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Per Aspera Ad Veritatem n.15
Intervista a Sergio MATTARELLA

Comunicazione pubblica e comunicazione dell’intelligence



D. Il tema della comunicazione pubblica, ovvero dello scambio di informazioni tra Istituzioni e cittadini, costituisce uno dei nodi strategici dell'avviato processo di innovazione che sta investendo negli ultimi anni - forse con un certo ritardo rispetto ad altre realtà europee - Istituzioni e strutture amministrative del nostro Paese.
Parallelamente al processo di accentuata differenziazione sociale proprio delle moderne società di massa si è assistito, infatti, ad un analogo processo di specializzazione e settorializzazione della funzione amministrativa. Ciò ha comportato la necessità di garantire una maggiore comunicazione e trasparenza nei rapporti tra Stato e individuo, tra pubblico e privato.
In Italia sono state introdotte alcune innovazioni volte a soddisfare queste tendenze, come ad esempio gli uffici relazioni con il pubblico.
Dal Suo punto di vista, qual è l'importanza che questo tema, nei suoi termini generali, attualmente riveste? Quali sono stati negli ultimi anni i cambiamenti di maggiore portata e quanto invece c'è da fare in questo settore?


R. Il tema della comunicazione pubblica ha certamente acquisito, in questi ultimi anni, come lei ha ricordato, una valenza strategica. Il termine comunicazione pubblica riguarda peraltro una serie di fenomeni. Vi è, ad esempio, il tema della comunicazione politica, che attiene alla promozione dell'immagine pubblica dell'autorità di governo. In questo ambito operano, in particolare, gli uffici stampa dei singoli ministri, protagonisti di un'attività informativa diretta a comunicare e valorizzare un determinato indirizzo politico, impresso dal ministro stesso all'attività amministrativa. Una diversa forma di comunicazione pubblica, sulla quale vorrei piuttosto soffermarmi, è rappresentata dalla comunicazione istituzionale, che non va confusa con la comunicazione politica. La comunicazione istituzionale deve essere intesa come un vero e proprio servizio che le amministrazioni pubbliche rendono ai cittadini. Tale forma di comunicazione non ha un carattere unidirezionale ma è, al contrario, fortemente interattiva, rappresentando la strada maestra per superare ogni tentazione autoreferenziale da parte delle amministrazioni. La comunicazione istituzionale permette di definire l'organizzazione e le funzioni delle amministrazioni in relazione alle domande dei cittadini, mentre in passato sono stati spesso i cittadini a doversi adeguare alle esigenze delle amministrazioni (si pensi agli orari degli uffici pubblici). La comunicazione istituzionale correttamente intesa rappresenta un potente strumento di riforma dell'amministrazione. La comunicazione fa compiere un salto di qualità alla cultura amministrativa, promuovendo il superamento della cultura del silenzio in favore della cultura del dialogo, del confronto e della motivazione, sostanziale e non formale, degli atti e dei comportamenti. I cittadini sono posti nelle condizioni di manifestare esigenze, ma anche di segnalare disfunzioni ed inefficienze, consentendo alle amministrazioni di porvi rimedio. Il principio di pubblicità manifesta in tal senso un chiaro nesso con il principio costituzionale di buon andamento: gli strumenti comunicativi determinano un incremento qualitativo dell'azione amministrativa. Strumenti fondamentali per la comunicazione istituzionale sono senz'altro gli Uffici per i rapporti con il pubblico (URP), previsti dal decreto legislativo n. 29 del 1993 e successivamente oggetto di altri interventi del legislatore. Gli URP effettuano la rilevazione sistematica dei bisogni e del livello di soddisfazione degli utenti per servizi erogati, consentendo di proporre adeguamenti e correttivi per favorire l'ammodernamento delle strutture, la semplificazione dei linguaggi e l'aggiornamento delle modalità attraverso le quali l'amministrazione si propone ai cittadini.

D. Quando si affrontano temi quali quello della comunicazione e della trasparenza con riferimento al mondo dell'intelligence ci si avventura indubbiamente in un terreno un po' accidentato. Con questo numero, la Rivista del SISDe presenta il proprio sito Internet, in continuità con un progetto di comunicazione che era già stato una delle ragioni fondanti della pubblicazione di "Per Aspera ad Veritatem". Sul tema, del resto, molte iniziative hanno preso i Servizi di intelligence all'estero. Taluni hanno addirittura ipotizzato la creazione di uffici stampa.
Quale, secondo Lei, la via migliore da seguire per soddisfare le esigenze di comunicazione in un settore tanto delicato, garantendo al contempo la tutela della riservatezza? Quali i benefici che ci si attende?


