1997/98 DELLA SCUOLA DI ADDESTRAMENTO DEL SISDe




Signor Ministro, Autorità, Signor Direttore, Colleghi,
per la seconda volta, quale Direttore della Scuola di Addestramento del SISDe, ho l'onore di porgere a tutti il benvenuto e di dichiarare aperti i lavori di questa giornata.
Lo scorso anno, assumendo questo incarico, ho preso l'impegno di attuare le disposizioni impartite dal Direttore del Servizio. I compiti assegnati erano di fissare gli iter formativi per i dipendenti, di approfondire i contatti della Scuola con gli altri Istituti di Istruzione civili e militari, di rendere i programmi di insegnamento espressione di un momento di sintesi delle esigenze dei Reparti del Servizio - Operativo, di Analisi e Tecnico Amministrativo -.
Il 21 maggio del 1997, il Direttore del Servizio ha approvato il Regolamento che delinea i compiti istituzionali della Scuola, dotandola degli strumenti necessari a realizzarli. Sono divenuti organi permanenti della Scuola il Comitato Direttivo, il Direttore ed il Collegio dei Docenti.
L'iter formativo degli appartenenti al Servizio è stato fissato dal regolamento stesso mentre nel corso della prima seduta del Comitato Direttivo, strutturato in modo tale da raccogliere tutte le esigenze formative del personale, è stato tracciato l'indirizzo didattico per l'anno accademico che oggi si inaugura.
Ho il privilegio di essere il tramite del Comitato Direttivo nel comunicare che la linea didattica, stabilita nel corso della riunione presieduta dal Direttore, in sintesi, si traduce in un invito a curare particolarmente l'aspetto culturale della formazione, al di là di quello tecnico, avvalendosi, per questo, delle migliori professionalità del mondo della cultura, dell'imprenditoria e della politica.
La finalità da perseguire è quindi quella di interfacciare sempre di più il Servizio con l'esterno al fine di individuare tematiche formative coese alle istanze ed allo sviluppo presenti nella società: di conseguenza, creare una corrente comunicativa sempre più consona a contribuire al processo di costruzione, anche mediante l'apporto della rivista "Per aspera ad veritatem" che non a caso ha la segreteria di redazione all'interno della Scuola, di una cultura dell'intelligence.
In tale preciso ambito, unitamente all'intero staff della Scuola, ho avviato la mia attività ottenendo piena collaborazione dal collegio dei docenti che è, in massima parte, composto da professori universitari e professionisti di indiscusso valore.
Questa cerimonia mi offre l'occasione di rivolgere loro il mio più vivo ringraziamento. Ogni successo conseguito ed ogni iniziativa riuscita dipendono in buona parte dalla loro sempre cortese disponibilità nonché dalla loro indiscussa preparazione professionale. A quelli che sono qui, e che oggi li rappresentano avendo inteso onorare con la loro presenza questa cerimonia, vada il più cordiale indirizzo di saluto.
La connessione con gli altri Istituti di Istruzione ha punti di riferimento sicuri. La sempre cortese collaborazione offerta dalla Scuola Superiore dell'Amministrazione dell'Interno, la partecipazione di qualificati rappresentanti degli altri Istituti alle nostre iniziative di maggior impegno organizzativo è divenuta una preziosa e cordiale tradizione.
Di particolare interesse didattico la collaborazione instaurata con la Direzione Centrale dei Servizi Antidroga per la quale è stato studiato un più volte collaudato modulo formativo, destinato all'addestramento dei futuri agenti sotto copertura nel quale le più avanzate tecniche di psicologia applicata integrano schemi operativi complessi.
E' stato per me un grande onore e, nel contempo, un inestimabile stimolo professionale realizzare il complesso di attività dell'anno accademico 1996/97. Quanto realizzato è un patrimonio, una sicura pedana cui affidare il nostro slancio per le future attività programmate per l'Anno Accademico 1997/98 che oggi inizia. Tra di esse le più significative saranno il corso per analisti, l'attualissimo tema della tecno-intelligence nonché seminari di studi tesi ad individuare le Minacce con le quali dovrà confrontarsi l'intelligence nel corso del terzo millennio.
Mi sia concesso un altrettanto caloroso ringraziamento agli allievi che, nel trascorso anno accademico, hanno dedicato alla scuola attenzione, passione e volontà di apprendimento in quanto - questo è un concetto che mi è particolarmente caro - l'istituzione che rappresento trae forza soprattutto dalla loro presenza.
Terrà oggi la prolusione il Prof. Luigi Scotti, Presidente del Tribunale di Roma, Presidente di Sezione della Corte di Cassazione, già Capo dell'Ufficio legislativo del Ministero di Grazia e Giustizia e ancora prima componente del C.S.M.; libero docente presso l'Università di Napoli, ove ha svolto corsi di Ordinamento giudiziario; autore di numerose pubblicazioni e Direttore della Rivista "Documenti e Giustizia". Il tema sarà "Diritto alla riservatezza e interesse alla sicurezza nazionale nel quadro della Costituzione".
Signor Ministro, Autorità, Signor Direttore, colleghi,
diretto testimone dei venti anni di vita del Servizio, essendo, non per titoli accademici ma per anzianità anche il decano del collegio dei docenti, sento il dovere di rivolgere un particolare, affettuoso pensiero a tutti gli insegnanti, interni ed esterni, che si sono via via succeduti, sin dal 1980, sulle cattedre della Scuola cercando di trasmettere agli allievi l'umiltà del sapere e la curiosità per il nuovo.


Signor Ministro,
un sentito ringraziamento per essere intervenuto all'inaugurazione anche dell'anno accademico 1997-98, che coincide con i 20 anni della costituzione del SISDe e con un anno di mia Direzione.
La Sua presenza assume particolare rilievo, e così quella delle persone con le quali il Servizio è strettamente collegato, come gli amici Prefetto Berardino, Segretario Generale del CESIS, e Ammiraglio Battelli, direttore del SISMI, ai quali va un grazie affettuoso per i sentimenti di stima e lealtà, per un anno di comune, faticoso ma positivo lavoro.
Così come onore e orgoglio sono i tanti presenti - con problemi di capienza per le tante richieste, segno di stima e considerazione - che saluto e ringrazio insieme: i Sottosegretari all'Interno, Abbate e Giorgianni, i Presidenti delle Commissioni parlamentari, i rappresentanti del Parlamento, delle Authorities di Garanzia, della Presidenza della Repubblica Prefetto Jannelli e del Consiglio dei Ministri Generale Marrocco, della Magistratura e dell'Avvocatura dello Stato (è presente l'Avvocato Generale), delle forze dell'ordine (gli amici Masone, Siracusa e Mosca Moschini, della Polizia Penitenziaria, il Direttore Generale del Corpo Forestale dello Stato) e degli organismi interforze, delle altre Scuole; i colleghi del Ministero dell'Interno, e cito il Capo di Gabinetto Prefetto Ferrante e il Prefetto di Roma, e di altri Ministeri; tutti gli altri convenuti.
Grazie ai docenti, indispensabili per la valorizzazione della cultura dell'intelligence, nonché al presidente del Tribunale di Roma, Prof. Luigi Scotti, con il quale ho avuto l'onore di collaborare negli anni ‘80, e che ha accettato senza riserve di tenere la prolusione di quest'anno, dopo quella dell'anno scorso del Dr. Zavoli, che saluto e ormai da considerare un "sostenitore".

