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Per Aspera Ad Veritatem n.12
INAUGURAZIONE DELL'ANNO ACCADEMICO 1998/99 DELLA SCUOLA DI ADDESTRAMENTO DEL SISDe




Signor Ministro, Autorità, Signor Direttore, Colleghi,
ho l'onore ed il privilegio di porgere a tutti il benvenuto e di dichiarare aperti i lavori di questa giornata.
Il processo di trasformazione, in atto presso tutta la Pubblica Amministrazione, attribuisce alla formazione del personale un ruolo centrale e determinante.
In nessuna organizzazione, pubblica o privata, è infatti possibile ottenere un miglioramento dei livelli di efficienza e di efficacia ove non si provveda ad elevare la preparazione tecnico-professionale del personale in ogni sua componente. In tale ambito, il 18 settembre 1998, il Consiglio dei Ministri ha approvato un Decreto Legislativo in materia di organizzazione e di rapporti di lavoro nelle amministrazioni pubbliche. Il provvedimento, che nello stabilire alcune correzioni di rotta, completa la riforma del pubblico impiego partita nel 1993, pone particolare attenzione alla formazione del personale. La notizia di questa iniziativa ha ottenuto l'attenzione dei media; in particolare è stato sottolineato come, dopo aver superato il concorso per esami, il futuro Dirigente dello Stato, anteriormente al conferimento del primo incarico, dovrà frequentare un ciclo di attività formative organizzato dalla Scuola Superiore della Pubblica Amministrazione.
Tra queste attività sono previsti anche stages presso amministrazioni italiane e straniere, istituti o aziende pubbliche o private.
Alla stessa progettualità normativa si è ispirato il legislatore quando si è occupato di classificazione del personale dipendente delle amministrazioni del comparto regioni e autonomie locali.
In sintesi, nel contesto della cosiddetta "riforma Bassanini" il miglioramento della funzionalità degli uffici, l'accrescimento dell'efficacia ed efficienza dell'azione amministrativa e l'ottimizzazione delle risorse umane sono concetti direttamente correlati alla necessità di predisporre adeguati ed organici interventi formativi da sviluppare in base a programmi pluriennali.
La Scuola di Addestramento del SISDe, che oggi inaugura l'anno accademico 1998/1999, ha da tempo percepito la necessità di rinnovamento ed ha fatto conseguentemente collimare il suo progetto di formazione con le esigenze di un moderno servizio di intelligence.
Superata una prima, delicata, fase educativa di orientamento del personale alle peculiari attività del servizio di istituto, la formazione prevede lungo tutto l'arco della permanenza nell'organismo di informazione la frequenza di corsi di qualificazione, di specializzazione e di aggiornamento professionale che punteggiano, come episodi formativi di elevato contenuto, tutta la carriera di un operatore di intelligence.
Ho parlato di peculiarità del nostro servizio di istituto non a caso. Un operatore di intelligence non si improvvisa dall'oggi al domani: lo studio della storia dell'intelligence fa rilevare che le organizzazioni statuali più significative, in ogni epoca, hanno sempre affidato ad operatori "sicuri", in possesso di specifica preparazione professionale costruita su una solida esperienza operativa, il lavoro - necessariamente discreto - in un settore di intervento delicato, nel contempo vitale per ogni Nazione veramente intenzionata a proteggere il proprio Sistema-Paese dall'insidia di spinte destabilizzanti ed eversive sia di matrice interna che esterna.
La reale attività di intelligence si discosta, mi si perdoni l'ovvietà, dall'immagine proposta dalla fiction, che rappresenta archetipi di operatori probabilmente accattivanti ma lontani dalla realtà operativa: il mestiere dell'intelligence si fonda sull'esperienza, sulla scrupolosa ed attenta preparazione professionale, sulla tenacia, sulla paziente quotidianità di lavoro non appiattita dalla routine ma pronta a recepire stimoli, indicazioni e suggerimenti provenienti dai più qualificati settori della cultura, dell'industria, dell'economia.
Le puntuali e mirate disposizioni del Direttore del Servizio hanno identificato una linea didattica fondata sulla consapevolezza che l'isolamento rende più difficoltoso il processo formativo (spesso ne è l'esatto contrario); recepito tale input la Scuola può testimoniare la propria apertura al mondo della cultura in quanto annovera, tra i propri insegnanti, docenti tratti dalle più prestigiose istituzioni universitarie. In questo anno accademico la Scuola apre ancor di più le sue porte ammettendo ad alcuni corsi di specializzazione frequentatori appartenenti alle Forze dell'Ordine. Viene offerta così agli allievi e docenti, un'altra preziosa occasione di confronto che, sono certo, arricchirà ulteriormente i contenuti delle lezioni.
