GNOSIS
Rivista italiana
diintelligence
Agenzia Informazioni
e Sicurezza Interna
» ABBONAMENTI

» CONTATTI

» DIREZIONE

» AISI





» INDICE AUTORI

Italiano Tutte le lingue Cerca i titoli o i testi con
Per Aspera Ad Veritatem n.15
INAUGURAZIONE DELL'ANNO ACCADEMICO 1999/2000 DELLA SCUOLA DI ADDESTRAMENTO DEL SISDe




Anche a nome del Direttore della Scuola e di tutto il personale, rivolgo un particolare saluto e ringraziamento al Vice Presidente del Consiglio On. Mattarella, con delega ai Servizi, ed al Ministro dell'Interno On. Jervolino Russo, la cui partecipazione dà lustro e testimonia attenzione e considerazione nei riguardi della comunità di intelligence.
Un sentitissimo saluto a tutti gli intervenuti: al Vice Presidente del Comitato Parlamentare di Controllo sui Servizi, ai rappresentanti del Parlamento, del Governo, delle Authorities, della Presidenza del Consiglio, della Magistratura ordinaria e amministrativa, dell'Avvocatura Generale dello Stato; agli amici e colleghi del Ministero dell'Interno, delle Forze dell'Ordine (dalle quali - è bene ricordarlo - proviene la gran parte del nostro personale), degli organismi interforze, delle Scuole; al Prefetto di Roma Mosino; e un grazie quindi a tutti gli interlocutori istituzionali per gli ottimi rapporti intrattenuti.
Per la quarta volta ho l'onore e l'orgoglio di aprire la cerimonia inaugurale dell'anno accademico della nostra Scuola, in concomitanza con il mio terzo anno di Direzione del Servizio, e nella prospettiva del 2000, in ciò accomunato al Prefetto Berardino, Segretario Generale del CESIS, e all'Ammiraglio Battelli, Direttore del SISMi, che saluto con particolare solidarietà e amicizia a conclusione di un altro anno di lavoro.
Consentitemi, anche, di esprimere un sincero sentimento di gratitudine ai docenti per il decisivo continuo contributo di arricchimento e aggiornamento della professionalità necessaria alla cultura di una intelligence moderna.
Debbo quindi rivolgere un sentitissimo saluto al personale, del centro e della periferia, che ha collaborato con me con grande impegno e volontà di migliorare. A loro tutti, compresi quelli che seguono in video conferenza per problemi di capienza, ancora buon lavoro.
Un affettuoso abbraccio al Prefetto Gaetano Marino, mio predecessore, al quale, dopo tre anni, mi sento ancor più vicino con sincero sentimento di continuità istituzionale.
Infine un grazie riconoscente al Prof. Paolo Savona, che ci parlerà sul tema, interessantissimo e attuale, dell'intelligence economica, continuando così la serie degli illustri conferenzieri (quali Zavoli, Scotti e da ultimo, il Garante della privacy On. Rodotà).
Premessi i tradizionali saluti, l'occasione, anche quest'anno, è preziosa per indicare, sia pure nelle linee generali, attività ed iniziative, problemi e difficoltà.
Mi riferisco quindi al riordino ordinamentale interno; alla posizione di regole; alla puntuale rendicontazione dei fondi riservati; alla semplificazione e razionalizzazione di procedure organizzative e amministrative, anche con economie di costi; ai criteri sempre più rigorosi per la tenuta del carteggio, grazie anche all'introduzione della posta elettronica; al potenziamento tecnologico della rete informatica interna; alla valorizzazione della Rivista "Per Aspera ad Veritatem", già nell'Agenda dei Giornalisti ed ora in Internet, segnale di apertura, autentica novità, che da domani sarà in rete; alla costituzione di uno specifico Ufficio Schengen, area di cui l'Italia costituisce uno dei confini strategici; alla definizione amministrativa degli immobili in dotazione al SISDe (ora demaniali), ivi compreso quello, noto, del Colle Oppio, ormai del Ministero dei Beni Culturali.
Per quanto concerne il prodotto della nostra attività - che è l'intelligence - faccio riferimento alle note relazioni periodiche, che costituiscono lo strumento attraverso il quale - in un continuo sforzo di puntualità - i Servizi rappresentano all'esterno il frutto di continue analisi, previsioni e acquisizioni informative.
Relazioni che sovente sono confortate da positivi riscontri di operazioni delle Forze dell'Ordine e che altrettanto spesso determinano favorevoli echi negli organismi istituzionali destinatari e negli organi di informazione.
Per la Scuola, accenno solo ai numerosi corsi di addestramento e aggiornamento tenuti sui vari temi di interesse, anch'essi riferiti all'attualità e alla prospettiva, che hanno consentito il turnover di quasi tutto il personale, con la partecipazione e lo scambio anche di elementi e docenti delle Forze dell'ordine, del CESIS e del SISMi; oltre a conferenze e incontri con illustri personalità.
Soggiungo: le audizioni presso il Comitato Parlamentare di Controllo e la Commissione Stragi, gli accessi dello stesso Comitato di Controllo e del Garante della privacy (l'ultima è di qualche giorno fa); le numerose richieste, anche da parte dell'Autorità Giudiziaria, per l'espletamento di complessi adempimenti relativi a varie vicende, per lo più del passato.
Tanto è stato fatto, anche con apprezzamenti ufficiali, e tanto c'è ancora da fare: ma ora è necessario potenziare e rilanciare l'attività di intelligence, e a tal fine assicuriamo tutto l'impegno che ci compete.
A proposito della riforma: rammento il testo della Commissione "Jucci" ed il disegno di legge del Governo all'esame, con altri progetti, presso il Parlamento: insieme ai colleghi Berardino e Battelli abbiamo fornito un comune contributo tecnico, e si è sempre a disposizione per ogni ulteriore approfondimento.
La riforma, ormai richiesta da tutti, lo è primariamente anche da noi, e il crescente dibattito e interesse sul tema sono il segno di proficua maturazione e attenzione sull'esistenza e sul funzionamento dei Servizi di intelligence in uno Stato moderno.
La 801 invero richiede modifiche soprattutto in quelle parti che l'esperienza ha manifestato abbisognevoli di integrazioni, e - come in occasioni recenti ha avuto modo di sottolineare il Presidente del Consiglio dei Ministri - la riforma dei Servizi "nel quadro di forte integrazione tra sicurezza internazionale e sicurezza interna acquista valore prioritario" nell' ottica "di facilitare e ottimizzare l'azione preventiva di sicurezza interna.... e quale strumento per rendere più efficace l'azione complessiva dello Stato per la prevenzione della criminalità e delle sue nuove forme".
Così, grazie anche alla nota vicenda giudiziaria di Bologna, la delicata problematica delle garanzie funzionali si è imposta all'attenzione di tutti i soggetti istituzionali interessati, fino all'affermarsi, sia pure con proposte dai contenuti variamente articolati, di un ormai unanime convincimento di porre regole e controlli a tutela degli operatori, ovviamente nell'ambito, come da noi auspicato, di "progetto di intelligence", modulato in tutti gli aspetti di interesse istituzionale.
Ancora: lo scambio informativo va potenziato e migliorato sì da conseguire la massima integrazione in tempo reale dei rispettivi risultati e l'acquisizione dei dati indispensabili all'analisi istituzionale, ovviamente con le garanzie e controlli circa la loro utilizzazione.
Un'altra questione è quella degli archivi e dei cosiddetti dossier.