Signor Ministro,
la ringrazio per le relazioni periodiche e proficue intrattenute, fra varie emergenze e urgenze, in quest'anno, con stimoli, indirizzi e apprezzamenti, che ho prontamente "girato" al personale.
Ciò ha costituito la garanzia per il doveroso rispetto dei contorni istituzionali dell'attività del Servizio, volta, è bene sottolinearlo, alla sicurezza dello Stato, definita, come noto, dalla Corte Costituzionale nel 1977, interesse "preminente" rispetto a tutti gli altri pure costituzionalmente garantiti.
Rammento al riguardo i Suoi interventi, sintetici e pregnanti, all'indomani dell'episodio di San Marco, alle Camere e in un successivo Convegno a Brescia, nei quali Ella ha indicato quei contorni e quindi il ruolo istituzionale del SISDe e dei Servizi di Sicurezza.
Ricordo anche l'apporto in tal senso fornito dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, dal Comitato parlamentare per i Servizi, dal CESIS e SISMI, dalla magistratura, dalle forze dell'ordine.
Un anno fa ho assunto la direzione del Servizio succedendo all'amico prefetto Gaetano Marino, che ringrazio per la presenza e, come ho già detto, per aver agevolato il mio compito e quindi i risultati che andrò ad esporre.
E' stato un anno non facile, ma ritengo di poter dire - motivatamente - soddisfacente, e quindi non posso che ringraziare tutto il personale, oggi qui presente con i soli vertici centrali e periferici (per motivi di capienza), perché è grazie all'impegno, al rinnovato spirito di corpo, senso di dedizione, voglia di riscatto e di far bene di tutti, che posso trarre elementi positivi e di fiducia anche in prospettiva.
Si sono invero attenuate le dietrologie e si vanno storicizzando le attualizzazioni di vicende passate, anche se talvolta - purtroppo anche da parte di qualcuno per così dire "informato" - si assiste ancora ad attribuzioni - che non saprei come definire - di operazioni, analisi, deviazioni, o a inviti a fare (tutto) o non fare (niente), che alimentano equivoci e confusioni all'interno e all'esterno.
Un autorevole giornalista, in occasione del 50° della CIA, ha detto: "L'esistenza dei Servizi Segreti è una necessità o almeno un male necessario in tutte le società moderne, ma con uno sdoppiamento; la loro attività vera è sempre destinata a rimanere segreta, mentre il loro spettro si proietta necessariamente, a volte anche a torto, su tutti quei misteri che l'uomo non riesce a chiarire".
Il silenzio è la regola dei Servizi; le repliche non convincono mai del tutto, e quindi espongono alle controrepliche e alla continuazione delle polemiche, le quali durano in verità un giorno; anzi, significativamente, qualche commento, anche un po' fantasioso, ha talvolta suscitato pensieri positivi con attenzioni e curiosità per così dire favorevoli.
Passo allora a delineare le linee del lavoro svolto.
I vertici sono stati pressoché totalmente rinnovati, i dirigenti "turnati" al centro e in periferia e si sono sperimentate regole preventive per la mobilità del personale.
Si è dato luogo quindi, per quanto reso possibile dall'ordinamento attuale, al riordino organizzativo e alla semplificazione della struttura, con soppressioni di nuclei anche esterni ed accorpamenti di divisioni, corrispondendo a concrete esigenze di omogeneità di compiti, funzionalità dei servizi, effettivo controllo delle procedure e del personale. Il quale, per vari motivi, si è ridotto a 43 in meno rispetto al novembre scorso; è avvertita ora la necessità di ripianamento e di potenziamento, in particolare in taluni settori, di rilievo per l'attualità e per la prospettiva (ad esempio: intelligence economica, ambiente, informatica).
Le procedure sono state alleggerite e razionalizzate, anche con l'introduzione delle Conferenze di Servizio, al fine di conseguire la massima efficienza ed efficacia dell'attività, di ridurre il più possibile le distanze fra Centro e Periferia, di assicurare, al contempo, le regole e le cautele per la sicurezza dei documenti e delle notizie: in sintesi, la rigorosa tenuta delle carte, già oggetto di rinnovate e puntuali istruzioni, e soprattutto la tempestività e proficuità dell'intelligence, in sintonia con i fini istituzionali e il sempre più dinamico evolversi degli scenari e quindi delle minacce interessanti la sicurezza dello Stato.
In tale contesto si inserisce la realizzazione di un nuovo sistema informatico con spiccata autonomia elaborativa, nonché della "posta elettronica", a regime a fine anno, che ha ad obiettivi la sicurezza delle comunicazioni, l'omogeneità degli archivi del Centro e della Periferia, il supporto alla stessa intelligence, l'economicità del circuito informativo.
Si sono razionalizzati gli impegni e gli impieghi in tutti i settori, sottoponendo le spese a revisione e a significativi tagli nonché a un monitoraggio costante a fini di pianificazione e di gestione in tempo reale, e ciò ha riguardato anche i fondi riservati e i relativi rendiconti, congruamente e idoneamente motivati, e trasmessi, come prescritto, al Signor Ministro.
Ciò si è fatto per scelta programmatica e con criteri di rigore e di chiarezza, con qualche forzatura e talvolta impopolarità, ma con partecipazione convinta e spirito di sacrificio anche da parte del personale, a favore del quale ci si è attivati conseguendo, fra l'altro, il rimborso degli oneri di difesa sostenuti in procedimenti civili o penali per fatti connessi all'attività di servizio e il riconoscimento della dipendenza di infermità da causa di servizio.
Sul piano dell'intelligence, che è il prodotto-servizio da fornire alla collettività, è stato fatto quanto di competenza, eseguendo le direttive e le priorità indicate dal Governo, e soprattutto con l'intendimento di privilegiare la prospettiva nel suo momento della prevenzione.
Così, analisi tempestiva e continua su varie emergenze: criminalità organizzata italiana e formazioni criminali straniere emergenti, integralismo islamico, fenomeno secessionista, estremismo eversivo/terroristico e tensioni sociali, turbolenze economiche e finanziarie, Albania e problematiche connesse all'immigrazione; quindi approfondimento di ulteriori profili di minaccia: ambiente, presenze criminali nel settore dello smaltimento dei rifiuti, fenomeno delle sètte, inquinamenti del settore sportivo; ed anche in prospettiva: Giubileo.
Così i numerosi input operativi; gli ultimissimi: in Catania, ove si è sventato un regolamento di conti fra i Cursoti milanesi; in Ragusa, con il sequestro di documenti di terroristi islamici; la scoperta della centrale di dollari falsi in Tarquinia.
Così ancora il supporto tecnico, veramente all'avanguardia; leggo da un giornale diffusissimo: "Finalmente il SISDe non è sinonimo di ambiguità e di deviazione, ma al contrario di rigorosa scienza autorevolmente applicata alle indagini".
Il tutto inserito in un programma informativo, sempre più pregnante e incisivo, che ha trovato riscontro nelle consuete periodiche relazioni, e da ultimo in quella semestrale, che ha registrato, nell'agosto scorso, attenzioni finalmente positive, nonché in un riordino organizzatorio finalizzato a privilegiare l'intelligence, che è passato anche attraverso la selezione delle fonti e una specifica direttiva-testo unico sulla gestione delle fonti stesse.
Anno estremamente proficuo anche nei rapporti e nella collaborazione di istituto con i Servizi esteri collegati, particolarmente attenti e sensibili al nostro lavoro e alle nostre vicende, e molto vicini e convintamente solidali.
E dal 26 ottobre il Servizio è attivo per gli adempimenti di competenza concernenti Schengen (in pratica, notizie e pareri), grazie ad un Ufficio costituito ad hoc.
La Rivista "per aspera ad veritatem" è sempre più qualificata negli interventi e nei contenuti, ed è stata editata una nuova Rassegna Stampa più moderna, meno costosa e in corso di informatizzazione: Rivista e Rassegna già stimate e richieste e ora ancor più.
E infine la Scuola che, a fronte di altri sacrifici finanziari, ha privilegiato la qualità: cito le Conferenze - fra le quali quelle sull'intelligence economica - tenute da illustri personalità, in un contesto generale, grazie ai docenti, volto a privilegiare la competenza e la professionalità. Al riguardo ricordo Donatoni, al quale va un pensiero affettuoso, per l'apporto fornito anche al Servizio in tema di Sicurezza.
I rapporti con l'Autorità giudiziaria (richieste, provvedimenti, incontri con magistrati impegnati nella visione di atti presso il Servizio) sono stati improntati, con positivi effetti, a fiducia, correttezza e chiarezza, anche ponendo ulteriori più precise regole nelle ricerche della documentazione.
Il noto Dossier Achille, oggetto di tante attenzioni, ha registrato una significativa apertura all'esterno, con la presa visione del fascicolo, qui nel Servizio, da parte del Comitato parlamentare per i Servizi, il cui Presidente e i componenti ringrazio per gli stimoli anche critici e per i rapporti leali e improntati a stima, considerazione e rispetto dei reciproci ruoli.
Ciò ha dato lo spunto per proporre, al di là del lavoro di revisione già in atto nel Servizio, la costituzione di una Commissione esterna per monitorare il carteggio del passato e quindi deciderne le sorti: distruzione, congelamento, riattribuzione in carico al Servizio o per competenza ad altri Uffici previa rigorosa protocollazione.
Iniziativa condivisa e proposta dal Signor Ministro alla Presidenza del Consiglio e in Comitato Interministeriale per la Informazione e la Sicurezza, e che ha trovato alcuni spunti anche nel Comitato parlamentare per i Servizi.
Questo, in sintesi, il panorama, che non vuole essere enfatico e illusorio, ma proprio per un riguardo al personale non può essere sottaciuto un anno di lavoro, duro e difficoltoso, svolto con discrezione, ma concreto e di sostanza.
Anche perché c'è ancora da fare e ci sarà bisogno ancora della determinazione e dell'impegno di tutti per far fronte a problemi e difficoltà, nonché a condizionamenti non di poco conto quali il blocco delle assunzioni e l'inadeguatezza dei fondi assegnati (circa la metà rispetto al 93), con il continuo stillicidio degli assestamenti: a fronte di crescenti, legittime, richieste e attese di intelligence, emerge la necessità di una programmazione tempestiva e organica dell'attività.
Invero ogni Stato deve avere Servizi di Intelligence e di essi deve fidarsi, porli in grado di funzionare e quindi controllarli, contrastando iniziative di tagli, incoerenti (l'anno scorso ebbi a dire "schizofrenici", per iniziative che anche oggi, se condivise, risolverebbero il problema della riforma!), al bilancio e quindi difenderli - come ha già detto il Signor Ministro.
Ciò in un processo circolare e virtuoso che vede, all'inizio e alla fine, un Servizio leale e affidabile all'esterno e ancor prima al suo "interno" e, quindi, la fiducia dei cittadini.

