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Per Aspera Ad Veritatem n.18
INAUGURAZIONE DELL'ANNO ACCADEMICO 2000/2001 DELLA SCUOLA DI ADDESTRAMENTO DEL SISDe

Enzo Bianco, Elio Catania Elio, Vittorio Stelo




Anche a nome di tutto il personale, del neo Direttore e dell'ex Direttore della Scuola di Addestramento, formulo un sincero saluto e ringraziamento al Ministro dell'Interno, On. Avv. Enzo Bianco, che ha avuto già modo di venire al SISDe poco dopo il Suo insediamento. La Sua presenza testimonia e riafferma la fiducia, l'attenzione e la considerazione nei riguardi della comunità di intelligence.
Ritengo doveroso, data la circostanza, formulare, come sempre, un sentitissimo saluto a tutti gli interlocutori istituzionali intervenuti e un sincero grazie per gli eccellenti rapporti intrattenuti: così al Presidente e al Vice Presidente del Comitato Parlamentare di Controllo sui Servizi. A tutto il Comitato va un particolare grazie per la continua, attenta e accorta vigilanza svolta; ai rappresentanti del Parlamento, del Governo, delle Authorities, della Magistratura ordinaria e amministrativa, dell'Avvocatura Generale dello Stato (alla quale rinnovo viva gratitudine per la costante proficua collaborazione); agli amici e colleghi del Ministero dell'Interno, delle Forze dell'Ordine (Polizia di Stato, Arma dei Carabinieri, Corpo Forestale dello Stato e Polizia Penitenziaria), degli Organismi interforze, delle Scuole.
Ancora: al Prefetto Masone, Segretario Generale del CESIS e, a conclusione di un altro anno di lavoro insieme, all'Ammiraglio Battelli, Direttore del SISMi, al Prefetto Berardino, già Segretario Generale del CESIS e attuale Direttore Generale della Protezione Civile, con il quale abbiamo condiviso quattro impegnativi anni; al nuovo Vice Direttore, Prefetto Di Giannantonio, e al precedente, Prefetto Sorge, da poco nella bella sede di Arezzo, nonché al Vice Direttore Operativo, dr. Fasano, ora Prefetto; un affettuoso abbraccio va sempre al predecessore Prefetto Gaetano Marino.
Permettetemi poi di esprimere, penso possa farlo a nome di tutti, un grazie particolare al Prefetto di Roma Mosino, per quanto ha fatto in tanti anni per l'Amministrazione dello Stato e per il Ministero dell'Interno; gratitudine anche per la reciproca proficua collaborazione realizzata in occasione del Giubileo; un sincero augurio inoltre per la recente nomina a Consigliere della Corte dei Conti.
Un rinnovato sentimento di riconoscenza e apprezzamento è indirizzato ai docenti, interni ed esterni, esponenti dei più diversi settori di interesse, forza portante e decisiva per il potenziamento e l'aggiornamento di quella competenza professionale che si richiede ad una intelligence moderna; quindi un sincero saluto, grazie e auguri ancora di buon lavoro al personale, del centro e della periferia.
Desidero infine ringraziare l'ingegnere Elio Catania, Presidente e amministratore delegato dell'IBM Italia, per la disponibilità a tenere la prevista prolusione, che quest'anno ha il tema: "E-business: come Internet e tecnologia delle reti stanno trasformando imprese e istituzioni"; segno tangibile della volontà e della capacità del Servizio di essere attento all'attualità e "aperto" così all'evolversi degli scenari dell'intelligence.
I saluti finali vanno quindi ai precedenti illustri conferenzieri: il dr. Zavoli, il dr. Scotti, l'On. Prof. Rodotà, il Prof. Savona.

Dopo quattro anni di direzione, per la quinta volta ho l'onore e l'orgoglio di dare inizio alla cerimonia inaugurale dell'anno accademico della nostra Scuola, testimonianza di rinnovata fiducia e di continuità, con conseguenti riflessi positivi in termini di stabilità, uniformità di indirizzo e serenità nella gestione del Servizio.
Già nei precedenti quattro anni si è avuto modo via via di elencare situazioni critiche, problematiche e difficoltà, vecchie e nuove, unitamente all'attività svolta e a iniziative e innovazioni volte a migliorare il Servizio sia sul piano strutturale-organizzatorio che su quello funzionale dell'intelligence.
Data l'occasione non posso però esimermi dal fornire alcune risultanze.
È proseguita, anche su indicazioni del Governo e del Comitato parlamentare di controllo, l'opera di fissazione e di puntualizzazione di regole e procedure nei vari settori organizzativi e operativi (particolarmente in tema di tenuta del carteggio, acquisizione e valorizzazione del patrimonio informativo, gestione del personale), nell'intendimento di contemperare esigenze di rigore e di riservatezza, alle quali è stata improntata l'attività del Servizio, con l'ormai imprescindibile richiesta di chiarezza e trasparenza, facendosi carico anche di possibili ritrosie e rimostranze, peraltro legate a ormai superate logiche, e di nuove conflittualità.
In sintesi, è stato ed è necessario, come in tutte le strutture complesse e interforze (ritengo di dover sottolineare la caratteristica "interforze" del SISDe), coniugare la determinazione nel portare avanti il processo di riordino con esigenze organizzative connesse alla indispensabile continuità dell'attività del Servizio.
È continuato il potenziamento e l'aggiornamento della rete informatica interna (ricordo che dal 1997 è operativa la posta elettronica, e credo che il SISDe sia stato uno dei primi al riguardo); si è qualificata sempre più la apprezzatissima Rivista "Per Aspera ad Veritatem", che è in Internet da un anno. Sono state costanti la disponibilità con l'Autorità Giudiziaria e con le Commissioni Parlamentari, soprattutto per chiarire situazioni, e le relazioni di proficua collaborazione con varie Amministrazioni: valga per tutte la definizione della situazione giuridico-amministrativa degli immobili in dotazione al Servizio, o dismessi dal SISDe, come quello, noto, del Colle Oppio.
Tutto quanto anche al fine di ridurre al minimo quelle occasioni di strumentalizzazioni, dietrologie o fraintendimenti che un autorevolissimo collega straniero ha definito "tributo inevitabile al lavoro"; e quindi anche quegli approcci all'attività dei Servizi spesso proprio da parte di chi non è "competente" e che provocano così confusioni anche con i compiti delle forze dell'ordine.