La scelta di aprire gli archivi, ovviamente a chi è legittimato, non è stata tattica, ma si riconduce al sentito convincimento che un Servizio moderno può coniugare trasparenza e riservatezza; scelta opportuna, quindi, che richiede taluni aggiustamenti soprattutto con riguardo alla definizione del segreto e del complesso dei rapporti con i Servizi esteri.
Invero, da tempo è stato posto il problema delle vecchie documentazioni, che - come la realtà quotidianamente dimostra - si attualizzano spesso con possibili dietrologie pregiudizievoli per l'attività di intelligence e non solo: in effetti il problema è la gestione nel tempo di una voluminosa quantità di carte la cui corretta archiviazione, secondo gli attuali criteri, richiederebbe molti anni.
Vi lascio infatti meditare sul tempo e sul personale, sempre più impiegato e assorbito nelle ricerche riferentisi a vicende del passato, anche ad anni prima della costituzione del Servizio o ad uffici soppressi, fino ai recenti dossier cosiddetti Mitrokhin e cecoslovacco, con l'inevitabile carico di fotocopie, la miriade di controlli ripetuti e incrociati, attività, spesso affannosa, di accertamento e riaccertamento, per evitare errori o omissioni, che possano a taluno far ipotizzare reticenze o anche consapevoli silenzi!
Di qui la proposta, a suo tempo, di consegnare tutta questa documentazione, da un certo anno a ritroso, a Commissioni di saggi e esperti, con il compito di esaminarla e monitorarla, per poi prospettare a Governo e Parlamento le più idonee soluzioni. Ciò per porre in condizione i Servizi di ripartire senza gli appesantimenti del passato, dedicando le proprie energie alle minacce attuali e future, e quindi per coniugare, al massimo possibile, le richiamate esigenze di riservatezza con la "lunga via verso la trasparenza" (rammento: garanzie e controlli).
Un'ultima considerazione al riguardo: la nostra regola - come tutti sanno - è il silenzio e la riservatezza; questa regola, alla quale ci siamo attenuti, ci ha consentito di essere il meno possibile alla ribalta; e ciò anche rispetto a cosiddette "verità" fondate su deduzioni o transfert di intenzioni, indimostrabili nell'un verso e nell'altro, anche perché risalenti a tanti anni prima o a persone non più viventi, e delle quali - secondo alcuni - dovrebbero farsi carico gli attuali responsabili.
Come funzionario dello Stato, come prefetto e come Direttore del SISDe sono tenuto alla tutela e alla continuità delle istituzioni, e quindi a riferire i fatti e le notizie che emergono dalle ricerche, in modo il più organico e sistematico possibile, asettico e al di sopra delle parti, con chiarezza, lealtà e professionalità, senza indulgere a commenti o intuizioni o prestarsi a teoremi che non trovino riscontri nella documentazione.
Invero, quello che conta di più è il concreto impegno nel contrasto alle minacce in atto e in prospettiva.
Penso al preoccupante riaccendersi del terrorismo interno e internazionale (grazie al Ministro che, all'inizio del mese, a Ragusa, nel sottolineare l'operato delle Forze dell'ordine, ha posto in evidenza, parlando di terrorismo e di Giubileo, l'attivismo dell'intelligence, il monitoraggio ed il coordinamento con i Paesi esteri); penso alle rinnovate recenti istanze di eversione e intolleranza e alle possibili reazioni a catena ed emulative; all'estremismo islamico; alla criminalità organizzata, sempre presente e pericolosa, e alle varie mafie straniere; all'immigrazione clandestina, e alle gravi patologie che ne derivano; alla situazione dei Balcani, sempre in precario equilibrio; alla criminalità diffusa: criminalità diffusa della quale si coglie la tendenza a trarre legittimazione dalla criminalità organizzata ovvero ad emularne i moduli, e che può incidere sulla sicurezza del Paese.
E penso ancora: all'intelligence economica nei suoi vari aspetti (e ne parliamo oggi); agli inquinamenti delle normali dinamiche di mercato; alle situazioni economico-sociali capaci di creare tensioni, emarginazioni e strumentalizzazioni di vario tipo; al riciclaggio, alla piaga dell'usura e del racket; alla guerra dell'acqua (l'oro del futuro); alle biotecnologie e nuove sofisticazioni alimentari; ai mondi delle sette (molto sentito); dello sport (ad esempio scommesse e violenza); della musica (ad esempio cassette false); dei beni culturali (rammento il grande patrimonio italiano); alla tutela dell'ambiente; alla criminalità informatica; al pericolo n.b.c.; ai traffici illeciti, i più svariati e "diabolici", come quello, in aumento, del furto e della falsificazione di documenti, o "abietti", nei riguardi di minori e donne; al Giubileo: un vero contenitore di potenziali pericoli, che già ci vede, da tempo, attivi sia per i profili di previsione sia nella ricerca informativa specifica, ovviamente con le forze dell'ordine.
Minacce per la sicurezza dello Stato e degli Stati, che si inseriscono in una società che cerca di accreditare il denaro come valore e coinvolge i nostri giovani, che sono il nostro futuro, in suggestioni alimentate dalla disoccupazione o sottoccupazione, da tentazioni di disimpegno culturale, dai tanti "parcheggi" in cui si vedono oggi costretti, da sempre nuove micidiali "droghe" o tremendi cocktail/intrugli, risposte sbagliate a problemi concreti.
Scenari già all'attenzione del Servizio, scenari che si sviluppano in un nuovo contesto dell'Europa, e quindi dell'EURO, della globalizzazione dei mercati, della libera circolazione delle persone e dei capitali, della rimodulazione del Welfare State e dei processi di privatizzazione e ristrutturazione, delle tecnologie sempre più sofisticate (basti pensare al commercio on line); ad Internet: in sintesi il tempo reale elevato a sistema. Tutto è volto a consentire la massima apertura della comunicazione e che può portare invece anche a solitudine.
Di qui la convinzione di un impegno solidale e motivato per il futuro della sicurezza dello Stato - che la stessa Corte Costituzionale, rammento, ha definito "interesse preminente" rispetto a tutti gli altri pure costituzionalmente garantiti - quindi del sistema Paese e dei suoi settori strategici - che pure dovranno continuare ad essere tutelati - nell'ambito, che coinvolge ormai anche i Servizi interni ed esteri, della costruzione di un comune background e della casa comune europea.
Impegno che ovviamente permane anche nell'attesa di nuove norme, nella convinzione che - anche "rebus sic stantibus" - l'attività di intelligence non possa soffrire soluzioni di continuità o stand by.
In conclusione, superando ormai astratte prevenzioni e pregiudizi, deve essere e restare forte - anche ai fini della riforma - il convincimento che i Servizi sono strutture istituzionali dello Stato, indispensabili nel quadro di una generale politica della sicurezza.
Servizi che devono disporre di norme chiare in tema di garanzie e controlli, devono essere posti nella condizione di operare, con tempestività ed efficacia, godere di quella fiducia e serenità necessarie per poter esprimere, con lealtà, affidabilità e capacità, tutte le proprie potenzialità, in aderenza ai compiti istituzionali e alle priorità assegnate.
Ho concluso; e non posso concludere il mio intervento senza ringraziare tutti per l'attenzione e cogliere l'occasione per rivolgere i miei sinceri auguri in vista delle festività natalizie e del terzo millennio.