I più significativi percorsi di formazione programmati per il 1998-99 sono: il secondo e terzo corso per analisti, i corsi di specializzazione che conferiscono la qualifica di operatore di tecnointelligence, i seminari di management per direttivi e dirigenti, i numerosi seminari sulle più attuali tematiche di interesse operativo, l'intenso ciclo di conferenze che costituisce il contatto più vivace ed immediato con le più prestigiose espressioni del mondo politico-istituzionale, della cultura e dell'economia.
A tutti coloro che prenderanno parte a questo progetto un augurio di buon lavoro.
A nome di tutta la Scuola, rivolgo un pensiero commosso alla memoria della nostra insegnante di lingua inglese, Dottoressa Carla Cimino, che ci ha lasciato recentemente, in giovane età. Il ricordo della sua professionalità e della sua semplicità sarà sempre gelosamente custodito da quanti hanno avuto il privilegio di essere suoi allievi e colleghi.
Grazie.


Signor Ministro,
la Sua presenza, per la prima volta presso questo Servizio, ci dà particolare lustro e orgoglio. Grazie di cuore perché, nonostante insediata da poco e già alle prese con i complessi e delicati impegni connessi alla responsabilità di Ministro dell'Interno, ha inteso dedicarci parte del Suo tempo, confermando l'impegno già concordato con il precedente Ministro Giorgio Napolitano.
Il quale, assente per altri impegni, mi ha fatto recapitare proprio un'ora fa una lettera che ho piacere di leggere:
"Caro Prefetto Stelo,
nel ringraziarLa per l'invito, rivolgo a lei e ai suoi collaboratori i più vivi auguri per il nuovo anno accademico che oggi prende inizio. Colgo l'occasione per rinnovarLe - alla luce dell'esperienza compiuta in questi anni - l'espressione del mio sincero apprezzamento per la collaborazione su cui ho potuto contare e del mio fermo convincimento circa l'essenzialità del contributo che il Servizio è chiamato a dare, nel nostro come negli altri Paesi democratici, alla causa della sicurezza delle Istituzioni e della convivenza civile".
A Lui rinnovo un sentito sincero ringraziamento per aver sostenuto il riordino e il rilancio del Servizio, particolarmente in taluni momenti, e soprattutto per la Sua funzione di garanzia istituzionale.
Problemi di capienza della sala - come si vede - non hanno consentito un'ancora più ampia partecipazione, soprattutto del personale del SISDe, per il quale sono state allestite videoconferenze in altri locali. D'altra parte, la presenza dei vertici delle Istituzioni è ambita, dal nostro Servizio, non per mero cerimoniale o rituale formale, ma perché rappresenta il nostro "testimonial", provocatoriamente potrei dire il nostro ufficio stampa, in un ambiente giustamente connotato, per altri versi, dalla riservatezza.
Un primo grazie in questa importante occasione va quindi al personale, per l'impegno, la volontà di migliorare, la solidarietà, lo spirito di sacrificio, e ad esso va un sincero augurio di buon lavoro.
Un ricordo commosso mi sento di condividere per la citata dottoressa Carla Cimino, che mi sembra di rivedere nel mio ufficio quando, nonostante il male ormai avanzato, venne per ricevere, con altri, la soddisfazione di un apprezzamento.
Un grazie affettuoso rinnovo al mio predecessore Gaetano Marino e ai colleghi Berardino e Battelli, con i quali si sono nel tempo rafforzati il comune sentire su questioni che interessano i Servizi tanto nel loro complesso quanto nei rispettivi ambiti di competenza nonché la solidale condivisione sia di quotidiani momenti di tensione che di stimoli positivi per il nostro lavoro.
Ringrazio sentitamente il Garante per la "privacy", Prof. Stefano Rodotà, per l'onore della prolusione: la Sua presenza è significativa. Devo rammentare il primo accesso svolto dall'Autorità presso i Servizi, in cui la puntualità della ricerca si è proficuamente coniugata con la "trasparente" collaborazione fornita dagli organismi di intelligence.