Per quanto riguarda la Scuola, è da evidenziare il suo ruolo dinamico, di "palestra" delle cd. "arti del mestiere", nel segno della continuità e dell'innovazione, sì da valorizzare l'impegno formativo già acquisito facendo tesoro delle diverse matrici culturali e professionali di tutti gli operatori del Servizio, e al contempo essere in linea con il conseguimento di una moderna, peculiare professionalità, in progress e adeguata ai tempi e al panorama di intelligence in continuo divenire. Ci si riferisce anche all'apprendimento delle lingue, al monitoraggio delle nuove fonti aperte come Internet, alla metodologia dei nuovi scenari di previsione, all'acquisizione e gestione delle fonti informative, all'intensificazione della collaborazione con i Servizi collegati, le forze dell'ordine e i colleghi del CESIS e del SISMi, e, come già detto, con docenti esterni, e quindi alla cd. "società reale" - ovviamente a quella compatibile con l'attività dei Servizi - sì da porre il Servizio nelle migliori condizioni per affrontare il complesso e variegato "orizzonte" degli impegni istituzionali, in sintonia con la pianificazione dell'attività informativa fissata annualmente dal CIIS.
Ciò richiama l'intelligence; e siamo ben consci dell'importanza strategica dell'intelligence, che non può soffrire soluzioni di continuità e deve fornire analisi e notizie il più possibile reali e tempestive; il detto "conoscere per governare" vale per tutti gli organismi.
Ricordiamo, come peraltro testimoniato anche dagli organi di informazione, le periodiche relazioni - altra occasione per così dire "esterna" - sintesi di attività svolta e in prospettiva, nonché le numerose positive operazioni delle forze dell'ordine, effettuate con il supporto informativo del SISDe.
Scorriamo, in sintesi non certo esaustiva, i principali filoni di interesse, che riflettono anche obiettivi rilevanti ai fini della sicurezza dello Stato; insomma il mondo delle patologie di cui dobbiamo interessarci.
Così la minaccia del terrorismo internazionale, aggravata dalla continua instabilità dei Balcani, dal deflagrare della crisi medio orientale, dall'espandersi dell'estremismo islamico; così il terrorismo interno, dopo D'Antona sempre attivo ed in pericoloso evolversi di aggregazioni ed emulazioni, con le consuete proiezioni rivoluzionarie contro l'imperialismo, contro lo Stato e contro gli strumenti di cooperazione europea e atlantica (ricordo la prospettiva del Fronte Combattente Antimperialista e l'atto intimidatorio in Trieste da parte dei N.T.A. nei confronti dell'I.N.C.E.) e con il proliferare di documenti ideologici ed intimidazioni di vario spessore; così le strumentalizzazioni, in chiave antagonista o criminale, delle tensioni sociali con fermenti che traggono alimento da tematiche concernenti la globalizzazione, le ristrutturazioni nei settori industriali e commerciali, il funzionamento dei servizi pubblici essenziali (es. trasporti e sanità), la disoccupazione, la sottoccupazione, il lavoro nero e il precariato specie giovanile (autentica minaccia, collegata all'incertezza delle prospettive e alle connesse suggestioni e possibilità di reclutamento da parte della criminalità o dell'eversione); così la c.d. criminalità diffusa; il settore delle carceri, tradizionale obiettivo tematico del circuito antagonista, rinvigorito dalle rivendicazioni per migliori condizioni logistiche; il mondo variegato delle "aggressioni" all'ambiente (con le manipolazioni genetiche, l'ecomafia, l'ecoterrorismo, il traffico di rifiuti e di scorie nucleari, le minacce NBC, le sofisticazioni alimentari, gli incendi boschivi, e così via); così infine l'immigrazione clandestina, con le note gravi patologie che sovente l'accompagnano.
Temi questi che riflettono un contesto strategico nel quale la particolare reattività degli ambienti antagonisti ed anarchici alle varie ricorrenze della Presidenza italiana G8 ed alle concomitanti scadenze elettorali va a coniugarsi con la crescente ricerca di circuiti di solidarietà nel mondo dell'emarginazione e delle tensioni socio-economiche.
Per altro verso, va sottolineata la costante mobilitazione propagandistica di talune formazioni radicali della destra extraparlamentare che, nel mentre si rapportano a tematiche proprie anche del fronte opposto (antimondialismo, antimperialismo, antisionismo, antioccidentalismo) manifestano altresì orientamenti razzisti e xenofobi, di intolleranza (es. violenza nello sport), di rifiuto del confronto, di rigetto delle regole.
La crescente integrazione geografica dei mercati finanziari e commerciali, la globalizzazione dei canali di finanziamento dell'economia e lo sviluppo delle tecnologie di rete hanno proiettato l'attività degli operatori economici sempre più su scala mondiale, onde l'impegno del Servizio ad uno sviluppo peculiare (ne è prova anche il tema della prolusione) della cd. intelligence economica: invero va seguito il percorso del denaro, che cambia i valori, le abitudini e le propensioni; così le turbative dei mercati e dell'economia legale, "l'attacco" ai settori strategici e al sistema Paese.
L'intelligence economica richiama anche la criminalità organizzata, ormai sempre più impegnata negli affari a forte valenza economico-finanziaria, con le conseguenti "dispute", talvolta cruente, per la supremazia nelle varie zone del territorio. Ci riferiamo a: appalti, lavori, forniture, droga, armi, contrabbando di tabacco; traffici e sfruttamento di donne, minori e organi; piaga dell'usura e delle estorsioni; gioco, lotterie e scommesse, sempre crescenti; speculazioni e traffici connessi alla prossima circolazione dell'EURO; riciclaggio di denaro sporco nei settori e circuiti più svariati e con modalità le più complesse.
Con l'attenzione ovviamente rivolta agli aspetti e connessioni transnazionali; e, ancora, alle mafie straniere, e cioè a quelle dei Balcani, del Centro Africa, dell'Est e a quella Cinese, e agli inevitabili collegamenti e solidarietà con le associazioni mafiose nostrane.
Per venire a minacce per così dire "nuove" e incombenti: la criminalità informatica, l'utilizzo "improprio" di Internet e delle sofisticate tecnologie; la guerra dell'acqua (l'oro del futuro); l'incremento delle dimensioni del traffico di documenti falsi, reato "strumentale" a attività criminose di maggiore allarme sociale.