Ringrazio il Direttore del Servizio, Prefetto Stelo, per l'invito a partecipare a questa occasione; cosa che ho accettato volentieri anche come segno della convinzione del ruolo istituzionale dei Servizi.
Rivolgo un caloroso saluto a tutti i partecipanti a questa cerimonia annuale, che segna l'avvio dell'attività della scuola di addestramento del SISDe. Un saluto particolare al Ministro dell'Interno ringraziandoLa per l'attività così efficace che sta svolgendo alla guida del Ministero dell'Interno. Formulo i più fervidi auguri ai docenti, ed ai frequentatori della scuola, protagonisti di un'attività formativa finalizzata all'impiego in un settore istituzionale estremamente delicato e rilevante.
Colgo l'occasione per ringraziare tutto il personale dei Servizi dell'impegno profuso in questo anno a tutela della sicurezza dello Stato, assolvendo ad un insieme di compiti la cui ampiezza e complessità è spesso sconosciuta all'opinione pubblica.
L'esistenza stessa di una scuola di addestramento, attesta come i componenti degli Organismi informativi debbano acquisire una specifica professionalità, preordinata all'esercizio di compiti, ed all'assunzione di responsabilità, ben distinti da quelli propri delle altre Amministrazioni dello Stato.
Gli avvenimenti, internazionali ed interni, di questi ultimi anni rendono necessario un profondo aggiornamento della professionalità richiesta al personale degli Organismi informativi. E' venuta definitivamente meno, anche in virtù dell'evoluzione democratica della Russia, la tradizionale minaccia rappresentata dai Paesi dell'ex Patto di Varsavia, mentre si sono imposte all'attenzione nuove e diversificate minacce, ed anche quelle già note hanno assunto tratti diversi dal passato. Così, ad esempio, sono all'attenzione degli Organismi rischi per la sicurezza di natura biologica ed ecologica, nonché quelli derivanti dai tentativi di alterare illecitamente gli equilibri economici e finanziari. Vengono, inoltre, in sempre maggiore evidenza i profili di sicurezza relativi al settore delle comunicazioni, oggetto di un intenso processo di innovazione tecnologica.
Il terrorismo, alimentato dagli estremismi ideologici e religiosi, è ormai divenuto un elemento stabile dello scenario internazionale e si è, di recente, sul piano interno, nuovamente riproposto in una forma estremamente cruenta, attraverso l'assassinio di Massimo D'Antona. Le centrali internazionali del terrorismo hanno ramificazioni in Europa e, quindi, anche in Italia, con rischi evidenti per la sicurezza del Paese.
La criminalità organizzata, sia interna che internazionale, si è dimostrata pericolosamente attenta all'evoluzione economica e sociale, inserendosi nei circuiti finanziari e dimostrandosi assai abile nel promuovere il traffico di armamenti e lo sfruttamento dei flussi migratori.
Nel contrastare i fenomeni che ho appena ricordato, gli Organismi informativi possono e devono svolgere un ruolo importante. Perché ciò possa avvenire, tuttavia, deve essergli riconosciuto uno specifico ambito di iniziativa, nonché, elemento questo non meno importante, conferiti gli strumenti necessari a perseguire gli obiettivi che la legge individua come propri della loro attività.
In una democrazia matura, sensibile all'esigenza di tutelare le proprie istituzioni e i propri cittadini, in un Paese, quale il nostro, che aspira a svolgere un ruolo sul piano internazionale, agli Organismi informativi deve essere attribuito uno status ben definito.
In Italia questo sembra tuttavia avvenire solo in parte, in ragione di un dato di carattere storico-politico, che si riflette sul piano giuridico, determinando la mancata o l'insufficiente disciplina di alcuni aspetti importanti dell'attività degli Organismi informativi. Si è infatti tradizionalmente preferito, sulla base di un tacito compromesso intervenuto tra le forze politiche, ormai risalente nel tempo ma mai effettivamente posto in discussione, non disciplinare integralmente e compiutamente l'attività dei Servizi, lasciando spazio a una zona grigia, all'interno della quale risulta talvolta incerto il confine tra legittimità ed illegittimità e tra legalità ed illegalità.
In questo modo, ed è qui la ragione ultima del compromesso cui ho accennato, l'ambito e le modalità di azione dei Servizi possono essere obiettivamente oggetto di divergenti valutazioni, consentendo la convivenza tra differenti concezioni del ruolo degli Organismi informativi.
Questo finisce, d'altra parte, per lasciare all'autorità di Governo ed agli stessi Servizi un notevole margine di discrezionalità, soggetta tuttavia, proprio per l'assenza di un quadro di regole ben definito, al potere di sindacato dell'Autorità Giudiziaria ed alla critica del Parlamento e dell'opinione pubblica.
Il Governo ritiene necessario superare questa condizione di incertezza, frutto del precario equilibrio raggiunto tra interessi che devono, invece, trovare, per opera del legislatore, prima, e dell'Autorità di governo in un momento successivo, un'ordinata forma di composizione. Al momento non risultano soddisfatte appieno né l'esigenza di assicurare funzionalità degli Organismi informativi né l'esigenza di disporre di un idoneo sistema di garanzie a beneficio dei cittadini e degli operatori dei Servizi.
Si avvertono, in particolare, la mancanza di una disciplina delle garanzie funzionali e l'inadeguatezza della disciplina in materia di segreto e delle relative forme di tutela.
Il disegno di legge di riforma, presentato dal Governo, è diretto a sottoporre, in modo puntuale e rigoroso, l'intera attività dei Servizi al principio di legalità, improntando l'azione degli Organismi a criteri di massima trasparenza, idonei a chiarire poteri e responsabilità sia a livello politico che amministrativo. La trasparenza, ovviamente, non implica la pubblicità degli atti, delle condotte e dei risultati degli appartenenti ai Servizi, ma una puntuale disciplina dei compiti, delle procedure e del regime di segretezza degli atti. Le iniziative assunte dagli Organismi informativi non possono che restare, in linea di principio e salvo la dovuta collaborazione con l'Autorità Giudiziaria, riservate ed essere conosciute solo dall'Autorità politica responsabile. Lo svolgimento di tali iniziative deve tuttavia essere regolato e deve rimanere agli atti la documentazione idonea ad attestarne la legittimità formale e sostanziale, in modo da rendere efficace l'esercizio del controllo parlamentare e, qualora se ne palesi l'esigenza, l'intervento dell'Autorità Giudiziaria.
Allo stesso tempo, il provvedimento del Governo intende assicurare agli appartenenti ai Servizi la tutela giuridica necessaria a porre in essere, nella piena legalità, quelle condotte non convenzionali che, secondo valutazioni unanimi, in tutti i Paesi democratici, sono essenziali al conseguimento degli obiettivi istituzionali degli Organismi informativi.
L'attività dei Servizi, in considerazione degli interessi che è volta a tutelare e dei diritti individuali sui quali può incidere, deve necessariamente fondarsi su solide basi giuridiche.
Né, d'altro canto, appare possibile e giusto chiedere, da un lato, ai cittadini di fidarsi "a scatola chiusa" della correttezza istituzionale degli Organismi informativi e, dall'altro, chiedere agli operatori dei Servizi di svolgere con efficacia i propri compiti rischiando, continuamente, di essere esposti a contestazioni giudiziarie.
I silenzi del legislatore in materia sono numerosi e vanno oltre quelli che ho prima indicato. Nessuna legge dello Stato menziona, ad esempio, l'Autorità Nazionale per la Sicurezza o il Nulla Osta di Segretezza. Sono termini ed istituti non considerati da fonti con forza di legge, e che tuttavia hanno un'incidenza sull'esercizio di diritti dei cittadini e delle imprese. Non a caso il disegno di legge del Governo pone fine anche a queste lacune.
Attraverso una legge del Parlamento, natura, funzioni e strumenti degli Organismi informativi potranno essere pienamente conosciuti e condivisi dalla generalità dei cittadini.
Le attuali condizioni storiche, politiche ed istituzionali rendono oggi possibile prefigurare un assetto più moderno e valido degli Organismi informativi, in grado di potenziare, al contempo, l'operatività e le garanzie del sistema.
Ringrazio il Prefetto Stelo per il suo intervento, che registro pienamente in linea con le cose che sto dicendo.
Agli operatori dei Servizi spetta convalidare le linee del progetto di riforma, dando prova di possedere, come tante volte si è manifestata, una sensibilità istituzionale ed una professionalità tali da assicurare maturità ed efficienza. Sono sicuro che saranno all'altezza del ruolo che questa delicata fase di transizione assegna loro.