Sul tema della riforma, approfitto della presenza del Gen. Jucci, presidente della Commissione nominata dal Presidente del Consiglio per lo studio della riforma dei Servizi e che saluto interessatamente con calore.
Non siamo e non possiamo essere chiusi a ipotesi riformistiche, dai più auspicate, tant'è che anche questo Servizio ha già fornito gli elementi di competenza e quindi ritengo particolarmente qualificati.
Mi permetto allora di sottolineare taluni punti fondamentali. è indispensabile prima di tutto, come in altri Paesi, una norma a garanzia dell'attività degli operatori dell'intelligence, dato che la legge 801 non pare sufficiente a legittimare in concreto, come dovrebbe, l'intelligence condotta in aderenza ai fini istituzionali.
Al riguardo, per avvalorare l'esigenza della previsione normativa, cito l'esperienza di funzionari coinvolti in una tipica operazione di intelligence effettuata da Dipartimento della Pubblica Sicurezza e SISDe e su input di un Servizio straniero.
E' stato opposto dai funzionari e da chi parla il Segreto di Stato, patrocinato egregiamente dall'Avvocatura dello Stato, e - circostanza altamente significativa - condiviso dal Ministro dell'Interno, confermato dal Presidente del Consiglio dei Ministri dopo e quindi, all'unanimità, dal Comitato parlamentare per i Servizi.
Si ravvisa pertanto l'esigenza di un progetto di intelligence, generale o particolare, con l'indicazione della fattispecie, dei fini, degli obiettivi, dei mezzi e servizi impiegati, dei fondi, dei risultati: con il coinvolgimento del livello istituzionale adeguato, sì da individuare in conseguenza le necessarie garanzie funzionali, di conseguenza le responsabilità e i controlli.
Quindi: potenziamento del ruolo politico, di indirizzo, controllo e garanzia, del Governo e del Parlamento; posizione di un chiaro e definito "status" che disciplini, fra l'altro, le assunzioni, lo sviluppo di carriera, i rientri, il complessivo trattamento giuridico-economico; regole puntuali di demarcazione di compiti con il CESIS, il SISMI e le forze dell'ordine; criteri oggettivi per la dotazione preventiva di mezzi e fondi; controlli incisivi sull'organizzazione e sulle spese, nonché adeguamento della normativa sul Segreto di Stato e relativa classifica della documentazione, così da assicurare sì chiarezza e trasparenza ma anche la effettiva tutela della sicurezza dello Stato e degli operatori da ogni tipo di "esposizione".
Ciò nella consapevolezza che solo un clima positivo generale e una serena attenzione possano realizzare le modifiche strettamente indispensabili, e con l'ottica, in ogni caso, rivolta al prodotto: e cioè all'intelligence, e senza penalizzazioni o delegittimazioni, intuibilmente pregiudizievoli per il personale, per la stessa intelligence e per le relazioni con i Servizi esteri collegati.
Perciò continuiamo a lavorare, con fiducia e con estrema concretezza, perché il SISDe sia una sigla da citare con orgoglio e senso di appartenenza, in ogni caso per essere una struttura istituzionale a garanzia - è bene ricordarlo ancora - della sicurezza dello Stato, e al servizio del Parlamento, del Governo, della collettività, in una parola della Nazione intera.