Un caloroso saluto, infine, a tutti gli intervenuti. Chiedo scusa sia perché, per ragioni di tempo, non ho l'opportunità di citare tutti, sia per le possibili imperfezioni del cerimoniale. Rivolgo dunque il saluto del SISDe ai Sottosegretari all'Interno e alla Difesa (un augurio soprattutto ai nuovi), ai Presidenti delle Commissioni parlamentari (un grazie, mi si permetta, al presidente Frattini e al vicepresidente Papini del Comitato parlamentare di controllo sui Servizi, per la correttezza dei rapporti e per gli interventi tempestivamente e puntualmente effettuati nei riguardi dei Servizi), ai rappresentanti della Presidenza del Consiglio, della Magistratura ordinaria e amministrativa, dell'Avvocatura Generale dello Stato (grazie all'Avvocato Generale per la costante attenzione alle ragioni di tutela dell'attività del Servizio e agli avvocati Caramazza e Figliolia, che ne sono la concreta testimonianza in relazione a una vicenda in corso sulla cui rilevanza accennerò in seguito), agli amici e ai colleghi del Ministero dell'Interno, delle Forze dell'Ordine, degli Organismi interforze, delle Scuole. Un affettuoso saluto al collega Prefetto di Roma, in prossimità del collocamento a riposo.
Oggi inauguriamo il V anno accademico: ringrazio il Direttore della Scuola per la sintesi, e l'efficienza del suo intervento: devo dare atto della continuità delle iniziative di formazione volte a soddisfare, pur nella limitatezza delle risorse disponibili, l'esigenza della formazione e dell'aggiornamento soprattutto in tema di intelligence, un metodo di lavoro che, non facile da rendere operativo, richiede veri professionisti, preparati e dinamici, pronti a cogliere tempestivamente i nuovi scenari e le emergenti minacce.
Debbo rivolgere ancora un sentito ringraziamento ai Docenti, a quelli di ieri e a quelli di oggi, che hanno partecipato ai frequentatori dei Corsi e dei seminari della Scuola la cultura, le esperienze e le conoscenze di cui sono autorevoli e competenti portatori.
Il 4 novembre ho maturato due anni di direzione del SISDe.
L'anno scorso ebbi già a tracciare un bilancio, invero soddisfacente, delle iniziative adottate e dei risultati conseguiti; un altro anno è trascorso, con difficoltà e problemi, ma con un bilancio che ritengo altrettanto positivo.
I giudizi, naturalmente, non spettano a noi e sicuramente ci sono richiesti ulteriori sforzi e miglioramenti. Tuttavia, mi sento di ripetere, e mi rivolgo particolarmente al personale, che considero il bilancio positivo, nei limiti delle risorse umane, finanziarie e strutturali che ci sono assegnate.
Non intendo tediarvi con resoconti analitici, anche per esigenze di tempo, ma voglio sintetizzare talune iniziative di rilievo.
Prosegue l'attuazione del programma di globale informatizzazione del SISDe, che consente fin d'ora una gestione certa, rigorosa e sicura del carteggio. Su tale questione si è intervenuti con numerose direttive e istruzioni interne volte ad assicurare la ricostruibilità delle linee di condotta seguite e la trasparenza di esse rispetto a quanti siano legittimati a prenderne cognizione. Al riguardo, mi piace ricordare l'apertura - per la prima volta - degli Archivi del Servizio rendendo consultabile il c.d. Dossier Achille ai componenti del Comitato Parlamentare di controllo presso gli uffici della Direzione; i continui rapporti, improntati alla massima chiarezza e trasparenza, con l'Autorità Giudiziaria, non di rado invitata alla diretta visione della documentazione necessaria alle indagini; inoltre, quanto alla gestione dei fondi riservati, la loro motivata rendicontazione, trasmessa periodicamente al Ministro, corredata di tutta la documentazione, poi conservata e sigillata come da puntuali vigenti disposizioni governative.
Rammento infine la proposta del Servizio per l'istituzione di Commissioni composte da persone di indubbia autorevolezza e provata professionalità, per esaminare il carteggio d'archivio degli anni passati, con riguardo alla aderenza di tale documentazione ai fini istituzionali di tutela della sicurezza dello Stato. Tale proposta ha portato a un progetto di nuova direttiva per l'esame del CIIS nelle prossime riunioni. Ciò proprio nell'auspicio di contribuire a chiarire le cosiddette "zone grigie" del passato, periodicamente richiamate, che possono costituire un'ipoteca al libero e autorevole esplicarsi dell'attività del Servizio nel presente e nel futuro.