Infine, il Giubileo: contenitore anche di minacce, per il quale si è realizzata una tempestiva coordinata attività di prevenzione e di contrasto, che ci ha visto - e ci vedrà fino alla conclusione - compartecipi attivi, attenti e collaborativi; al riguardo, grazie, Signor Ministro, per l'apprezzamento formulato in una recentissima intervista.
Mi avvio alla conclusione e mi permetto di richiamare l'attenzione sul tema della riforma, che ha visto più progetti variamente articolati ed ha assunto nel tempo crescente comprensione e sensibilizzazione, e speriamo che il lavoro svolto trovi il suo naturale tempestivo sbocco nel momento ritenuto più opportuno.
In ogni caso è necessario rilanciare l'attività di intelligence e, nel mentre assicuriamo il nostro impegno, con le attuali risorse umane, finanziarie e materiali, rinnoviamo l'auspicio per quelle modifiche normative e amministrative, ancorché parziali, volte a rimarcare il ruolo dei Servizi, in quanto strutture istituzionali dello Stato, indispensabili nel contesto di una generale politica della sicurezza, a presidio e a garanzia super partes della sicurezza dello Stato, bene definito dalla Suprema Corte insopprimibile e preminente rispetto ad altri altrettanto garantiti costituzionalmente.
Ci si riferisce anche alle garanzie funzionali per le attività non convenzionali, evidenziate da quattro pronunciamenti della Corte Costituzionale a favore del SISDe, e la questione è di rilievo sul piano generale, perché la disciplina della materia, nell'ambito di un articolato progetto di "intelligence" debitamente autorizzato, può consentire agli operatori del Servizio di "seguire" e "coltivare" le notizie, così "arricchendole" e rendendole più concrete e incisive, quindi più proficue e utilizzabili per le forze dell'ordine, migliorando al contempo il c.d. circuito di ritorno.
Sono positive altresì iniziative volte ad agevolare il turn over del personale, sbloccando, accelerando e qualificando le procedure di selezione, assunzione e cessazione dal Servizio; così come a concretare la proposta, di ormai quattro anni fa, di affidare a Commissioni di saggi, esperti e tecnici l'esame e la valutazione degli archivi del passato e l'indicazione di soluzioni per la loro definitiva sistemazione.
Invero, si è operata la scelta del rigore nella tenuta del carteggio e nella trattazione "istituzionale" delle notizie e delle carte e quindi di aprire gli archivi (lo stesso Garante della Privacy ha avuto modo di formulare apprezzamenti e finora nessun caso "anomalo" - per quanto ci riguarda - è stato segnalato da quell'Autorità); ma personale e tempo sono distratti ancora in gran misura su vicende e persone per lo più del passato, con conseguenti reviviscenze e attualizzazioni.
Ben vengano anche maggiori controlli, che non temiamo ed anzi auspichiamo, e una nuova aggiornata disciplina del segreto di Stato.
Potrei aggiungere che l'azione dell'intelligence è di certo agevolata dal miglior funzionamento del sistema nel suo complesso e, soprattutto, se interagiscono i valori perseguiti dalla famiglia, dalla scuola, dalla cultura, dal senso dello Stato nel contrasto dei "contro-valori" dell'omertà, dell'ignoranza, dell'emarginazione, del degrado, dell'insicurezza, della incultura della legalità, che sono l'humus di tanti traffici illeciti e che costituiscono, nel complesso, una vera minaccia alla sicurezza dello Stato.
Ho concluso: ho indicato il fatto e il da fare, nella convinzione che occorra - e noi lo assicuriamo per quanto ci compete - costante impegno e lealtà, sempre in prospettiva e nell'intento di migliorare l'organizzazione e l'intelligence.
Ancora grazie a tutti.


Desidero iniziare, questo pomeriggio, dicendo che per me è un onore e un privilegio partecipare a questa vostra cerimonia inaugurale dell'Anno Accademico della Scuola di Addestramento del SISDe. Di questo volevo ringraziare il Ministro degli Interni Enzo Bianco e il Direttore del SISDe, il Prefetto Stelo. Voglio farvi una confidenza: quando qualche settimana fa il Prefetto mi ha telefonato per chiedermi se volevo esser parte di questa riunione, gli ho subito detto: "ma siete sicuri che state scegliendo la persona giusta?" Cosa mai potrei raccontare agli amici del SISDe? Quindi mi sono avvicinato a questo appuntamento con un certo senso di preoccupazione. Preoccupazione che è aumentata quando mi sono trovato di fronte a tante Autorità. Cercherò di far leva sulle mie competenze professionali ma, ripeto, sono veramente onorato dell'invito.
Stavo dicendo prima con il Prefetto Stelo che occasioni come questa stanno diventando molto frequenti in qualunque ambiente della vita economica e istituzionale del nostro Paese. Oggi non c'è impresa, istituzione pubblica o privata, in campo bancario, in campo industriale, in campo universitario, dove non si tengano sessioni come questa, dove non si colgono occasioni per riunire i team di management per cercare di capire realmente che cosa stia avvenendo. Per capire come queste nuove tecnologie di cui tanto stiamo parlando stiano cambiando i processi operativi, organizzativi e di leadership di queste organizzazioni.
Io volevo toccare tre punti, che spero siano di vostro interesse. Il primo, darvi il mio punto di vista su ciò che sta avvenendo e soprattutto sulle prospettive che si aprono. Il secondo punto è che cosa significano questi cambiamenti per chi gestisce un'impresa di qualunque natura. Il terzo, infine, riguarda le vostre attività come importante istituzione del nostro Paese: cercare di capire come queste nuove tecnologie possono realmente cambiare il livello di servizio che voi date al Paese.
Sul primo punto, faccio subito una precisazione: non parlerò di new economy. Io non credo che esistano una new economy e una old economy: i fondamentali dell'economia sono gli stessi. Alla fine le imprese, di qualunque tipo esse siano, devono sempre fare i conti con i profitti, con le crescite, con le esigenze dei clienti, con le capacità e le aspettative dei propri dipendenti. Quindi la rivoluzione è si importante ed è indotta dalle tecnologie, ma non si creda che sono cambiati i fondamentali, i fondamentali sono gli stessi.