E' con vero piacere che prendo la parola in questa giornata inaugurale, ma anche con un certo imbarazzo, perché non è facile raccogliere le idee su temi così vivaci, arricchiti da una feconda letteratura. Una letteratura in gran parte stimolata e raccolta dalla "Rivista di intelligence e di cultura professionale", edita a cura del Sisde, che già di per sé dà conto di come, in quale prospettiva, in che humus viva e operi questa struttura.
Tenterò di inserirmi nel discorso complessivo per alcune considerazioni e qualche proposta; cercherò di farlo rispettando il tema assegnatomi, ma invertendone i termini.
Credo di capire che l'aver proposto in prima battuta "il diritto alla riservatezza" rispetto all"interesse della sicurezza nazionale" rappresenti una sottolineatura garantistica, l'espressione di un sentimento democratico che antepone, per "istinto culturale" - se mi si perdona questa espressione - i diritti dei cittadini a qualunque altro valore che possa richiamarsi alla ragion di Stato: ciò è nello stile del Ministro Napolitano, di cui conosciamo il profondissimo senso della democrazia come credo politico e come prassi vissuta; è nella cultura del prefetto Stelo, insieme al quale ho lavorato per anni al "futuro normativo", ogni volta ammirandone l'impegno profondissimo e la lealtà istituzionale.
Ma c'è un'esigenza sistematica - sistematica, non puramente metodologica - che m'induce ad anteporre al discorso sulla privacy quello sull'interesse alla sicurezza nazionale.

Negli ultimi tempi il concetto di sicurezza nazionale, pur arricchendosi di contenuti nuovi, ha acquistato una sua solidità normativa. A differenza del più ampio ed elastico concetto di "interesse nazionale", che ancora risente di troppo ambigui connotati ideologici e politici, ha punti di riferimento oggettivi, concreti, pragmatici. Certo, anch'esso postula una storicizzazione dei contenuti, come tutte le formule a significato multiplo: una storicizzazione - oggi - quanto mai opportuna giacché la globalizzazione dell'economia, l'ampiezza delle attività transnazionali, le grandi migrazioni, le tecnologie e l'enorme sviluppo dell'informazione costituiscono altrettanti innesti sul bisogno e sulle garanzie di sicurezza, con la necessità di un costante aggiornamento degli stessi strumenti e modelli operativi.
Dico subito che l'ancoraggio costituzionale al quale riferire il concetto è piuttosto debole; a parte le norme in cui ricorrono espressioni come "politica nazionale", "pubblico interesse" o "interesse nazionale", il concetto di "sicurezza nazionale" si ritrova soltanto nell'art. 126, 3° co., della Costituzione, che prevede lo scioglimento di un Consiglio regionale "per ragioni di sicurezza nazionale", cioè troppo poco per ricavarne una formula generale e per una concettualizzazione in termini moderni. Ricorre invece in alcune - ed importanti - convenzioni internazionali, come quella di Roma per la tutela dei diritti dell'uomo, e come il Patto dei diritti civili e politici di New York, dove il concetto è così ripetuto e rimarcato da trasformarsi in un invito a tutti i Paesi che sono parte delle due convenzioni (e l'Italia è parte di entrambe) affinché abbiano sempre presente questo valore fondamentale, rispetto al quale altri valori e gli stessi diritti individuali possono subire limiti per la sicurezza di una società democratica.
A metà degli anni '70 due sentenze della Consulta diedero una svolta alla determinazione normativa della sicurezza nazionale e, per così dire, al suo ruolo nel bilanciamento dei valori costituzionalmente garantiti.
La prima, la n. 82 del '76, pose una graduazione di tali valori e, in un passaggio della parte motiva, affermò la prevalenza di quelli attinenti alla sicurezza dello "Stato-comunità", cioè i valori della integrità territoriale e della indipendenza.
La seconda, la n. 86 del '77, pronunciandosi sulla illegittimità di due norme del processo penale in ordine alla motivazione, in un tempo ragionevole, della conferma del segreto di Stato, si pose il problema del bilanciamento fra l'interesse della sicurezza e quello della giustizia nei casi in cui risultasse un contrasto, e lo risolse nel senso che "la sicurezza dello Stato costituisce interesse essenziale della collettività, con carattere di assoluta preminenza su ogni altro, in quanto tocca l'esistenza stessa dello Stato, di cui la giurisdizione è un aspetto".
La sentenza 86 fu commentata con favore da molti giuristi, anche perché ebbe il merito di accelerare la revisione legislativa in tema di servizi e di segreti di Stato; dico per inciso che qualche Autore andò oltre il segno, ad es. il prof. Sandulli che attribuì alla sentenza una portata giustificatoria di certe prassi dell'epoca, perché "se la minaccia alla sicurezza dello Stato e al suo ordine istituzionale - egli scrisse - è caratterizzata dalla illimitatezza e spregiudicatezza dei mezzi impiegati, occorre che la difesa non sia, per contro, impacciata ed impedita": un commento - questo - che sembrava riecheggiare quel "fine che giustifica i mezzi" di vecchia maniera, mentre la decisione della Consulta in realtà questo significato non aveva.
Ebbe invece, come dicevo, l'ulteriore merito di stimolare il Parlamento che, in appena cinque mesi dopo anni di incertezze, varò la legge 801 del '77, dove l'identificazione normativa della sicurezza acquista una dimensione funzionale, caratterizzando entrambi gli aspetti del sistema binario. Infatti, nei compiti affidati al Sismi, la sicurezza è finalizzata alla difesa dell'indipendenza e della integrità dello Stato da ogni pericolo, minaccia o aggressione; in quelli affidati al Sisde, è finalizzata alla difesa dello Stato democratico e delle istituzioni poste dalla Carta Costituzionale a suo fondamento contro chiunque vi attenti e contro ogni forma di eversione; inoltre ai compiti di entrambi i servizi si premette l'attività informativa come strumento necessario all'obiettivo della sicurezza.
Nota il prof. Conso che la legge 801 nacque con affanno: un po' con l'assillo di cancellare l'esperienza del Sifar, un po' per fronteggiare il drammatico fenomeno dell'eversione politica; il suo impianto ne risultò condizionato, oltreché parzialmente mortificato da numerose esitazioni politiche, incapaci - allora - di ben precise scelte sia in ordine al quadro di responsabilità dell'esecutivo per l'attività dei servizi, sia in ordine ai rapporti con il Comitato parlamentare, sia alla spinosa e difficile tematica dei segreti.
Ma, come ho detto, la 801 compiva un passo avanti nel processo di normativizzazione della sicurezza e di assestamento funzionale di intelligence dei servizi.
Fu certo una dinamica legislativa esitante e incompleta, che andrebbe ripresa al più presto, anche perché sono ormai numerosi e pressoché univoci gli stimoli provenienti dalla letteratura scientifica e dalle periodiche relazioni del Comitato parlamentare per i servizi.