1. Presupposti dell'intelligence economica
La caratteristica principale della competizione moderna tra Stati è il dominio indiretto degli spazi economici piuttosto che il dominio diretto degli stessi attraverso l'impossessamento degli spazi territoriali. Questo mutamento di clima politico mondiale viene comunemente considerato il risultato sia della cessazione della competizione centrata sulla forza delle armi tra il blocco dei paesi Nato e quelli del Patto di Varsavia, sia dei processi di liberalizzazione e di internazionalizzazione in atto nelle economie nazionali a seguito degli sviluppi tecnologici nell'informatica e nelle telecomunicazioni.
La causa remota di questo mutamento deve però essere ricercata nel peso rilevante raggiunto dai fattori economici nella vita degli individui e, di conseguenza, nel funzionamento delle moderne democrazie. I bisogni del cittadino, un tempo limitati alla mera sussistenza sua e della famiglia, sono enormemente cresciuti e le spese dello Stato, per l'estensione del Welfare, rappresentano ormai la metà del prodotto interno lordo di quasi tutti i paesi. Salvo pochi casi, nelle democrazie moderne gli spazi di bilancio pubblico da destinare agli armamenti si riducono e, dove ciò per un qualsiasi motivo non accade, si registra un minor livello di vita e di civiltà che, per essere mantenuto, richiede la negazione totale o parziale delle libertà democratiche.
Pertanto, anche nell'ipotesi che il Muro di Berlino fosse ancora in piedi e che i paesi avessero continuato a praticare il protezionismo, il bisogno di intelligence economica si sarebbe comunque accresciuto per i mutati bisogni dei cittadini e degli Stati, sollecitando un'attenzione da parte della politica sui rischi corsi dalla sicurezza democratica dello Stato a seguito di mutamenti di ordine economico almeno pari a quella dedicata ai rischi aventi origine negli eventi di ordine militare.
Un forte impulso alla rincorsa tra Stati nel dominio degli spazi economici globali proverrà dall'ingresso della Cina nell'Organizzazione del Commercio Mondiale (WTO) deciso poche settimane orsono. La Cina presenta un mercato di due miliardi di consumatori e intende partecipare alla competizione globale aprendo gli spazi economici, ma tenendo chiusi quelli politici. La teoria sia economica che politica considera questo tentativo di difficile, se non impossibile realizzazione. Altri eventi di eguale portata interessano la competizione tra Stati, quali le turbolenze ancora in atto nei paesi a forte presenza religiosa, come il Pakistan, l'Iran e l'Algeria, o che hanno una forte tradizione di instabilità sociale, come i paesi sudamericani, o escono da gravi conflitti militari, come i paesi mediorientali.
Dove prevalgono regimi dittatoriali o a scarso grado di democrazia restano forti le tentazioni di abusi perpetrati dallo Stato per rafforzare la propria posizione negli spazi economici globali con azioni scorrette volte ad alterare le condizioni di mercato a proprio favore. Dove invece prevalgono i sistemi di libertà vi è inevitabilmente più spazio per l'azione della criminalità organizzata.
Le politiche di espansione o di "invasione" economica attuate su iniziativa degli Stati stranieri, di imprese multinazionali o di gruppi a vocazione criminale nascondono pericoli per la sicurezza democratica di uno Stato non minori di quelli presentati dalle politiche aventi contenuto militare.
Taluni centri di opinione, anche ufficiali, sembrano accreditare la tesi che la prestazione di servizi di intelligence economica sia un'opzione, mentre la realtà indicata impone di considerarla un preciso e inevitabile dovere dello Stato. La ricerca di una forte presenza negli spazi economici nazionali e internazionali perseguita dai paesi vogliosi di espansione è oggi un'arma più potente, più efficace e, in un certo senso, più subdola del dominio degli spazi territoriali ricercato dalle potenze militari, che si presenta con maggiore evidenza ed è, oggi, di difficile esercizio.
Questa memoria si prefigge di individuare i contenuti e i limiti di questa relativamente nuova competenza dei Servizi di informazione e di sicurezza, indicando taluni tratti della relativa organizzazione.
Essa attinge conoscenze dalle esperienze fatte in qualità di membro delle due Commissioni di studio costituite dal Governo nel 1992 (Commissione Ortona) e nel 1998 (Commissione Jucci).
E' superfluo, ma doveroso aggiungere che il materiale qui usato è di pubblico dominio.