R. L'accostamento del termine comunicazione, che rinvia alla nozione di pubblicità, all'attività di intelligence è solo apparentemente contraddittorio. I cittadini hanno il diritto di conoscere come operano gli organismi informativi, per almeno tre buone ragioni. I Servizi sono un settore dell'amministrazione finanziato, come gli altri, attraverso le imposte. I cittadini, anche in questo caso, hanno pertanto diritto di sapere come vengono spesi i loro soldi. Gli organismi informativi non sono a servizio del governo, bensì operano, sotto la direzione dell'esecutivo in carica, a beneficio della sicurezza dello Stato ordinamento e, pertanto, nell'interesse dell'intera comunità nazionale. In uno Stato democratico rappresenta una vera e propria deviazione istituzionale utilizzare i Servizi a tutela delle forze politiche di governo. E' pertanto nella logica del sistema chiarire ai cittadini come le finalità di interesse generale proprie dei Servizi vengono in concreto realizzate. L'opposta filosofia del silenzio è, sotto tale aspetto, tipica dei regimi autoritari, dove i Servizi operano a tutela della classe politica egemone. Voglio infine sottolineare come, nelle democrazie, tutte le istituzioni, senza eccezioni, possono affermarsi e prosperare solo se sorrette dal consenso dei cittadini. L'opinione pubblica deve essere convinta della necessità di disporre di organismi informativi moderni, in grado di affrontare gli attuali rischi per la sicurezza derivanti da fattori interni ed esterni. L'attività di comunicazione deve ovviamente essere svolta tenendo conto delle peculiarità degli organismi informativi. La riservatezza, che deve circondare il concreto operare dei Servizi, non può tuttavia, in nessun caso, diventare un pretesto per ottenere privilegi ed immunità. Ritengo che il sito Internet del SISDe possa ritenersi un'esperienza pilota e che sia necessario promuovere una strategia comunicativa coordinata, in grado di coinvolgere il complesso degli organismi informativi. I Servizi possono agire solo nell'ambito di un indirizzo politico-costituzionale ed impiegati, secondo quanto ho prima accennato, nell'interesse di tutti i cittadini e mai per fini di parte. Per questo, ed anche perché non si tratta di dare conto della quotidiana attività, non riterrei opportuno affidare ad un ufficio stampa l'attività di comunicazione. Né per gli Organismi si pone, evidentemente, il problema di istituire un URP. L'unico servizio che implica un rapporto con i cittadini è infatti il rilascio del Nulla osta di sicurezza, rispetto al quale sarebbe forse possibile una maggiore interazione, ma non certo tale da giustificare la creazione di un URP. I Servizi potrebbero invece fornire ai cittadini una serie di informazioni in ordine alle minacce alla sicurezza che sono chiamati a fronteggiare ed agli obiettivi dell'attività informativa. Nulla impedisce, inoltre, di far conoscere l'attuale ordinamento e le linee di riforma proposte dal disegno di legge del Governo. Un apposito sito Internet potrebbe tra l'altro dare conto di tutta l'attività parlamentare relativa ai Servizi (con esclusione, ovviamente, di quella riservata), nonché della relazione sull'attività degli organismi informativi che il Governo, ogni sei mesi, presenta al Parlamento.

D. E' indubbio tuttavia che la comunicazione costituisce per le Amministrazioni pubbliche non solo un impegno, economico ed organizzativo, ma anche una sfida di contenuti e di efficienza.
Qual è il rischio che tale impegno con i cittadini si riduca a mera "operazione di facciata"?


R. La comunicazione istituzionale, come ho cercato prima di chiarire, non va in alcun modo confusa con la propaganda politica e non può ridursi all'esaltazione acritica dell'attività delle singole amministrazioni. Si tratta di rendere un servizio ai cittadini e non di farsi pubblicità. La comunicazione deve essere, in altri termini, utile per i destinatari e non per chi la promuove. Diffondere conoscenze sui Servizi risponde, in particolare, ad una determinata visione istituzionale. Non escluderei nemmeno la possibilità di ricevere, via Internet, messaggi e di fornire risposte: anche i Servizi devono porsi in sintonia con le domande dei cittadini.

D. Esiste certamente un rapporto tra quantità di informazioni e consapevolezza dei propri diritti e doveri. E' possibile, a Suo avviso, affermare che nelle moderne società ad una maggiore disponibilità di dati e informazioni corrisponda un effettivo incremento della cultura che, nel nostro caso specifico, significa cultura dell'intelligence e cultura delle Istituzioni?

R. Diffondere una cultura dell'intelligence consentirà di superare quell'atteggiamento di sospetto, o di aperta diffidenza, che ancora, in parte, circonda i Servizi. La "non comunicazione" in democrazia risulta penalizzante e, per quanto riguarda i Servizi, sono convinto che una moderna strategia comunicativa potrebbe utilmente accompagnare la riforma del settore.



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