Cito ancora la definizione della situazione giuridica degli immobili occupati dal Servizio, anch'essa fonte di problemi nel passato, e la rimozione della sopraelevazione metallica della struttura di Colle Oppio; i nuovi criteri, predeterminati e oggettivi, di selezione del personale proveniente dalle forze dell'ordine, volti ad acquisire specifiche professionalità da utilizzare nel Servizio (e qui ringrazio i Vertici delle Forze di polizia per la collaborazione che di certo forniranno) e, soprattutto, il riassetto interno del Servizio, ovviamente a legislazione vigente, finalizzato a semplificare e razionalizzare l'organizzazione in termini di puntuale individuazione di settori, competenze, livelli di responsabilità del personale, nell'ottica di rafforzare l'efficacia di una struttura organizzativa che sia il supporto del prodotto finale, cioè dell'intelligence.
Così l'Ufficio Schengen, il cui lavoro è apprezzato dai funzionari degli organismi esterni interessati all'attuazione del trattato e dallo stesso Presidente del Comitato Parlamentare Schengen, e la Rivista del SISDe "Per aspera ad Veritatem", sempre più richiesta, nostra "antenna" all'esterno, e unica sede, finora, in Italia, di approfondimento culturale delle tematiche dell'intelligence, che entrerà nell'Agenda dei Giornalisti 1999 e che presto disporrà di un sito Web sulla rete Internet.
La riduzione dei fondi di bilancio, assegnati in misura sempre minore dal 1993 (45% in meno), con lo stillicidio degli assestamenti approvati a fine anno, nonché il sostanziale blocco delle assunzioni che ha determinato un trend continuo di diminuzione del personale, non hanno di certo agevolato l'esplicazione delle potenzialità dell'intelligence, le attività di programmazione e progettazione ed anche il necessario aggiornamento del patrimonio informatico-tecnologico e del personale; pur tuttavia i risultati consentono di affermare che l'intelligence è stata anche quest'anno tempestiva, puntuale, proficua, negli ambiti istituzionali assegnati, e cioè dell'eversione, del terrorismo e della criminalità organizzata (non a caso sono presenti il Presidente della Commissione Antimafia ed il Procuratore Nazionale Antimafia).
Non è possibile in questa sede entrare nel dettaglio, ma, traendo conferma dalle numerose operazioni positivamente concluse in Italia dalle Forze dell'Ordine su input informativo o supporto tecnico del Servizio, posso citare i più importanti terreni di confronto del più recente periodo: la sempre incombente problematica dell'immigrazione con le sue note implicazioni e patologie (grazie al Sottosegretario Sinisi per averne fatto cenno al Senato); il terrorismo islamico; la inquietante connessione micro-macro criminalità; la perdurante valenza della criminalità organizzata in termini di diretta aggressione allo Stato e alle sue articolazioni e l'inserimento di essa non solo nell'economia legale e nei processi produttivi ma anche nel mondo dei beni culturali, della musica e dello sport; l'ecomafia e lo smaltimento illecito dei rifiuti (anche al riguardo non a caso è presente il Presidente della Commissione Parlamentare); le crescenti criminalità di origine straniera (mafia russa, nigeriana, albanese, cinese).
Non ultimo, il settore dell'intelligence economica, vitale per la sicurezza dello Stato, che per il Servizio si configura soprattutto quale apporto ad una puntuale informazione su possibili patologie emergenti nel sistema Paese.
Non a caso il SISDe partecipa presso il CESIS ad un gruppo di lavoro - con tutte le componenti dello Stato interessate - che ha il compito di definire obiettivi, modalità e sinergie di un moderno approccio al problema.
Infine, voglio citare - insieme con l'attenzione a sempre attive velleità estremiste interne - l'impegno del Servizio in direzione di problematiche per la sicurezza proiettate nel prossimo futuro: Giubileo, biotecnologie, criminalità informatica; nuove e più massicce ondate migratorie e possibilità di riproposizione all'interno delle comunità di immigrati dei conflitti presenti nei paesi di origine.
Comprendendo e seguendo la continua evoluzione del panorama della minaccia in conseguenza della progressiva globalizzazione/interazione non solo dei mercati ma anche dei modelli socioculturali e politico-istituzionali.