2. L'estensione dei servizi di intelligence economica
Nell'esame dell'estensione da dare ai contenuti dei servizi di intelligence occorre innanzitutto premettere che la conoscenza dei fatti economici non può, né deve avere limiti, mentre i limiti dell'azione devono essere stabiliti in modo rigoroso e riguardano esclusivamente la tutela della sicurezza dello Stato.
Se nella loro attività di raccolta e di elaborazione delle informazioni, i Servizi vengono in possesso di notizie o raggiungono la coscienza che sono in atto azioni di disturbo dell'ordine pubblico e, più in generale, del rispetto delle leggi (in particolare di quelle fiscali), essi devono informare immediatamente gli organi dello Stato preposti ai relativi compiti, mentre devono passare all'azione se gli eventi di natura economica investono la sicurezza democratica dello Stato.
All'estero, molto più che in Italia, sono stati condotti studi sull'argomento oggetto della presente comunicazione. L'elencazione dei rischi che di seguito viene presentata ricalca l'analisi di studiosi francesi della materia. La Francia può essere considerata il paese più avanti sul piano dell'elaborazione teorica dell'intelligence economica, mentre nell'elaborazione pratica gli Stati Uniti e il Regno Unito hanno acquisito maggiore esperienza.
La letteratura in materia ha elaborato otto categorie generali di pericoli per la sicurezza di un paese aventi origine nei seguenti fatti economici:
1. modifiche nell'ordine economico internazionale, quali il declino di una o più superpotenze, la mancata o l'insufficiente regolamentazione dei rapporti internazionali, i risvolti di un ampliamento della multipolarità economica e dell'avvio di conflitti economici a catena;
2. movimenti migratori anarchici aventi lo scopo di destabilizzare economicamente i paesi sviluppati o accrescerne la vulnerabilità economica;
3. manipolazioni biologiche ed ecologiche volte ad attentare alla salute pubblica, alterando le caratteristiche genetiche di persone o di animali, o a impoverire le risorse naturali, a degradare l'ambiente e a causare catastrofi industriali;
4. crisi di identità culturale e/o religiosa aventi origine nella diffusione di notizie false circa la dinamica economica, nella concentrazione eccessiva di potere, nella disaggregazione o nello svilimento di progetti economici collettivi, nel prevalere di fattori di alienazione sociale per l'affermarsi di un ambiente troppo sofisticato e incoerente con il livello culturale medio del cittadino;
5. alterazioni degli equilibri economici tra regioni geografiche, località della stessa regione o settori produttivi causate da malfunzionamento delle catene produttive o distributive, da vincoli di accesso alle fonti di energia o alle innovazioni tecnologiche, da vulnerabilità informatica, da spinte alla delocalizzazione delle attività produttive e alla sottoutilizzazione delle risorse, da disparità eccessiva nelle condizioni di vita, da ampliamento dell'emarginazione sociale, dal riaffermarsi del protezionismo e del corporativismo e da disordini legati alla transizione economica dei regimi a conduzione centralizzata verso regimi di mercato;
6. crisi bancarie e finanziarie causate da instabilità monetaria e valutaria avente origine speculativa interna e internazionale, dal riciclaggio di danaro sporco, da forme di capitalismo "distorto" (usura, sfruttamento dei minori, inquinamento, ecc.), da abusi nell'uso del risparmio e da distorsioni nella distribuzione di ricchezza;
7. crisi o distorsioni produttive derivanti da alterazioni economiche causate da atti di terrorismo o da rivolte sociali, dall'estensione dell'economia sommersa e della criminalità (collusioni con l'economia ufficiale, appalti "truccati", ecc.), da tensioni ideologiche e attentati ai sistemi di libertà, da sovversioni culturali in materia economica e da disintegrazione dei fattori sociali sottostanti ai meccanismi economici (come crisi di legittimità dei gruppi dirigenti);
8. spionaggio industriale a fini di conquista dello spazio economico (oltreché a fini militari, ma questa materia è già nota e fa parte del bagaglio dell'azione dei Servizi).

I contenuti di ciascuna categoria e sottospecificazione della stessa devono essere attentamente valutati per stabilire innanzitutto se gli eventi osservati possono essere effettivamente causa di pericoli per la sicurezza democratica o se investono le competenze di altri organi dello Stato, ai quali delegare il governo degli stessi. Se supera questo stadio di esame, il secondo riguarda la possibilità pratica di intervento per contrastare gli effetti sulla sicurezza dello Stato.
Non si deve considerare negativamente l'ipotesi che, dopo attenta valutazione, alcune componenti possano non essere considerate fonte di rischio o l'azione non praticabile e, quindi, limitata al solo monitoraggio. Anche se si pervenisse a una di queste conclusioni, nessuno dei punti indicati dovrebbe essere trascurato nell'attività di raccolta di informazioni, ossia deve comunque restare nella lista delle fonti di rischio alle quali dedicare una costante attenzione.

3. I limiti dell'intelligence economica
Sul problema dei limiti di competenza dei Servizi di informazione ribadisco ancora una volta che il primo punto da chiarire è che l'impegno richiesto deve riguardare esclusivamente i rischi che corre la sicurezza democratica dello Stato, senza ingerenze nel campo della politica economica, delle libertà economiche dei cittadini, dell'ordine pubblico e di quant'altro rientri nelle competenze ordinarie dello Stato di diritto.
Poiché però, per raggiungere l'obiettivo di garantire la sicurezza democratica dai rischi derivanti da fatti economici, i Servizi devono avere piena e completa conoscenza dell'evoluzione congiunturale e strutturale dell'attività economica interna e internazionale, nonché delle condizioni generali entro cui si svolge la vita sociale, essi devono ricevere le informazioni necessarie dai centri pubblici e privati competenti e avere quindi la loro piena collaborazione. A tal fine occorre educare i responsabili di questi centri per prepararli a trarre dalle loro analisi i punti essenziali concernenti la sicurezza economica dello Stato.
Molti dei problemi economici indicati hanno confini labili con altre competenze dello Stato e dei privati, soprattutto imprese; ciò genera sospetti e resistenze da parte dei corpi professionalizzati pubblici e privati che si dedicano al loro esame. Il governo dei conflitti di competenza nell'ambito dell'amministrazione pubblica è relativamente facile perché tocca la sua organizzazione, mentre i sospetti e le resistenze che provengono dalle forze economiche private sono più difficili da governare se esse vedono nell'estensione delle competenze dei Servizi di intelligence alla materia economica un ampliamento dell'ingerenza dello Stato nella loro sfera di libertà, inducendoli a ingaggiare con essi una disputa che tocca i diritti costituzionali.
La delimitazione dei confini di competenza dell'intelligence economica è quindi un aspetto cruciale dell'attività dei Servizi e, in questa fase storica di avvio, sarebbe regola di saggia amministrazione partire da un'impostazione restrittiva, cioè restare un passo indietro rispetto al confine potenziale, proprio per dare tempo ai collaboratori e agli utenti dei Servizi di maturare la coscienza sull'indispensabilità del servizio e per sperimentare concretamente il valore professionale delle forze disponibili e di quelle mobilitabili.
Per svolgere bene i compiti di intelligence economica, la professionalità non si improvvisa e conviene cominciare con l'affrontare alcuni aspetti dell'ampia materia contenuta nelle otto categorie indicate, per accertare se i limiti di competenza vengono rispettati e se il prodotto finale risulta soddisfacente. Nuocerebbe al prestigio dei Servizi se, ottenute le deleghe in materia e ricevute le risorse, fallissero totalmente o parzialmente nelle due delicate materie del rispetto dei limiti e della bontà del servizio.
Vi è una delimitazione dei confini particolarmente difficile e delicata, che non di rado viene illusoriamente risolta con un invito, talvolta un ordine, alla collaborazione tra le forze dello Stato: quella delle competenze connesse con la tutela dell'ordine pubblico. Vi è certamente una necessità di stretto coordinamento tra servizi di ordine pubblico e servizi di tutela della sicurezza dello Stato, ma in questa materia solo una rigida individuazione dei rispettivi confini è garanzia di funzionalità dei servizi e di prevenzione dei conflitti.