Quello che realmente sta cambiando, grazie a queste tecnologie, è il comportamento dei mercati. Perché questo avviene? Per la pervasività delle tecnologie di rete. Queste nuove tecnologie, di cui Internet è l'espressione più forte, permettono a centinaia di milioni di persone, e tra poco a miliardi di persone intorno al mondo, di essere in contatto costante e di scambiare informazioni. Alla fine dello scorso anno nel mondo c'erano 275 milioni di utenti Internet (prendete sempre questi numeri con grande approssimazione, nessuno sa esattamente quali sono i numeri veri, ma sono i trend quelli che ci interessano). Nel giro di tre anni noi prevediamo che un miliardo di persone avranno accesso a Internet. Già oggi, parliamo di centinaia di miliardi in dollari di volumi di transazione di business scambiati. È ipotizzabile che nel giro di qualche anno il 10% dell'intero prodotto mondiale, 7 trilioni di dollari, saranno scambiati via Internet. Ecco quindi il fenomeno pervasivo. In Italia, leggevo proprio questa mattina, vi sarebbero 13 milioni di utenti Internet. Stiamo parlando di 4.600 miliardi di transazioni tra imprese e consumatori via Internet, e questi dati sono destinati ad aumentare perché anche il nostro Paese si è messo in movimento. Ci sono cinque "portali" in Italia, che superano già il milione di visitatori al mese. Ci sono 127 mila imprese con siti web in Italia, quindi il nostro Paese si è messo in movimento.
Allora, mi chiederete, perché c'è questa crisi del Nasdaq? È una domanda interessante, perché ci serve a capire in che fase siamo di questa rivoluzione tecnologica. Siamo in una fase molto delicata. Negli ultimi diciotto mesi siamo stati tutti bombardati: sei - sette pagine al giorno su ogni giornale dedicati a Internet, sembrava che bastasse aggiungere com, la parola web alla nostra impresa, per farla diventare più ricca e magari far diventare miliardari gli azionisti. Ecco, questa fase di euforia che probabilmente era necessaria, e che avviene sempre nei momenti di discontinuità tecnologica, adesso si è conclusa. Il fumo è sceso a terra.
Questo è il momento della verità, è la fase dei fondamentali; non basta più fare annunci sul giornale per vedere il proprio titolo che esce, bisogna lavorare in profondità. Si è capito che il valore di queste tecnologie è tanto più forte quanto più queste tecnologie sono pervasive all'interno dell'impresa. Non basta avere una pagina web e metterci un paperino che recita il nome della nostra impresa. Bisogna cambiare i processi, i rapporti con il cliente, usando queste tecnologie. Bisogna integrare i propri fornitori, bisogna raccogliere informazioni sul mercato, elaborarle in modo profondo. Ecco il vero valore, il vero vantaggio di queste tecnologie. Ecco perché in questo momento i mercati borsistici stanno penalizzando coloro i quali non avevano dato contenuti forti e profondi a questa trasformazione, ma stanno invece premiando quelle società che lavorano in profondità, scavando, ridisegnandosi, rimettendosi in discussione, cercando di capire il valore profondo di queste tecnologie.
Siamo in una fase molto seria, molto profonda. Questo vale per le banche, per le assicurazioni, per le imprese manifatturiere, vale per le istituzioni, vale per qualunque società. Quindi, la prima considerazione che volevo trasmettervi: la matrice di questa rivoluzione è tecnologica, ma quello che è in gioco è il modello operativo. Queste tecnologie permettono di lavorare in modo diverso, di rimettersi in discussione. Le imprese che hanno la forza di farlo - e ci vuole forza perché sono processi di trasformazioni profonde, che vedono e vedranno molte resistenze - quelle imprese potranno beneficiare molto di più dall'uso di queste tecnologie.
Dunque, abbiamo di fronte una grande sfida di management, e parlo non solo degli imprenditori privati ma dei responsabili delle imprese e delle istituzioni pubbliche, di tutti noi in questa stanza.
Che cosa fa Internet? Proviamo a pensare un attimo. Internet fa essenzialmente due cose. Primo: mettendo in connessione centinaia di milioni di persone nel mondo, generando conoscenza, Internet sta di fatto drammaticamente abbassando le barriere all'ingresso dei vari segmenti, le barriere tra i settori economici, le barriere di tipo geografico, e anche, se volete, di competenza. Queste barriere con Internet si abbassano drammaticamente, tutti sanno più di prima. Secondo fenomeno: se ci pensate bene, Internet sta facendo una cosa molto elementare - l'amico Savona mi può aiutare con un cenno del capo se dico delle inesattezze - Internet sta riducendo le imperfezioni dei mercati. Il compratore e il consumatore sanno di più, sono più esperti e possono spuntare un prezzo migliore. Quindi i mercati tendono a lavorare in modo più efficiente. Parlavo prima di ridisegno dei modelli di impresa, dei modelli di istituzione pubblica e privata: perché avviene? Perché, in effetti, queste nuove tecnologie e il fenomeno Internet ci portano a ridiscutere i parametri di competitività delle nostre imprese, se volete, i parametri di efficienza o di servizio della nostra impresa.
Vi faccio un esempio che viene dal mondo privato: il valore del "brand", del marchio. Ci sono marchi forti, consolidati: pensiamo alla Fiat, alla IBM, alla Banca di Roma, piuttosto che a qualunque altra impresa affermata sul mercato nazionale o internazionale. Ma oggi con Internet si vanno rapidamente affermando brand nuovi che nessuno conosceva fino a qualche tempo fa. Vi faccio dei casi "YAHOO" piuttosto che "AMAZON", i più conosciuti. Queste imprese non esistevano, sono nate dal nulla, disegnandosi intorno la tecnologia, disegnandosi intorno al cliente, con vocazione internazionale e con una forza di marketing diversa. Il rischio qual è? Che anche i brand consolidati se non fanno un salto di qualità, se non usano le stesse tecnologie per andare sul mercato in modo pervasivo, perdono forza e iniziano un rapido declino.
Altro esempio: i canali di distribuzione, se volete, i punti di contatto sul mercato.
Oggi attraverso le tecnologie c'è il rischio che qualcuno più bravo di noi "disintermedi" i nostri canali di distribuzione raggiungendo i nostri clienti in modo diretto, sottraendoci mercato.