In questa orditura normativa del 1977, che ormai non tiene il passo con i molteplici e moderni contenuti della sicurezza nazionale, come si inseriscono, fattualmente ed operativamente, le strutture dei servizi?
Quale fisionomia vanno acquistando, oggi, e in quali difficoltà s'imbattono?
Senza dubbio la formula della 801 è troppo stretta.
Se alla tutela dello Stato democratico e delle sue istituzioni, intesa come mantenimento delle condizioni di esercizio delle libertà democratiche, si collegano ed annodano, per soddisfare le esigenze di una moderna idea di sicurezza, la tutela dei rapporti economici e commerciali, la protezione della ricerca scientifica anche a fini industriali e produttivi, il controllo sui grandi movimenti migratori a fini di pacifica integrazione sociale, l'attività di prevenzione in ordine ai molteplici fenomeni di criminalità organizzata - e mi fermo qui, senza entrare nella suggestiva ed amplissima ipotesi operativa della intelligence che fa, ad es., il prof. Corneli - se dunque gli spazi di intervento si sono così ampliati, ci si rende conto del divario fra la tipologia normativa dei compiti riconosciuti e quella che la realtà, viceversa, richiede.
La verità è che il traguardo organizzativo ed operativo dei servizi è tutto incardinato sull'ampiezza della funzione di intelligence, una dimensione capace di analizzare e comprendere, attraverso la raccolta e il trattamento dei dati, fenomeni di carattere generale, e perciò in grado di fornire - con imparzialità e neutralità - chiavi di lettura e quadri di previsione alla stessa autorità di governo, affinché assuma, con realistica consapevolezza, le decisioni in materia di sicurezza nazionale.
Sotto questo profilo - e non solo per questo - l'azione dei servizi è ben diversa da quella della polizia giudiziaria; purtroppo tale caratterizzazione è presente solo in parte nella legge n. 801, ed andrebbe meglio rimarcata, tanto più che quell'obbligo previsto dall'art. 9 di dare informazioni e di fornire elementi di prova per fatti configurabili come reato, se costituiva una clausola di salvaguardia anche ad operatività differita (come lo stesso art. 9 consente), ha qualche volta subito, ad opera della magistratura, dilatazioni innaturali; la differenza va dunque ribadita, anche nei rapporti con la magistratura, traendone le naturali conseguenze. Che poi tali rapporti debbano essere collaborativi, è fuori dubbio; che la collaborazione possa allargarsi all'impiego di strutture e apparecchiature di tecnologia avanzata esistenti presso i servizi, va anche bene.
Ho dei dubbi, invece, sulla disponibilità del patrimonio informativo a fini di indagine; capisco che infedeltà e condotte gravemente patologiche del passato lascino residuare sospetti, diffidenze e, per altro verso, spingano a mettere a disposizione più di quanto sia necessario al fine di riacquistare credibilità e ricostruire un circuito virtuoso; mi sembra tuttavia che il sistema - nei rapporti fra autorità - mostri ancora segni di incertezza e di disagio che il richiamo alla sentenza n. 86 della Consulta e alle disposizioni della legge 801 non riescono a superare.

D'altra parte i servizi hanno bisogno di riservatezza.
Intendiamoci. Riservatezza è cosa diversa da segretezza. Dei servizi non è segreta l'esistenza né devono essere segreti i fini. E' riservato il modus operandi, è riservato il patrimonio di notizie e di documenti, alcuni dei quali sono segreti. Nel dolersi dell'unione tra disciplina dei servizi e disciplina dei segreti in un unico contesto normativo, il dr. Valentini, Direttore dell'Ufficio Affari legali del Sisde, scrive "non tutto ciò che afferisce ai servizi deve essere considerato segreto, mentre non tutto ciò che è segreto deve essere necessariamente ricondotto ai servizi", ed annota che un servizio di intelligence deve sempre più abituarsi all'idea di essere un po' meno segreto.
Ma sulla materia dei segreti esiste ormai una vastissima letteratura, politologica, sociologica e giuridica, cui si aggiungono i rapporti del Comitato parlamentare. Ed in sostanza si può convergere su queste proposizioni:
- gli atti segreti sono troppi, e ridurne la consistenza farebbe bene alla stessa difendibilità di quelli che realmente servono all'interesse dello Stato;
- è necessaria una legge specifica, che riveda, aggiorni, razionalizzi la seconda parte della 801, ed adempia finalmente alla riserva contenuta nell'art. 18;
- occorre determinare la natura giuridica del segreto di Stato e normativizzare la classificazione degli atti, semmai riducendo a due le categorie (riservato e segreto) e stabilire quali atti vanno assolutamente esclusi dalla segretezza;
- occorre temporizzare il segreto e porsi finalmente il problema se mantenere quell'ectoplasma giuridico che è l'Autorità nazionale per la sicurezza, non prevista dalla legge 801, così come occorre rivedere l'attuale modello di controllo della potestà di segretazione nel rapporto Governo-Parlamento, escludendo l'opponibilità al Comitato parlamentare sui servizi;
- è necessario, infine, stabilire l'ambito di segretezza riservato alla copertura dei servizi, unitamente a quella garanzia funzionale che il 51 c.p. non riesce a coprire, facendo semmai ricorso alla figura del "mandato ad hoc" che il sistema inglese attribuisce alla responsabilità dell'esecutivo, con una eventuale, successiva verifica processuale circa la rispondenza tra l'azione e il mandato.
E' in questa ampia strategia di trasparenza, di limitazione al necessario dei segreti, di imparzialità correttezza e neutralità dei servizi che conviene esaminare il rapporto con la recente legge sulla privacy.