4. Componenti dell'organizzazione dell'intelligence economica
Un possibile assetto organizzativo che sia coerente con i presupposti del crescente bisogno di intelligence economica, dell'estensione della sua attività conoscitiva e della limitazione delle sue competenze, deve a mio avviso prevedere i seguenti elementi:
- un Archivio centralizzato delle informazioni, non solo economiche, che raccolgono i Servizi. Lo scopo della centralizzazione è quello di ottenere la massima integrazione delle informazioni ed evitare forme di loro monopolio a fini di competizione tra uffici e tra persone volto ad accrescere il potere burocratico di singole sezioni o a propiziare carriere. La competizione tra uffici e persone è sempre salutare, ma si deve sviluppare nell'elaborazione delle informazioni, non nel possesso delle stesse;
- un Nucleo tecnico di analisi e propositivo formato da appartenenti alle diverse unità che compongono i Servizi, integrato di volta in volta da esperti nelle materie sotto analisi, non solo economiche. Esso ha il compito di dare indirizzi per la raccolta delle informazioni e di mettere a punto delle metodologie di analisi. Compito di questo "nucleo" è pervenire innanzitutto all'individuazione dei pericoli per la sicurezza dello Stato negli eventi esaminati o a scartare questa ipotesi trasferendo la pratica ad altro organo dello Stato. Nel caso in cui si intravede un rischio il Nucleo tecnico ha inoltre il dovere di proporre le azioni da intraprendere per fronteggiarlo;
- un Centro di analisi strategica geopolitica e geoeconomica (un vero e proprio think tank) collocato alle dirette dipendenze del responsabile politico dei Servizi con il compito di esaminare il lavoro svolto dal nucleo tecnico di analisi e propositivo, controllarne i giudizi dati ai fini della sicurezza democratica dello Stato, valutarne le proposte sia in termini di efficacia, sia di opportunità politica interna e internazionale, e approvarne l'azione da intraprendere.

Questi elementi non esauriscono il tema più vasto e delicato dell'organizzazione dei Servizi di informazione e di sicurezza, che esula dalla presente esposizione, ma rappresentano, ad avviso di chi scrive, componenti essenziali per l'espletamento del compito di intelligence economica e non solo di questa.
Raccolta di informazioni, loro elaborazione tecnica a fini propositivi e loro valutazione politica a fini dell'azione sono una "filiera" di lavoro indispensabile per ottenere una netta distinzione dei ruoli ai fini di un buon prodotto. La distinzione dei compiti è una garanzia di serietà e di segretezza. Un'esperienza in ciascuno dei tre rami indicati rappresenta la migliore scuola di formazione professionale per "manager della sicurezza dello Stato".
Questa filiera rispecchia fedelmente quella felicemente sperimentata dalla Banca d'Italia, che ha formato un gruppo dirigente che, nel solo dopoguerra, ha dato all'Italia due presidenti della Repubblica e governanti di alto livello professionale e di indiscussa credibilità operativa.
Conclusioni
Questa memoria ha brevemente percorso l'itinerario logico che, partendo dal presupposto del crescente bisogno di intelligence estesa ai fatti economici, ne ha indicato i contenuti, tracciato i limiti e fornito gli elementi organizzativi ritenuti indispensabili.
Come ogni materia che riguarda l'agire dell'uomo in società, anche l'attività di intelligence è esposta a diverse interpretazioni e, quindi, le posizioni assunte possono e devono essere oggetto di valutazioni che, alla prova dei fatti, possono indurre a un cambiamento di opinione senza che i proponenti si debbano considerare discriminati o umiliati qualora ciò accadesse.
Lo scopo di questa memoria è quindi quello di invitare, in un'occasione importante come quella che è stata offerta quest'oggi, tutti coloro che devono prendere decisioni in materia di intelligence economica, o che devono attuarle in pratica, a meditare sui quattro aspetti brevemente sviluppati. Ciò per farsi, innanzitutto, un'idea personale della loro rilevanza e per impossessarsi, inoltre, della logica che sorregge le proposte avanzate, al fine di vivere con maggiore coscienza, cioè senza alienazione nello svolgimento delle proprie mansioni, le prestazioni in materia che già vengono richieste e sempre più lo verranno in futuro.
Riassumendo la sequenza logica del mio ragionamento, esso si è sviluppato come segue:
- il presupposto principale dell'accresciuto bisogno di intelligence economica è il rilevante aumento del peso dei fatti economici nella vita dello Stato e in quella dei cittadini, al quale si sono aggiunti fattori che l'hanno ulteriormente rafforzato: lo spostamento della lotta tra paesi dal campo militare a quello economico a seguito della caduta del Muro di Berlino, la globalizzazione dei mercati conseguente alla liberalizzazione dei traffici e all'informatizzazione delle economie, l'apertura economica della Cina (mantenendo la sua chiusura politica), il persistere dell'instabilità economica di stampo religioso in vaste aree del globo, la costituzione di un mercato unico in Sud America e lo sviluppo eterogeneo in aree tormentate come il Medioriente e il Nord Africa;
- il contenuto dell'attività di intelligence economica è stato racchiuso in otto categorie logiche che vanno dalle modifiche dell'ordine economico internazionale allo spionaggio industriale a fini di concorrenza scorretta, passando per i movimenti migratori anarchici, le manipolazioni biologiche ed ecologiche, le crisi di identità culturale e religiose e le crisi bancarie e finanziarie;
- i limiti dell'azione di intelligence economica sono stati visti nell'individuare e nell'agire in modo rigoroso per fronteggiare i rischi che corre la sicurezza democratica del Paese a seguito dell'affermarsi di fatti interni e internazionali di tipo volutamente distorsivo dei comportamenti di mercato, tenendo ben presente di non inframettersi nell'attività ordinaria dello Stato e nei diritti costituzionali delle imprese e dei cittadini. Ciò non implica limitazioni nella raccolta di informazioni e, a tal fine, occorre evitare duplicazioni di spesa ricercando una cosciente collaborazione dei centri pubblici e privati competenti attraverso un'azione, anche educativa, che dissolva sospetti e resistenze sull'effettiva volontà dei Servizi. A tal fine, nella fase di avvio, è stato suggerito di mantenersi al di qua dei confini potenziali per confermare la volontà di restare nei limiti delle competenze e per sperimentare la bontà del servizio reso;
- tra gli elementi indispensabili per una buona organizzazione dell'intelligence economica, ma non solodi questa, sono stati individuati (a) un Archivio centralizzato delle informazioni, (b) un Nucleo tecnico di analisi e propositivo e (c) un Centro di analisi strategica geopolitica e geoeconomica. Essi sono stati pensati come parti di una filiera produttiva che salda la conoscenza degli eventi con la valutazione tecnica degli stessi e con le proposte di intervento, nonché con un'azione di controllo e di decisione politica per fronteggiare in modo efficiente ed efficace i pericoli per la sicurezza democratica dello Stato.
Il compito che attende i Servizi di informazione e di sicurezza democratica dello Stato è molto impegnativo e richiede un avvio cauto e una costante verifica del prodotto per acquisire quella credibilità, senza la quale non è possibile ridare all'istituzione e ai suoi dirigenti quel rispetto che merita l'esercizio di una funzione così difficile da gestire e così importante per il futuro del Paese.
Sono tuttavia certo che il Paese ha le risorse morali e materiali per farvi fronte.
Quando vengo visitato da ospiti stranieri che mi chiedono di esporre le condizioni economiche e politiche del Paese, seguendo un prezioso consiglio datomi dal mio grande maestro, Guido Carli, illustro gli aspetti positivi, che sono molti, e addolcisco quelli negativi, che sono altrettanti.
I miei ospiti, in genere prevenuti nei confronti dell'Italia, mi domandano dove attingo la visione positiva degli sviluppi del mio Paese e la mia risposta è: nelle capacità di reazione degli italiani agli eventi anche imprevedibili.
Se considero congiuntamente la dinamica delle nostre variabili economiche facendo uso di modelli econometrici ottengo sempre un risultato negativo, se non proprio, in alcuni momenti, una crash hypothesis, un'ipotesi di disastro economico, del tipo che metterebbe subito in moto le competenze dell'intelligence secondo le linee qui descritte.
Se, però, alla considerazione delle variabili economiche aggiungo quella dei comportamenti seguiti dall'Italia in materia di "scelte di campo" internazionali, con il consenso della larga maggioranza dei cittadini, concludo che, tra sobbalzi e tormenti, il Paese ha saputo stare dalla parte giusta anche nei momenti di massimo pericolo corso dalla democrazia e, pagando il costo delle sue scelte, ha saputo rovesciare i risultati in ciascun momento previsti facendo uso di modelli econometrici.
Mi riferisco, in particolare, alle importanti decisioni prese nel dopoguerra, con l'adesione alla NATO, all'ONU, al FMI, alla CEE; a quelle prese negli anni Settanta per correggere la grave crisi economica indotta dall'aumento dei prezzi petroliferi e per fronteggiare i tentativi di sovvertimento dello Stato; e, ancora, alle scelte fatte negli anni Novanta, di combattere la corruzione politica, di privatizzare banche, assicurazioni e interi settori produttivi in mano pubblica e di risanare il bilancio dello Stato adempiendo agli impegni presi con la firma del Trattato di Maastricht.
E' pur vero che noi italiani pratichiamo uno sport popolare tra i giovani californiani ricchi e annoiati, immortalato dall'abilità dei registi holliwoodiani, che lanciano l'auto a gran velocità verso il burrone e si fermano sul ciglio. Quando si fermano.
L'esperienza storica ci insegna che noi ci siamo sempre fermati sul ciglio.
Con ciò non intendo tessere l'elogio di questo sport, ormai caduto in disuso in Italia un po' per noia e un po' per resipiscenza, quanto invitare chiunque sia interessato al bene del paese a praticarne un altro più consono ai tempi e all'inserimento del paese nel quadro politico ed economico globale.
Saremmo agevolati in questo compito di rinnovamento se ci dotassimo di Servizi di intelligence aventi ampiezza e caratteristiche come quelle qui descritte.