Le nostre relazioni semestrali, che si soffermano su quanto emerge su tali temi, vengono ormai ciclicamente pubblicizzate dagli organi di informazione con benevola attenzione e sottolineature generalmente positive.
L'attività di intelligence è però in concreto ancora condizionata dalla soluzione di alcune problematiche di carattere generale, soluzione necessaria per eliminare l'altalena "del dover far tutto o nulla" in cui ci si trova talora coinvolti in relazione a realtà operative specifiche.
Rammento che è ancora da definire la vicenda dell'incriminazione di funzionari per una operazione effettuata in cooperazione con la Polizia di Stato nel 1991 in Bologna nei confronti di un sospetto terrorista segnalato da Servizio straniero e in concomitanza di attentati terroristici in Italia.
La Corte Costituzionale ha tenuto un'udienza il 13 ottobre u.s. in ordine al secondo conflitto di attribuzioni sollevato dal Governo dopo una complessa procedura; siamo in attesa della decisione, speriamo conclusiva, che si auspica ancora favorevole sulla questione di diritto e che intervenga prima dell'udienza dinanzi all'A.G. di Bologna prevista per il prossimo gennaio, salvaguardando la tutela di chi ha operato nell'interesse esclusivo della sicurezza nazionale.
Il SISDe al riguardo ha già fatto e farà giurisprudenza sul tema, che è la tutela del segreto, spero - ripeto - in positivo; ed è costante l'attenzione dei Servizi collegati e del personale riguardo alla conclusione della vicenda.
Nel contesto della inviolabilità dei diritti fondamentali, il problema specifico è quello di garanzie adeguate per gli operatori dei Servizi affinché - nell'ambito di progetti di intelligence singolarmente predefiniti e quindi controllabili - possano svolgere attività "non convenzionali", finalizzate ad obiettivi non altrimenti raggiungibili e di precipua rilevanza per la sicurezza dello Stato, che la stessa Corte ha definito "interesse preminente" rispetto a tutti gli altri pure costituzionalmente garantiti.
Argomento oggetto di preannunciate modifiche normative in sintonia con quanto previsto in altri ordinamenti e come auspicato già dalla stessa Corte Costituzionale.
Riguardo poi alla fuga di Gelli soggiungo solo un grazie a quanti hanno ricondotto la questione nei corretti ambiti di competenza, e cioè, per quanto concerne il Servizio, nel contesto della ricerca informativa.
Ancora. Il nostro supporto tecnico è apprezzato da tutti i suoi fruitori, e al riguardo mi piace ricordare, parafrasando autorevole organo di stampa, come lo stesso sia non più "sinonimo di ambiguità e di deviazione, ma al contrario di rigorosa scienza autorevolmente applicata alle indagini".
Si tratta di problemi fondamentali per l'esistenza e l'essenza del Servizio stesso e di non agevole soluzione, di qui l'esigenza di por mano alle necessarie modifiche della legge 801 per rendere esplicito, e comunque disciplinare quello che nella legge, a mio avviso, potrebbe considerarsi implicito ma è bene sia chiarito.
Ciò anche per far fronte a in verità sempre minori coinvolgimenti non provati, confusioni, dietrologie o triangolazioni amplificate dagli organi di informazione.
Non possiamo replicare a chi, a seconda le emergenze, chiede "cosa hanno fatto i Servizi?"; il silenzio è per noi la regola come per i colleghi degli altri Paesi, ove però la riservatezza e il riserbo sono anche verso i Servizi. Anche gli organismi di intelligence con il loro personale (patrimonio di uomini e di donne impegnato, come altre strutture, al servizio dello Stato) e gli stessi Direttori hanno diritto alla tutela delle loro posizioni soggettive, da difendere anche pubblicamente se necessario ed in ogni sede (e ho l'impressione non sia sufficiente l'anglosassone I am sorry).
Sul punto mi è gradito richiamare una decisione, appresa l'altro giorno, con cui un Tribunale Civile ha condannato un giornalista e la Società editrice al risarcimento dei danni e al rimborso delle spese, con pubblicazione della sentenza sul giornale che ebbe a ospitare un articolo ritenuto diffamatorio da un nostro funzionario.
Ancora. Consentitemi al riguardo di citare il collega della CIA che ha recentemente rilasciato una dichiarazione al New York Times e alla Stampa di Torino circa il ruolo svolto dalla CIA stessa nelle trattative fra Israele e ANP, e soprattutto la partecipazione ai controlli sull'attuazione dell'accordo raggiunto: al di là del compito a 360° affidato alla CIA, mi ha confortato la precisazione del collega nei riguardi di "fraintendimenti" che lui stesso definisce "tributo inevitabile al lavoro".