In che misura l'interesse alla sicurezza nazionale può comprimere il diritto alla privacy? In qual modo l'interessato può far valere lo "statuto dell'informazione"? direttamente verso i servizi, o attraverso il Garante? E quali possibilità ha il Garante di accedere agli archivi e di ottenere riscontro all'esercizio dei suoi poteri?
Poiché la legge 675 - come d'altronde la Convenzione di Strasburgo - esclude l'esistenza di aree o strutture del tutto inaccessibili, la tutela è assicurata anche nei confronti dei servizi, ma con una minore estensione e una più moderata forza di penetrazione.
Mi spiego.
In linea generale la legge 675 dichiara non applicabile la propria disciplina al trattamento dei dati personali effettuato dal Cesis, dal Sismi e dal Sisde, nonché sui dati coperti dal segreto di Stato; poi, con una tecnica legislativa alquanto discutibile, dichiara applicabili "in ogni caso" le disposizioni degli art. 9, 15, 17, 18, 31, 32, commi 6 e 7, e 36. Ha creato così un sottosistema che, attraverso caratterizzazioni di dati acquisibili, modalità di conservazione e di utilizzabilità, ed attraverso il controllo del garante, offre un tipo di tutela ritenuto compatibile con gli interessi superiori della sicurezza nazionale.
A proposito di questa scelta, sottolineo per inciso che la convenzione 108, se per un verso impediva alle legislazioni nazionali di svincolare talune "banche-dati" dall'intera sfera applicativa, per altro verso consentiva un sufficiente ambito di discrezionalità, tale cioè da derogare ai singoli principi dell'accordo in rapporto ad interessi prevalenti, salvo che per il criterio-guida della sicurezza dei dati. Voglio dire che il legislatore italiano era legittimato a prevedere "trattamenti esclusi" di maggiore corposità. Invece ha preferito dare all'intera disciplina una forte e generalizzata impronta garantistica, in termini di trasparenza e responsabilità. E questa scelta ha permeato anche il settore della tutela operante per i cosiddetti "trattamenti esclusi".

Quindi la prima garanzia - di natura indiretta - è nella caratterizzazione dei dati, cioè nella specificazione dei requisiti necessari affinché ne sia legittimo il trattamento.
I dati debbono essere - dice l'art. 9 della legge - esatti, completi ed aggiornati, il che, riferito ai servizi, non può certo significare impossibilità giuridica di raccogliere dati forse inesatti e incompleti, ma vuol dire che i servizi debbono quanto più è possibile curarne la corrispondenza alla realtà, la completezza e il successivo aggiornamento; e vuol dire soprattutto che i servizi non possono elaborare analisi, orientamenti, valutazioni concernenti persone fondandosi su dati che sanno essere inesatti, incompleti o superati.
In secondo luogo il trattamento deve sempre rispondere ad un rapporto di mezzo a fine; cioè - e qui adatto alle specificità funzionali dei servizi alcune delle norme richiamate dall'art. 4 - i dati devono essere pertinenti, in quanto la raccolta e la conservazione debbono corrispondere agli scopi istituzionali tipici dei servizi, non possono essere eccedenti tali finalità né possono utilizzarsi per obiettivi con esse incompatibili. Inoltre i servizi debbono astenersi dal suggerire orientamenti decisionali fondati su ricostruzioni della personalità fatte dal computer, in quanto a vagliare i comportamenti non bastano i "ritratti automatizzati" dei cosiddetti "sistemi esperti" perché il tutto deve sempre passare attraverso la valutazione critica di operatori e funzionari.
Altra garanzia indiretta consiste nella specificazione di alcune modalità essenziali per la conservazione e il controllo di sicurezza dei dati personali, in modo da ridurre al minimo - dice l'art. 15 - i rischi di perdita anche accidentale, di accesso non autorizzato, di trattamenti illegittimi, con l'obbligo di verifiche periodiche a questo scopo; inoltre i dati vanno conservati in una forma che consenta l'identificazione dell'interessato per un periodo di tempo non superiore a quello necessario agli scopi per cui sono stati raccolti.
A questa trama di garanzie indirette corrispondono vari controlli, che in parte aprono la strada alla garanzia diretta.
In primo luogo, il controllo "politico-istituzionale" del Presidente del Consiglio, che ha l'alta direzione, la responsabilità politica generale e il coordinamento della politica informativa e di sicurezza, e quello dei singoli Ministri da cui le strutture dipendono; in secondo luogo, il controllo del Comitato parlamentare per i servizi; infine, il controllo del Garante.
Tuttavia, il primo tipo di controlli ha caratteristiche oggettive e generali, e rimane all'interno dell'esecutivo; il secondo tipo, pur collocandosi all'esterno e in rapporto eventualmente dialettico, ha pur sempre carattere oggettivo e generale in quanto risponde a finalità politiche; soltanto quello del Garante può avere anche finalità di tutela individuale e soggettiva, cioè di vera e propria garanzia dei diritti specifici della personalità. Ed è su questo - per rimanere nel tema - che mi soffermo.