Per la seconda volta - lo ricordava il Prefetto Stelo - ho il piacere di partecipare all'inaugurazione dell'anno accademico della Scuola di Addestramento del SISDe.
Desidero esprimere, alla presenza del Vice Presidente del Consiglio, il mio compiacimento per l'attività che la Scuola ha svolto e continua a svolgere nella formazione e nell'affinamento delle professionalità degli uomini e delle donne del Servizio, chiamati ad operare nel delicato settore dell'intelligence e la gratitudine al Prof. Savona per la interessante e stimolante prolusione che riprende, dal punto di vista dell'intelligence (Presidente Del Turco) il tema della criminalità economica affrontato in modo concreto ed analitico dall'interessante convegno organizzato alcuni mesi fa a Milano dalla Commissione Parlamentare Antimafia e dalla Polizia di Stato.
Nell'anno che è alle nostre spalle, lo ricordavano prima il Presidente Mattarella ed il Prefetto Stelo, non sono di certo mancati avvenimenti importanti e significativi che hanno richiesto, anche al SISDe, un impegno ulteriore ed una mirata attività di intelligence. Basta pensare al conflitto nei Balcani, alla vicenda Ocalan e all'omicidio D'Antona.
Sfide importanti sono dinanzi a noi: la più importante delle quali - quella del Giubileo - è ormai alle porte con la sua enorme potenzialità positiva, non soltanto sul piano religioso, ma anche su quello culturale e civile. Tale avvenimento richiederà anche ai Servizi un rinnovato impegno proprio per garantirne il sereno, pacifico svolgimento.
Per il lavoro fatto, desidero esprimere al Direttore del SISDe, Prefetto Stelo, e a tutti coloro che nel Servizio lavorano, la viva gratitudine del Governo per un impegno intelligente e forte volto a garantire la sicurezza delle Istituzioni e della collettività nazionale.
L'anno scorso anche nella seduta inaugurale della Scuola di Addestramento è stata sottolineata la necessità di procedere nel cammino di revisione normativa delle regole che guidano i Servizi di intelligence.
Da questo punto di vista, costituisce un passo in avanti di grande importanza l'approvazione da parte del Consiglio dei Ministri del disegno di legge di iniziativa del Governo l'atto Senato n. 4162 concernente: "Disciplina del Sistema Informativo per la Sicurezza", redatto con il coordinamento positivo e fattivo del Vice Presidente del Consiglio On. Mattarella, che ha la delega per i Servizi.
Per quanto mi riguarda, ritengo di particolare rilievo la scelta compiuta di affidare al Presidente del Consiglio o a un membro del Governo da lui delegato la responsabilità politica dell'attività degli Organismi informativi.
Questa scelta permetterà di rendere sempre più organico il coordinamento dei Servizi, svincolandoli da ogni logica settoriale, per porli in stretto collegamento con l'Organismo responsabile della globalità delle politiche di Governo.
Né questa scelta determinerà una innaturale e non funzionale cesoia nei confronti delle Amministrazioni direttamente responsabili della politica per la sicurezza e della difesa dello Stato: mi riferisco - come è evidente - ai Ministeri dell'Interno e della Difesa. Infatti la previsione di un Comitato Interministeriale delle informazioni per la sicurezza con il compito di contribuire alla determinazione degli indirizzi dell'attività di informazione può costituire - se il Comitato sarà ben determinato nel suo disegno istituzionale - un'utile sede di programmazione e controllo, sul versante del Governo, dell'attività dei Servizi.
Positive anche, a mio parere, le scelte in materia di personale. Esse, infatti, da un lato assicurano trasparenza e professionalità nei procedimenti di selezione, dall'altro - come è stato a lungo e giustamente richiesto dagli stessi operatori - assicurano a coloro che sono impegnati nei Servizi adeguate garanzie funzionali.
Non è certo questa l'occasione per ripercorrere tutte le previsioni del disegno di legge, ma ritengo che anche il lavoro fatto per ridisegnare i poteri e la composizione del Comitato Parlamentare delle Informazioni per la Sicurezza sia utile e positivo. Fra l'altro, l'aver previsto una composizione ristretta del Comitato stesso (due deputati e due senatori nominati rispettivamente dai Presidenti della Camera e del Senato all'inizio di ogni legislatura) va nel senso di rafforzare il controllo parlamentare sui Servizi che - proprio per essere efficace - deve poter offrire tutte le garanzie di riservatezza che, inevitabilmente, derivano anche da una composizione, certamente rispettosa del pluralismo politico, ma ristretta.
Con questo stile "trasparente" di lavoro i Servizi - desidero riprendere un tema sul quale mi ero soffermata già l'anno scorso e che è stato approfondito anche durante la mia audizione del Comitato Parlamentare del 9 febbraio scorso - possono e devono individuare un costante punto di equilibrio per contemperare il diritto dei cittadini alla trasparenza ed il diritto-dovere di pieno controllo da parte del Parlamento con il diritto alla riservatezza dei cittadini ed il preminente interesse dello Stato alla difesa delle istituzioni e della collettività nazionale.
Conosco molto bene, per lunga e appassionante esperienza personale, la mole di lavoro che grava sulle Commissioni parlamentari; ciò nonostante desidero esprimere l'auspicio che la I e IV Commissione del Senato alle quali il disegno di legge del Governo e le altre proposte di legge sulla materia sono state assegnate in sede referente, possano, al più presto, non solo iniziare, ma portarne a compimento l'esame.
La necessità di nuove norme si evidenzia non solo per realizzare, sul piano interno, una più efficace ed incisiva politica di intelligence. Essa si rende necessaria anche per incentivare e rendere più efficace la collaborazione internazionale fra i vari Servizi con particolare attenzione per l'ambito interno dell'Unione Europea.