Mi avvio alla conclusione.
Il tema della riforma riprende vigore; un saluto ed un augurio al Vice Presidente del Consiglio On. Mattarella, delegato, fra l'altro, al riguardo, ed un impegno a collaborare: d'altra parte proposte sono state già avanzate dagli organismi di intelligence.
Necessitano limitate modifiche: che siano volte soprattutto a valorizzare l'attività di intelligence; che guardino in prospettiva e non solo al passato; quindi che amplifichino ulteriormente il ruolo politico del Governo e del Comitato Parlamentare; che sanciscano, come già detto, le garanzie funzionali ed i progetti di intelligence con i relativi controlli; che definiscano ordinamento e forza organica, status e trattamento economico del personale, i contesti di competenza fra i due Servizi e con le forze dell'ordine; che aggiornino le norme in tema di disciplina del Segreto di Stato e della tenuta del carteggio; che provvedano alla dotazione tempestiva e adeguata di fondi (mi si consenta un inciso, e mi rivolgo al Signor Ministro e agli illustri presenti: speriamo che quest'anno non si rinnovino ulteriori tagli di bilancio, che non potrebbero non riflettersi sulla operatività del Servizio).
Della riforma vogliamo essere partecipi, senza pregiudizi e prevenzioni che, l'esperienza insegna, portano solo a traumi e delegittimazioni per gli apparati; ed i Servizi, con i loro operatori e a prescindere dalle persone dei Direttori, hanno bisogno di questa fiducia e di serenità, anche per l'oggi, nell'attività di tutti i giorni, perché c'è ancora da fare e da migliorare, sempre al servizio del Parlamento, del Governo, della collettività, della Nazione intera.
Fiducia e serenità che riteniamo di meritare e che comunque dobbiamo meritare.
Signor Ministro
mi permetta di affermare che, per quel che posso conoscerLa, il Servizio non può che confidare in Lei, ma al contempo Lei può confidare in noi e nell'immutato impegno ad andare avanti, negli ambiti istituzionali e secondo le direttive e le priorità del Governo.
Mi scuso per la durata dell'intervento e per qualche apparente "forzatura" ma la presenza del neo Ministro e di tutti voi ha costituito una occasione preziosa da non perdere.
Grazie per la pazienza e per l'attenzione.


Ministro, Autorità, Direttori dei Servizi, Signore e Signori, non intendo questa occasione come un fatto formale o di puro cerimoniale: vediamo in questo incontro un momento significativo del rapporto tra organi dello Stato collocati in snodi delicatissimi della vita istituzionale e sociale.
Ho usato il plurale per una ragione. L'importanza che noi annettiamo a questo incontro è testimoniata dal fatto che tutti i componenti dell'Autorità garante, il Vice Presidente Prof. Santaniello, il Prof. De Siervo, l'Ing. Manganelli hanno ritenuto doveroso essere presenti.
Proseguiamo una collaborazione cominciata nelle non accoglientissime stanze di via della Chiesa Nuova e che fino a questo momento, a nostro giudizio almeno, si è svolta in modo conforme a quella che è la finalità della legge che ha voluto finalmente consentire anche in Italia una adeguata tutela dei dati personali.
Non era una impresa facile, non lo sarà probabilmente in futuro. L'importante è che sia cominciata, come si usa dire, con il piede giusto: e questo incontro di oggi, dunque, è per noi anche un'occasione ulteriore di verifica delle modalità e delle possibilità di collaborazione necessaria, perché certamente l'entrata in vigore della legge 675 e la sua applicazione anche ai Servizi di Sicurezza rappresenta, anche rispetto alla tradizione di altri Paesi, alle indicazioni di documenti internazionali, una novità, se volete possiamo anche adoperare il termine rottura, di grande portata.
In questa applicazione ai Servizi di Sicurezza di una disciplina sulla tutela dei dati personali si può riscontrare la manifestazione estrema di quelli che io da anni vado chiamando i paradossi della privacy, che ho avuto prima modo di studiare in vitro e che oggi vedo nella vita quotidiana; normative queste sulla tutela dei dati personali, che nascono intorno a un bisogno di assicurare riservatezza a questi dati e che si risolvono in molte situazioni in una accresciuta trasparenza sociale.