Insomma, sono trasformazioni estremamente importanti, molto, molto profonde. Tra l'altro, cambiano anche i rapporti con i mercati. Sui giornali si comincia a parlare di "e-market". (Ormai va di moda tutto quello che ha la "e" davanti. I miei genitori moltissimi anni fa, in epoca non sospetta, intuirono questo e mi diedero nome Elio così che io potessi fare sfoggio di e-Catania. Sono molto grato ai miei genitori per questo). Dicevo che stiamo vedendo nascere questi "e" market: sono mercati virtuali dove compratori e venditori si incontrano in modo tecnologico. Il costo delle transazioni si abbassa drasticamente.
Da questi pochi cenni capirete che chi gestisce un'impresa finanziaria, un'impresa tecnologica, un'impresa di distribuzione, un'impresa pubblica, si deve porre delle domande: che cosa cambia nel mio mercato? Nel mio modello operativo? Ho le risorse giuste? Sto affrontando il nuovo con l'aggressività giusta? Dobbiamo tutti porci queste domande, perché nel giro di poco tempo queste nuove tecnologie possono mettere a rischio la nostra stessa esistenza, perché, torno a dire, le barriere all'ingresso ai mercati, ai nostri domini di lavoro oggi sono molto più basse e qualcuno di qualunque natura può metterci fuori in tempi estremamente ridotti.
Tra l'altro, se apriamo una finestra sul futuro, vediamo che i prossimi anni non ci riservano cose più tranquillizzanti. Vi do qualche flash. Tutti noi abbiamo un telefono cellulare wireless. In Italia esistono 32 milioni di telefoni cellulari. Entro pochissimo tempo - ed è questo il motivo per cui abbiamo visto investimenti così significativi nel campo dell'UMTS - questi telefoni cellulari, così come tanti altri dispositivi portatili, saranno terminali Internet. Cosa vorrà dire questo? Sempre di più assisteremo a quello che noi chiamiamo "pervasive computing" cioè tecnologie sempre più piccole inserite dappertutto, nei frigoriferi, nei distributori automatici, nelle nostre automobili, in dispositivi di ogni tipo, per comunicare informazioni di qualunque tipo usando le tecnologie cellulari. Già oggi esistono sul mercato dei frigoriferi che attraverso microprocessori sono in grado di valutare se uova o latte o quant'altro stanno per esaurirsi e telefonano al negozio vicino per fare rifornimento automatico. Non so se questo esempio vi stimola, però questo è il futuro che avremo, direi anzi questo è il presente, quello che abbiamo di fronte.
Il vero problema sarà come controllare, come gestire questi miliardi e miliardi di informazioni che cominceranno a fluire all'interno delle nostre organizzazioni. Oggi anche noi in IBM abbiamo troppi dati rispetto a quelli che siamo capaci di gestire, non ci sono limiti. Come dominare questa complessità?
La tecnologia ci darà strumenti sempre più potenti. Nei nostri laboratori stiamo realizzando ormai dei microcircuiti dove è possibile memorizzare tutte le informazioni riguardanti la vita di un uomo e di una donna in un quadratino di 1 cm. per 1 cm., inclusi i video e gli audio. Nel giro di 20 anni avremo sistemi con capacità di calcolo paragonabili a quella dell'intelletto umano. Beninteso, non parlo di intelligenza, ma di pura capacità di calcolo.
Ma anche di fronte a questi sviluppi futuri comprendiamo subito che le implicazioni non sono solo tecnologiche, sono di organizzazione, sono di gestione e conduzione dell'impresa. Comprendiamo facilmente le conseguenze che tutto questo ha sulla missione, sul modo di operare delle nostre imprese e soprattutto sul comportamento delle persone.
E arrivo alla seconda parte, brevissima, del mio breve intervento: tutto questo significa gestire in modo diverso l'impresa. Lavorando nel mercato, noi vediamo concretamente che quello che fa la differenza nei confronti di questa rivoluzione tecnologica non è tanto il grado di conoscenza delle tecnologie, quanto la capacità del "team di management" di capirne la valenza strategica. Ci sono banche, anche in Italia, i cui vertici hanno capito, hanno saputo intuire cosa significa fare banca in modo diverso. Ne avete esempi costantemente di fronte agli occhi, magari siete voi stessi utenti di queste banche. In quel tipo di istituzione si è prodotto un processo di innovazione che ha coinvolto tutti nell'impresa, quelle banche sono più competitive di prima, stanno rispondendo al mercato, sono pronte a reagire a concorrenti che volessero sottrarre loro clienti. Ma ci sono tante altre istituzioni in cui questo passaggio non è avvenuto e si ritiene ancora che il problema di cui stiamo parlando riguardi i tecnici:
ecco quelle imprese sono a rischio. Il messaggio forte che volevo darvi oggi è proprio questo, stiamo parlando di tecnologie nuove, ma soprattutto stiamo parlando di un modello di business nuovo che va preso in carico dai numeri uno delle imprese, dai numeri uno delle istituzioni, dai numeri uno del governo di un Paese.
Quindi benvenute riunioni come queste, in cui il team di management si siede e riflette sulle implicazioni strategiche di queste trasformazioni tecnologiche, ponendosi delle domande. Per esempio: stiamo facendo abbastanza formazione?
La formazione è uno dei temi più importanti di questa trasformazione, non significa che tutti debbano diventare esperti di computer, ma guai oggi ad avere in un'impresa persone che non sappiano come migliorare il loro lavoro usando queste tecnologie. Guardate che è una trasformazione culturale profonda, perché è una trasformazione organizzativa profonda. I modelli organizzativi del passato, quelli in cui sono cresciuto, la classica piramide organizzativa con una catena di comando e di controllo molto rigida non funzionano più. Oggi, l'organizzazione deve favorire il flusso di informazioni, deve favorire la condivisione di esperienze, che è quello che fa più forte un'impresa, un'organizzazione. Ci rendiamo conto della profondità di questa trasformazione, che rappresenta un autentico salto culturale. Spesso si pensa che fare questo salto sia una prerogativa dei giovani, ma io non ne sono per niente convinto. L'esperienza mostra che non solo i giovani, ma anche persone che hanno esperienza possono lavorare bene con le tecnologie, lavorare bene in team, condividere le informazioni.
Il vero passaggio critico che queste tecnologie stanno inducendo, lo ripeto, non è tecnologico, ma è culturale, organizzativo e di leadership. Volevo adesso toccare gli aspetti che riguardano in modo più specifico il vostro lavoro. Non c'è dubbio che queste nuove tecnologie, mettendo a contatto centinaia di milioni di persone nel mondo, facendo fruire enormi quantità di informazioni, determinano un significativo problema che è all'attenzione oggi di tante persone che hanno responsabilità in questo settore. Un problema di sicurezza, in senso attivo e in senso passivo. Però dobbiamo subito chiarire che se è vero che oggi le tecnologie stanno creando un problema nel campo della sicurezza, è anche vero che le stesse tecnologie possono aiutare ad individuare soluzioni efficaci.