Oggi l'attività dei Servizi deve considerare i nuovi rischi che possono derivare da una criminalità organizzata dedita ad inquinare il mondo dell'economia, ai traffici di stupefacenti, di armi e di esseri umani, nonché alle varie forme di terrorismo e di fondamentalismo.
So bene che in sede di riorganizzazione del Servizio e nel rispetto delle norme vigenti - ne voglio dare atto al Direttore - sono stati introdotti opportuni correttivi per rendere la complessiva azione di intelligence sempre più rispondente alle attuali esigenze.
Con la riforma - e naturalmente con i mezzi economici appropriati - si potrà fare di più.
Alle soglie del nuovo millennio si deve tener conto del processo evolutivo della tecnologia, per adeguare e, ove necessario, aggiornare i propri moduli operativi alle nuove minacce.
L'evoluzione delle telecomunicazioni e la globalità dell'universo telematico hanno creato nuove potenzialità, favorendo la commissione di reati in precedenza perpetrati con modalità di tipo tradizionale e hanno consentito lo svilupparsi di nuove fattispecie di reato.
Gravi minacce possono oggi essere realizzate in tempo reale e le attività delittuose vengono portate a termine lasciando labili tracce.
I moderni sistemi di trasmissione e di scambio di dati vengono sempre più sfruttati per realizzare progetti criminosi, sia nell'area economico-finanziaria, sia negli altri tradizionali settori dell'illecito.
A questi stessi strumenti ricorre anche la criminalità eversiva e terroristica cercando di porre in essere attività di disinformazione e proselitismo o per attentati ad impianti strategici ed ai circuiti dell'informazione.
Non può, non deve quindi sfuggirci la potenzialità delle minacce derivanti dall'impiego strumentale delle nuove tecnologie.
Sull'argomento ho avuto modo di soffermarmi diffusamente a Mosca, appena un mese fa, nella riunione dei Ministri dell'Interno e della Giustizia del G/8 che, già da tempo, dedica grande attenzione al problema e che ha approvato un interessante documento conclusivo base di un ulteriore percorso operativo.
La nostra attenzione non deve essere minore sul piano interno e sul piano dell'Unione Europea. Da questo punto di vista, il documento conclusivo del vertice di Tampere del 15 e 16 ottobre scorso ha fornito utili ed interessanti percorsi di lavoro all'interno di un cammino che certamente non sarà facile, ma che ormai è stato avviato.
L'obiettivo finale è quello di una realizzazione piena, oltre che del Trattato di Amsterdam, del Piano di Azione approvato a Vienna nel dicembre dell'anno scorso, volto a realizzare uno spazio comune di libertà, di sicurezza e di giustizia per i cittadini d'Europa.
Le linee di azione individuate a Tampere, per la cui concreta realizzazione l'Italia si è posta immediatamente come Stato trainante all'interno del Consiglio dei Ministri dell'Interno e della Giustizia e continuerà a porsi a partire dal Consiglio dei Ministri che si terrà dopodomani a Bruxelles, non riguardano per ora direttamente i Servizi. Questo è certamente comprensibile in una logica che vede il lavoro di intelligence come patrimonio gelosamente custodito dai singoli Stati. E' chiaro, però, che la decisione di un'azione comune di contrasto alla criminalità organizzata non può non coinvolgere anche il lavoro di intelligence senza il quale la stessa cooperazione di polizia sarebbe privata di una sua componente essenziale.
Si aprono quindi davanti a noi processi di cambiamento particolarmente interessanti e ricchi di prospettive positive.
Questo cammino ha nella dimensione formativa una sua componente centrale ed essenziale. A nulla varrebbero buone leggi, sagge e lungimiranti decisioni a livello di Unione Europea, sforzi sempre più ampi di cooperazione internazionale se non potessimo disporre di operatori ricchi di altissima professionalità, di profonda motivazione interiore, fermi nella volontà di servizio ai principi di legalità ed alle istituzioni democratiche e duttili nella ricerca continua del modo migliore di realizzare tali obiettivi.
Nel concludere questo mio intervento desidero richiamare fortemente l'attenzione sull'importante ruolo di questa Scuola, laboratorio di idee e luogo di confronto di esperienze ove è necessario che l'insegnamento non sia astratto ma si fondi sui dati di conoscenza, filtrati e interpretati in un lavoro comune di ricerca.
La capacità di risposta che si richiede ai Servizi va sostenuta con la disponibilità di tecnologie all'avanguardia e soprattutto con l'aggiornamento costante delle professionalità che consentono agli operatori di essere sempre all'altezza dell'impegno richiesto.
In tale contesto, reputo necessaria l'organizzazione di frequenti corsi di formazione ed aggiornamento, nonché di seminari di approfondimento. Questi corsi e seminari devono costituire momento di arricchimento per affinare sempre più le professionalità di voi tutti che quotidianamente siete chiamati alla tutela della sicurezza dello Stato.
Non dimentichiamoci che quest'ultima costituisce interesse essenziale ed insopprimibile della collettività.
Occorre mettere sempre al primo posto la fedeltà alle Istituzioni democratiche, l'onestà di comportamento, il senso del dovere e lo spirito di sacrificio. Sono sicura che la Scuola di Addestramento - e ringrazio il Direttore della Scuola e tutti i Docenti per il loro impegno - servirà anche a consolidare e sviluppare questa interiore tensione civile.
Esprimo, quindi, l'auspicio più vivo di un sereno e proficuo svolgimento di questo anno accademico che dichiaro ufficialmente aperto.



© AGENZIA INFORMAZIONI E SICUREZZA INTERNA