Secondo la legge 675, il Garante dispone di un'ampia gamma di poteri, che va dalla semplice segnalazione circa le modifiche opportune affinché il trattamento sia conforme alle norme vigenti, sino al provvedimento con cui vieta in tutto o in parte il trattamento, oppure ne dispone il blocco temporaneo, quando per la natura dei dati, per le modalità delle operazioni o per i possibili effetti, vi è il rischio concreto che si verifichi un rilevante pregiudizio in danno di uno o più interessati. In tale attività il Garante può agire di sua iniziativa, comunque abbia avuto conoscenza di irregolarità o illegittimità, o può muoversi su richiesta dell'interessato.
Ebbene, questi poteri sono tutti esercitabili nei confronti dei servizi? Quale senso dare al richiamo che l'art. 4, costruendo il sottosistema dei "trattamenti esclusi in parte", fa alla norma generale sui poteri del Garante?
La presenza nell'art. 31, cioè quello richiamato, di una specifica previsione (la lettera p del comma 1) concernente proprio i servizi potrebbe indurre ad una lettura restrittiva: se il legislatore, nella individuazione per lettere distinte dei poteri del Garante, si è dato cura di dedicare una specifica parte al controllo sui servizi, può darsi che abbia voluto circoscrivere nei limiti di tale sola previsione i poteri di controllo sui servizi, lasciando fuori i poteri di divieto e di blocco dei trattamenti che il medesimo articolo 31 contempla in un'altra sua parte, presumibilmente riferita ad altre banche dati.
In realtà, era questa la prospettiva originaria nelle prime formulazioni parlamentari, ma poi ce ne sono state altre che, con il richiamo all'articolo contenente tutti i poteri del Garante, hanno inserito nel sottosistema dei "trattamenti esclusi in parte" l'intera gamma di interventi; e, come spesso accade, la tecnica legislativa non ha seguito le innovazioni in corso d'opera. Ma che si sia voluto, in definitiva, prevedere una tutela più ampia attraverso l'intervento del Garante anche per il trattamento effettuato dei servizi, è confermato dalle disposizioni successive, pur esse richiamate.
In definitiva il Garante può, di sua iniziativa o su richiesta dell'interessato, accertare che il trattamento non è conforme a legge, indicare al direttore del servizio o al Ministro le necessarie modifiche, verificarne l'attuazione e, nei casi di concreto rischio di un rilevante pregiudizio, vietare in tutto o in parte il trattamento o disporne il blocco temporaneo.
Il legislatore si è preoccupato della possibile dilatazione di conoscibilità dei dati attraverso tali interventi, ed ha posto alcune garanzie, questa volta nell'interesse dei servizi: l'accertamento mediante accesso alla struttura dev'essere compiuto personalmente da un membro dell'ufficio del Garante, che può prendere visione di atti e documenti ma non può estrarne copia, ed ovviamente è tenuto al segreto, come lo sono gli altri componenti dell'ufficio cui il primo riferirà dell'esito dell'indagine; inoltre, all'eventuale istante - che negli altri casi avrebbe diritto ad una risposta - nulla si ha il dovere di dire circa l'esito, se c'è il pericolo di pregiudicare operazioni in tema di ordine e sicurezza pubblica o di prevenzione e repressione della criminalità; tutt'al più gli si comunica che un riscontro c'è stato.
E tanto basta, perché ho l'impressione che - per questa parte - la legge sia andata oltre gli standard previsti dalla direttiva quadro e dalla Raccomandazione 87.15 del Consiglio d'Europa in ordine alle "banche-dati" di polizia.
Rimane un dubbio.
Può il Garante, nel caso incontri difficoltà ad accedere alle banche dati dei servizi, farsi autorizzare dal presidente del tribunale secondo l'art. 32, co. 3 della legge, e rimuovere così eventuali ostacoli? Si potrebbe ritenere che è - questo del ricorso al presidente del tribunale - uno strumento indispensabile per accertamenti e verifiche, quando si fosse malauguratamente creato un clima di non collaborazione fra Garante e autorità dei servizi?
Dare una risposta positiva mi sembra una forzatura eccessiva e improponibile, densa di implicazioni istituzionali, soprattutto perché la norma che prevede il ricorso al presidente del tribunale non è fra quelle richiamate dal comma 2 dell'art. 4; mi sembra poi che nell'ipotesi in cui si verificasse una siffatta conflittualità, lo strumento giurisdizionale risulterebbe inidoneo ed angusto, mentre l'importanza della vicenda meriterebbe che la si trattasse nelle più appropriate sedi politiche e parlamentari, semmai su iniziativa dello stesso Garante.

In realtà la 675 è una legge nuova, tutta da sperimentare, che per di più si annoda a temi difficili, con effetti di ricaduta su strutture delicate che, se hanno avuto una storia con molte ombre, oggi intendono agire in piena trasparenza e nell'interesse dei reali valori dello Stato. La sintesi operativa potrà essere faticosa, e difficile la ricerca di un punto di equilibrio, ove le indagini e le verifiche presso i servizi nell'interesse dei singoli siano strumenti da utilizzare con la massima cautela. E per fortuna l'attuale presidenza dell'Ufficio del Garante, per intelligenza giuridica e senso delle istituzioni, dà al riguardo la massima garanzia.
Ancor più delicati sono i provvedimenti repressivi, da utilizzare come estrema ratio, se e quando ogni altra possibilità si sia rivelata impraticabile. Perciò, oltre l'auspicio che il tessuto regolamentare riesca a sciogliere tutti i dubbi interpretativi, c'è da augurarsi che incontri di programma e protocolli di intesa possano realizzare in anticipo un clima di collaborazione e di reciproca fiducia, nel difficile raffronto delle situazioni.

Certo i problemi ci sono, e continueranno ad esserci perché, in questa materia, delicato è il bilanciamento degli interessi, di cui strutture e autorità sono portatrici e tutrici. Affrontiamoli - i problemi del nuovo - senza pessimismi tradizionali o di maniera. E ciascuno nel proprio mestiere, diamoci come metodo di lavoro lo scetticismo critico della ragione e l'ottimismo della volontà; sempre che per "scetticismo della ragione" intendiamo l'attrezzarci costantemente, tenacemente, per affrontare e superare le difficoltà, di oggi e di domani, animati soltanto dal bene comune e dalla ferma fiducia nelle istituzioni democratiche.