Il tema fondamentale qui è la pervasività. Come dicevo, oggi non c'è impresa che non sia toccata dalle tecnologie dell'informazione, così come non c'è parte della società che non ne sia toccata. Questo crea grandi opportunità ma anche grandi rischi. I rischi li vediamo. Internet sta diventando anche un contenitore per ogni tipo di attività illecita e questo ponendo legislatori e imprenditori di fronte a scelte molto delicate.
Vi vorrei chiarire subito il mio punto di vista. Nei momenti di frattura tecnologica, di discontinuità tecnologica, quando non si ha ancora il pieno controllo di tutte le variabili del sistema, si ha la tendenza a regolamentare, a regolamentare per essere sicuri di controllare il fenomeno: è una tendenza comprensibile. Ma in genere le vecchie regole non si applicano a questi terreni nuovi che stiamo esplorando. Inoltre, una regolamentazione troppo forte può ostacolare il decollo pieno di queste nuove tecnologie, soprattutto tecnologie così pervasive. Regolare troppo vuol dire non far partire uno sviluppo che incide sulla competitività di un'impresa, di un sistema Paese. D'altra parte la mancanza totale di regole è ugualmente rischiosa in un mondo in cui chiunque può accedere alle informazioni di chiunque o chiunque può far cattivo uso delle informazioni di chiunque. Quindi va trovato il giusto punto di equilibrio. Qui si tratta di lavorare insieme: mondo pubblico, mondo privato, chi sviluppa nuove tecnologie con chi ha la responsabilità di garantire la protezione della privacy, della correttezza nell'uso di questi nuovi strumenti. Occorre un lavoro che quasi definirei di precisione chirurgica.
Per quanto riguarda poi il vostro mondo, il vostro lavoro, io non sono assolutamente un esperto, però non c'è dubbio che soltanto graffiando la superficie di queste tecnologie si scoprono spettri applicativi senza precedenti. Oggi si ha la possibilità di accedere a qualunque tipo di applicazione, si ha la possibilità di correlare qualunque tipo di informazione. Si stanno sviluppando nel vostro settore, così come nel settore industriale, tecniche che noi chiamiamo di data mining che consentono di raggiungere dei risultati fino a poco tempo fa impensabili. Vi faccio un esempio industriale che voi potete trasferire immediatamente ai vostri mondi, alle vostre attività. Ci sono catene di supermercati che forniscono ai loro clienti uno di quei dispositivi portatili di cui parlavo prima: così, utilizzando le tecnologie cellulari, si può ordinare il latte, le uova da casa oppure passeggiando in un grande magazzino, ma senza bisogno di prendere i vari beni che si stanno acquistando. Tutta la merce verrà trasferita a casa. Ma nel momento in cui un cliente, immette il suo ordine genera una quantità di informazioni che lo riguardano il cui uso può essere indubbiamente positivo dal punto di vista del marketing. Provate a pensare a Elio Catania che tutti i venerdì compra le lamette di un certo tipo: gli manderò a casa in modo personalizzato delle campagne speciali con degli sconti per fare in modo che lui possa comprare quel prodotto o altri prodotti correlati. Dico delle cose ovvie, però non c'è dubbio che la grossa mole di informazioni se opportunamente correlata attraverso tecniche di data mining può portare a dei risultati formidabili.
Alle frontiere ci sono delle tecnologie che sostengono questo tipo di applicazioni. Esistono tecniche che chiamiamo deep computing, grazie alle quali miliardi e miliardi di informazioni possono essere costantemente lavorate e correlate, esistono tecniche che chiamiamo pattern-matching and discovery che attraverso un'analisi costante delle informazioni consentono di costruire dei percorsi, di qualunque tipo essi siano. Per essere concreti, noi oggi nei nostri laboratori stiamo sviluppando dei software che hanno la possibilità di decodificare il DNA, elaborando una mole di informazioni senza precedenti. Di nuovo, non sono esperto del vostro campo, però le stesse tecniche consentono di analizzare enormi quantità di telefonate, per vedere se esistono, per esempio, dei fili rossi in grado di portarci alla fonte di un piano criminoso, oppure di analizzare decine di migliaia di documenti confrontandone lo stile e trovando anche qui dei common pattern, come dicono gli americani, delle somiglianze nascoste ... e mi fermo qui, lasciando alla vostra fantasia valutare quanto ampio sia questo spettro d'indagine.
Quindi non v'è dubbio che queste tecnologie di rete, la cui caratteristica, come dicevo, è la pervasività, aprono opportunità formidabili ed è vero che creano anche problemi, ma opportunamente gestite e controllate ci danno esse stesse gli strumenti per risolverli. L'importante, e torno al punto, è la capacità di dominare questo tipo di tecnologia. Il tema non è soltanto tecnico, è un tema di management, è un tema di leadership.
Io credo che siamo di fronte ad una di quelle discontinuità che ci devono far pensare, ci devono far pensare molto. Nel nostro Paese questa sensibilità sul tema dell'innovazione è distribuita a macchia di leopardo. Non so se condividete questa mia valutazione: il nostro è un Paese che, forse, si è addormentato. Parlo da imprenditore, c'eravamo un po' addormentati per quanto riguarda l'innovazione, l'ammodernamento, il cambiamento. Per troppi anni siamo stati quasi narcotizzati da un cambio favorevole, dalla mancanza di mercato, come direbbe Paolo Savona. L'Europa, il mercato unico europeo ci ha dato un po' la sveglia. Stiamo incominciando a capire che la competitività di un'impresa, così come la competitività di un sistema Paese, ha un legame forte con l'innovazione tecnologica. Stiamo cominciando a capire la lezione degli Stati Uniti: 108 trimestri di crescita senza inflazione. Sembra quasi un paradosso, ma il segreto sta proprio nell'innovazione. Metà della crescita degli USA negli ultimi 108 mesi è dovuta agli investimenti di tecnologia che ha consentito a quel mercato, a quelle imprese, di fare un salto di produttività senza precedenti, per cui alla fine il costo del lavoro di un'unità di prodotto cresce meno di quanto cresce il costo del lavoro. Equazione molto semplice, e finalmente lo abbiamo capito nel nostro Paese. Noi imprenditori per primi abbiamo capito che bisogna lavorare sulla tecnologia, abbiamo capito che bisogna lavorare sull'innovazione e sulla produttività.