Desidero innanzitutto rivolgere un cordiale saluto a tutte le autorevoli rappresentanze istituzionali che hanno voluto partecipare a questa cerimonia, al Direttore e ai Docenti della Scuola di Addestramento, impegnati in un compito particolarmente delicato e qualificato.
Desidero esprimere il più vivo apprezzamento al Direttore del SISDe, Prefetto Stelo, e ringraziarlo per le espressioni che ha voluto rivolgermi nel suo intervento e, infine, complimentarmi con il Presidente Scotti per il contributo che ci ha dato, questa mattina, in un momento, fra l'altro, molto significativo in vista di un progetto di riforma dei Servizi che sta per vedere la prima luce.
Nell'anno trascorso si è continuato in un lavoro che non può conoscere soste, neppure in attesa di una riforma.
Si sono così ulteriormente definite e aggiornate da parte delle Autorità politiche, da parte delle Autorità di Governo le direttrici dell'attività di intelligence e si sono da parte dei dirigenti dei Servizi adottate decisioni non rinviabili di riordino, di razionalizzazione, di rinnovamento su cui ha riferito, con particolare accento su quanto si è compiuto nell'ambito del SISDe, il Prefetto Stelo.
Certo, noi siamo alla vigilia delle conclusioni della Commissione presieduta dal Gen. Jucci e, quindi, credo che convenga anche aspettare quella particolare occasione per poter entrare nel merito dei problemi che oggi, soprattutto da parte mia, sarebbe improprio affrontare.
Di qui a poco, la presa in considerazione da parte del Governo delle risultanze e delle proposte dalla Commissione Jucci, e la conseguente elaborazione da parte del Governo di un disegno di legge di riforma in Parlamento, rappresenteranno la vera, importante occasione per un approfondimento ed un confronto in sede parlamentare e dinanzi all'opinione pubblica su questo versante - voglio dire, anche su questo, a mio avviso, cruciale versante - della politica di sicurezza.
Il mio augurio è che nel processo di transizione e trasformazione istituzionale politica che l'Italia sta vivendo, un processo di cui, credo, sarebbe stato davvero ingenuo sottovalutare la portata e, quindi, anche l'inevitabile durata, l'inevitabile travaglio, si possano produrre via via momenti di chiarificazione e di assestamento, si possano mettere via via dei punti fermi. Tra questi, una visione matura e condivisa dei problemi della sicurezza, colti nella loro complessità e nelle loro connessioni. E intendo dire problemi della politica di sicurezza e del nostro sistema di sicurezza.
I soggetti di questa politica, le componenti di questo sistema, sono molteplici e, voglio sottolineare che importanti sono le distinzioni tra ruoli e sfere di responsabilità di ciascuna di tali componenti.
Queste distinzioni, se necessario, vanno messe a punto ancor meglio anche in rapporto alla riforma, al progetto di cui cominceremo a discutere tra breve, ma nello stesso tempo è indispensabile un'impostazione unitaria e nessuna componente del sistema di sicurezza può essere sottovalutata o trascurata.
Mi riferisco, specificamente, alla componente rappresentata dai Servizi di Informazione e di Sicurezza che corre il rischio di essere quella maggiormente sottovalutata o trascurata.
Infatti, è proprio su questo versante che riscontriamo ancora nell'opinione pubblica e nel mondo politico particolari incertezze e contraddizioni.
Ci dobbiamo chiedere ancora una volta, non è la prima volta, forse, che lo faccio, ma voglio tornarci su per un momento in questo brevissimo intervento, dobbiamo chiederci cosa ci sia al fondo di queste incertezze e contraddizioni.
A mio avviso al fondo c'è un'analisi frettolosa e illusoria della realtà mondiale e, se si vuole, ancor più della realtà di alcune aree che sono molto vicine al nostro Paese e dalla cui evoluzione ricadute molto dirette possono venire anche per la vita nazionale.
Al fondo di questa incertezze e contraddizioni c'è un approccio superficiale e distratto al carico di tensioni e minacce nuove, che nella realtà mondiale si manifesta o cresce sordamente.
Ebbene, è proprio questo dato con cui bisogna confrontarsi molto seriamente perché è nell'intreccio, spesso oscuro e sempre più fitto tra minacce esterne e minacce interne alla nostra sicurezza e alla nostra convivenza civile, che sono chiamati ad incidere i Servizi, nell'esercizio di un ruolo peculiare ed insostituibile.
Sicurezza nazionale, ci ha detto il Presidente Scotti, intesa come sicurezza dello Stato, sicurezza delle Istituzioni, sicurezza dei cittadini, tra loro inscindibilmente legate.
Ruolo peculiare e insostituibile dei Servizi, il cui riconoscimento deve farsi più consapevole e coerente e può concretamente esprimersi quanto più maturerà una visione realistica delle tendenze e dei fenomeni più inquietanti che caratterizzano l'evoluzione del quadro interno e internazionale.
Dobbiamo appunto in questo senso, giungere ad una visione matura dei problemi delle esigenze di sicurezza che porti in una visione davvero e, finalmente matura di questi problemi, al superamento delle residue, ricorrenti diffidenze pregiudiziali o scetticismi generici nei confronti dei Servizi di Informazione e Sicurezza, che porti al superamento di superficialità - voglio usare un termine debole e molto rispettoso di qualsiasi deliberazione del Parlamento - come quella di togliere via una cinquantina di miliardi senza nemmeno accorgersene o pensarci su cinque minuti, dal finanziamento dei Servizi d'Informazione e Sicurezza per tutt'altre rispettabili esigenze, quasi che ci potesse essere un rapporto qualsiasi tra quelle esigenze e quella copertura. Ma mi auguro che a ciò il Parlamento, nella sua saggezza di assemblea, presto ponga riparo.
Una visione matura che porti alla soluzione di questioni particolarmente avvertite e a cui si è riferito tanto il Prefetto Stelo quanto il Presidente Scotti, come le questioni di norme di garanzia dell'attività non convenzionale dei Servizi. Norme di garanzia di queste attività che siano certamente bilanciate da forme di controllo penetrante e rigoroso.
Ma ho detto all'inizio, e su questo tasto voglio concludere, visione matura e condivisa: che cioè davvero possa andare al di là della normale fisiologica dialettica democratica e anche contrapposizione tra schieramenti di maggioranza e schieramenti di opposizione, oggi e domani, qualunque sia di volta in volta la coloritura dello schieramento di maggioranza e di quello di opposizione.
Visione condivisa. Io debbo dire che dei segni positivi, in questo senso, circa la possibilità di giungere a questa intesa e collaborazione in una materia così delicata e vitale per il Paese, li abbiamo colti nel corso di quest'anno nel rapporto tra Governo, Servizi e Comitato Parlamentare.
Io credo che si sia instaurata una collaborazione davvero feconda, credo che questa collaborazione debba essere un obiettivo fondamentale anche nel perseguire una progetto di riforma dei Servizi, e voglio indicare, dal momento che già vi si è fatto cenno, come indicativa di questo positivo rapporto la scelta comune tra Governo e Comitato parlamentare all'unanimità, di ribadita opposizione del Segreto di Stato in una vicenda assai delicata e significativa.
E' dunque, in un clima di ragionata fiducia, in una prospettiva ravvicinata di rilancio e di riforma dei Servizi su basi di rinnovata consapevolezza e di largo consenso politico che può inaugurarsi l'Anno Accademico della Scuola di Addestramento del SISDe.



© AGENZIA INFORMAZIONI E SICUREZZA INTERNA