Ma - ed è questo un po' il punto - l'innovazione non può avvenire a macchia di leopardo.
Oggi vediamo che la mobilitazione su questi temi nel nostro Paese è discontinua, c'è chi sta correndo e c'è chi sta aspettando. Parlando da imprenditore con persone che hanno responsabilità istituzionali pubbliche, io vorrei cogliere anche questa occasione per dire che l'innovazione deve diventare sistema, deve diventare realmente un movimento complessivo di tutto il nostro Paese. Occorre capire che è in gioco la competitività delle imprese e dei servizi in Italia.
Oggi insomma abbiamo tecnologie che ci faranno vivere meglio, che ci faranno gestire meglio le nostre imprese, faranno vivere meglio i nostri figli, li faranno studiare meglio, daranno possibilità formidabili a chi come voi ha dei ruoli istituzionali direttamente legati alla gestione delle informazioni. Ma tutto questo non avviene se non c'è un cambiamento di mentalità, un cambiamento culturale forte, la comprensione che questa trasformazione non è come nel passato un problema da delegare ai tecnici.
Ecco la sfida: per questo io credo all'utilità di proporre temi, certamente non soluzioni, a persone come voi in una riunione come questa.
Dicevo prima agli amici del SISDe che ho passato trent'anni in quest'industria e mi sono molto divertito. Ecco, io credo che nei prossimi trent'anni, ci sarà da divertirsi ancora di più, perché abbiamo appena girato pagina, le nuove frontiere apriranno delle formidabili opportunità, finché ovviamente c'è entusiasmo e passione. Ma sono certo che questo non manchi a tutti voi che mi avete ascoltato. Io vi ringrazio di questa opportunità e auguro buon lavoro a tutti.


Signor Direttore, Autorità, Funzionari, Ufficiali,
è con vero piacere che mi accingo ad inaugurare il nuovo anno accademico della Scuola di Addestramento del SISDe, nella convinzione dell'essenzialità del ruolo dei Servizi di informazione in uno Stato moderno, democratico e attento garante della sicurezza delle sue istituzioni e delle libertà dei cittadini.
Anche quest'anno ha visto il SISDe particolarmente impegnato su diversi fronti. Voglio innanzitutto ricordare l'incisiva attività di intelligence posta in essere in occasione del Giubileo che ha grandemente contribuito al suo sereno svolgimento. Mi riferisco inoltre all'attenzione rivolta ai problemi dell'immigrazione clandestina, ai movimenti eversivi e a quelli xenofobi, alla grande criminalità sempre più organizzata, alla tratta degli esseri umani ed al fenomeno ormai allarmante della pedofilia.
Il perdurare di instabilità politiche e di crisi economico-sociali in alcuni Paesi continua a porre con vigore la questione immigrazione.
L'immigrazione, voglio ribadire, non costituisce in sé un'emergenza. La vera emergenza è rappresentata dallo sfruttamento di tale fenomeno da parte di gruppi criminali italiani e stranieri che, avvalendosi delle reti dell'immigrazione clandestina, organizzano il traffico di esseri umani - e penso soprattutto alle donne ed ai minori - i traffici di armi, tabacchi e stupefacenti, attingendo manodopera per attività illegali tra quanti nel nostro Paese non si sono inseriti nel tessuto sociale.
La mirata attività di intelligence ha consentito di individuare le interconnessioni tra consorterie italiane e straniere nella realizzazione dei traffici permettendo, fra l'altro, la localizzazione di vere e proprie basi operative.
L'immigrazione deve restare uno dei terreni di attenta analisi da parte degli Organismi di informazione, trattandosi di un fenomeno che incide profondamente non solo sulla collettività nazionale ma anche sugli interessi della stessa Unione Europea, che guarda all'Italia sempre più come frontiera esterna da vigilare con cura ed attenzione.
Questo compito non può essere affidato solo al nostro Paese, ed io stesso mi sono fatto portavoce in seno ai "quindici" della necessità di pervenire, in un prossimo futuro, ad una vera e propria polizia europea delle frontiere. Al riguardo ho avviato iniziative a livello bilaterale con i principali Stati dell'Unione interessati al problema - mi riferisco in particolare alla Grecia, alla Spagna e alla Germania - per realizzare una collaborazione operativa tra le rispettive forze di Polizia.
I flussi di clandestini sembrano alimentare anche forme di rifiuto del diverso soprattutto in quegli ambienti dell'emarginazione giovanile caratterizzati dalla mancanza di ideali e di valori comuni.
È in tali ambienti, verso i quali occorre concentrare l'attenzione, che si sviluppano aggressioni di stampo razzista. Vorrei, per inciso, ricordare lo scioglimento recentemente da me operato del movimento politico "Fronte Nazionale", costituito nel 1991 da Franco Freda ed avente tra i propri scopi l'incitamento alla discriminazione razziale.

Sul versante del terrorismo non possiamo trascurare, a più di un anno ormai dall'omicidio del prof. D'Antona, i numerosi segnali che ci vengono da talune aree della eversione, i quali ci inducono a non abbassare la guardia.
In una logica emulativa delle "Brigate Rosse" si muovono, infatti, altre sigle eversive che si propongono quali bacino di reclutamento, incentrando la propria attività di intimidazione e propaganda sulle tematiche del mondo del lavoro, nonché sulle scelte politiche dell'Unione Europea e dell'Alleanza Atlantica.
È significativa, al riguardo, la "Risoluzione strategica" diffusa dai "Nuclei Territoriali Antimperialisti" che hanno rivendicato, tra l'altro, atti intimidatori compiuti in varie città italiane.
È necessario investire il massimo di energie per prevenire e contrastare sul nascere ogni possibile rigurgito di vecchie logiche eversive o il radicamento di nuove minacce per la sicurezza dei cittadini e per il sereno svolgersi della vita sociale.
Ed oggi molteplici sono i fermenti tra coloro che tentano di trovare "momenti di convergenza" in atteggiamenti di protesta che fanno leva su malcontenti sociali ed in primo luogo sulla crisi occupazionale.
So che il SISDe non ha mai smesso di svolgere l'indispensabile azione di vigilanza, di attenta lettura ed analisi di tutti quei processi che sono suscettibili di evoluzioni in chiave eversiva, in particolare le potenzialità destabilizzanti che provengono soprattutto da alcune formazioni che gravitano nell'area dell'antagonismo e sono alla ricerca di una rinnovata visibilità e di legami con gruppi stranieri.
Occorre procedere in questa direzione, intensificando non soltanto l'attività info-operativa ma anche quella di analisi - eventualmente incrementando la formazione di specialisti nel settore - in quanto una tempestiva percezione di tali segnali può arrestare in tempo l'insorgere di processi volti a sovvertire l'ordine democratico e scongiurare tragici eventi.
Ma vorrei ricordare che il pericolo non proviene solo dal terrorismo di carattere ideologico ma anche da quello di matrice etnica e religiosa.
Il conflitto arabo-israeliano e la perdurante situazione di instabilità in alcune aree dei Balcani, del Nord Africa e dell'Estremo Oriente continuano ad alimentare i rischi dl sviluppo del terrorismo di ispirazione integralista.
L'Italia, per la centralità della sua posizione geografica nel bacino del Mediterraneo, può costituire sponda di riferimento per quelle regioni più sensibili alla penetrazione dell'integralismo.

Dopo queste, sia pur sintetiche, considerazioni una riflessione si impone sulla necessità del continuo adeguamento delle strutture e degli apparati di intelligence.
Il SISDe ha sempre svolto un'indispensabile funzione a tutela della sicurezza del Paese e delle sue Istituzioni democratiche. Ma tale azione non può prescindere dall'utilizzo delle più recenti tecnologie, al fine di contrastare i sofisticati sistemi di cui la grande criminalità dispone per la realizzazione delle proprie attività illecite.
Abbiamo appena sentito dall'Ing. Catania - che voglio ringraziare per il suo interessante intervento - come la diffusione delle reti telematiche abbia contribuito in modo rilevante alla trasformazione delle imprese e delle stesse istituzioni.
Parallelamente, purtroppo, con il progresso tecnologico si è evoluta anche la figura del criminale informatico, dando modo così alla malavita di disporre di sofisticati strumenti per sviluppare le proprie attività illecite, dalle frodi più comuni (carte di credito, codici bancari, ecc.) alla sottrazione di informazioni aziendali, al riciclaggio del denaro.
La diffusione delle reti telematiche ha, inoltre, favorito la realizzazione di altri gravi reati che destano particolare allarme sociale; mi riferisco - come ho già accennato - al traffico degli esseri umani, allo sfruttamento della prostituzione e alla pedofilia.
Voglio, al riguardo, ricordare recenti vicende criminose che hanno avuto come vittime bambini, oggetto di inauditi episodi di violenza, prevalentemente a sfondo sessuale, nonché la scoperta dell'esistenza di una vera e propria industria della pornografia infantile che, attraverso Internet, è riuscita ad imprimere uno sviluppo imprevedibile ed allarmante al mercato dello sfruttamento ed al traffico dei minori.
La comunicazione telematica è infatti uno strumento ideale anche per la diffusione di tali fenomeni, assicurando una minima esposizione al rischio da parte di coloro che ne fanno uso.
Si rende pertanto estremamente necessario prestare la massima attenzione a questo fenomeno il cui contrasto - ricordiamoci - non può prescindere da una buona azione di intelligence; così come si rende necessario regolamentare, anche sul piano internazionale, le modalità di utilizzo della rete per garantire la prevenzione ed il controllo dei molteplici risvolti illeciti.

Avviando a conclusione questo mio intervento, vorrei brevemente sottolineare come oggi l'attività dei Servizi, in conseguenza dei mutamenti intervenuti negli scenari internazionali e dei nuovi equilibri geo-politici (è caduto da tempo il muro di Berlino, è venuto meno il patto di Varsavia) non può più essere indirizzata solo verso le tradizionali minacce di aggressione alla sicurezza del Paese, dovendo considerare quei nuovi rischi a cui ho appena fatto riferimento.
E di ciò non può non tener conto la futura riforma dei Servizi, che non può neanche trascurare il problema delle garanzie funzionali. Ma accanto a queste ultime, sono dell'avviso che il personale debba poter disporre di un'idonea identità di copertura e di una maggiore tutela della riservatezza anche nei rapporti con l'Autorità Giudiziaria in ragione della peculiarità e della specificità dell'azione di intelligence.
Anche le modalità di reclutamento del personale devono pur sempre coniugarsi con le esigenze di operatività e di affidabilità fermo restando che la selezione degli operatori deve comunque rispondere a criteri di professionalità e di trasparenza.
È proprio sulla trasparenza, alla quale deve pur sempre attenersi una così delicata attività, come quella dei Servizi, che vorrei fare un ulteriore riflessione.
Se è pur vero che l'intelligence presuppone un contesto dl riservatezza, né potrebbe essere diversamente laddove non si voglia vanificarne l'azione, è altrettanto vero che i concetti dl riservatezza e di segreto hanno subito un profondo mutamento parallelamente all'accrescersi dell'esigenza, avvertita dai cittadini in maniera sempre più pressante, di tutela della privacy.
È la trasparenza che deve caratterizzare al massimo l'azione dei pubblici poteri: trasparenza verso il cittadino e la collettività, trasparenza verso il Parlamento che, nei confronti del Governo, esercita potere di sindacato ispettivo. Non vi possono essere ingiustificate zone d'ombra. Se vi fossero, verrebbero alimentati sospetti e diffidenze capaci di creare un solco profondo tra cittadini e Autorità pubblica, contribuendo a far perdere credibilità allo Stato.
Nell'educazione alla trasparenza, come in tutta la delicata formazione professionale, questa Scuola deve svolgere un ruolo di primaria importanza stimolando il confronto di idee ed esperienze, promuovendo il continuo aggiornamento e valorizzando le specifiche professionalità in modo da pervenire ai più elevati livelli di efficienza per far fronte alle sfide del terzo millennio, al servizio delle istituzioni democratiche.
È con questo augurio e con il mio compiacimento rivolto al Direttore del Servizio, al Direttore della Scuola ed a tutti i docenti per l'intensa attività didattica svolta e per l'impegno profuso, che dichiaro ufficialmente aperto il nuovo anno accademico.



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