Questo è il fatto più significativo: fino all'entrata in vigore di questa legge, cioè all'8 maggio dell'anno scorso, ai cittadini era preclusa la possibilità di conoscere quali informazioni fossero raccolte sul loro conto da soggetti pubblici o privati, circostanza che rappresentava un fattore di straordinaria opacità sociale, di incontrollabilità dei detentori dell'informazione e, quindi, non credo di forzare i termini della situazione nel dire di "limitata democrazia" in questo settore.
Il capovolgimento è stato radicale anche perché non ci siamo trovati di fronte semplicemente all'aggiunta burocratica di un soggetto di controllo ad altri soggetti, ma alla immediata diffusione sociale del potere di controllo. I cittadini non hanno bisogno, ordinariamente, di intermediari per garantire i loro diritti in questa materia, ma al Garante si rivolgono solo se, esercitato il loro diritto di accesso, si trovano in condizioni di non essere soddisfatti.
Dunque, siamo in presenza della creazione di un potere sociale che rende trasparenti i comportamenti, anche quando l'accesso diretto non è possibile, come nel caso dei Servizi di Sicurezza, per i quali l'intermediazione del Garante diventa passaggio necessario. è necessario, dunque, identificare immediatamente le peculiarità della materia di cui dobbiamo occuparci, che tuttavia, malgrado questa doverosa cautela, presenta caratteri di rottura non solo di abitudini, ma di schemi operativi sui quali è necessario riflettere. La portata dell'innovazione è grande, non solo perché in questo modo si aprono le porte dei Servizi ai cittadini, ma perché si aggiunge un fattore di innovazione istituzionale forse davvero senza precedenti, e cioè l'inopponibilità in questi casi del segreto di Stato.
Dalla somma di questi elementi si può trarre materia per una profonda riflessione istituzionale, a tal punto che ci si potrebbe persino chiedere se in questa occasione il legislatore non sia stato in qualche misura inconsapevole della portata della innovazione o della rivoluzione istituzionale. Io non ho mai ispirato il mio lavoro a quella categoria terribilmente ambigua che è la svista del legislatore, anche se la mia lunga permanenza parlamentare di sviste me ne ha fatte vedere tante (e forse sono stato qualche volta anche partecipe). Credo però, che in queste materie la maniera corretta di affrontare le questioni sia quella di partire dalla scelta del legislatore e dalla sue ragioni.
Siamo di fronte ad una situazione nella quale il legislatore poteva certamente, in base ai dati complessivi, escludere i Servizi dall'applicazione della disciplina in materia. In realtà ha fatto un'operazione molto impegnativa, secondo me di grande civiltà, che attribuisce al sistema istituzionale italiano una capacità di attrazione rispetto ad altri sistemi, come già stava avvenendo in altri settori.
Ci troviamo di fronte a un bisogno istituzionale e politico al tempo stesso. è importante rileggere l'intero sistema alla luce dell'inserimento in esso della legge 675, in particolare dell'articolo 1, che peraltro riprende, arricchendole, le indicazioni contenute in documenti internazionali nella direttiva europea di riferimento, che introduce una novità di grande rilievo dal momento che "il trattamento dei dati deve svolgersi nel rispetto dei diritti, delle libertà fondamentali, nonché della dignità delle persone fisiche con particolare riferimento alla riservatezza e alla identità personale".
Si tratta di un articolo che può essere anche letto come una pura dichiarazione di principio, come tante volte accade per gli articoli che aprono le leggi, privato di immediata forza normativa, confinato nel regno delle buone intenzioni. Ma l'Autorità garante non ha lavorato in quest'ottica, bensì lo ha considerato la bussola del proprio lavoro, come un momento di innovazione istituzionale, poiché allarga lo stesso ambito dei diritti fondamentali con questo impegnativo assumere, nell'ambito del sistema, categorie come la riservatezza e l'identità personale che avevano trovato riconoscimento soprattutto nel lavoro degli studiosi e nell'attenzione particolare di istituzioni come la Corte Costituzionale o la Magistratura ordinaria. La riflessione ci impone di guardare anche altri Paesi, come per esempio la Germania, dove il Tribunale Costituzionale Federale, intervenendo con una decisione storica riguardante il censimento del 13 dicembre 1983, ha ritenuto diritto fondamentale il diritto all'autodeterminazione informativa dei cittadini, introducendo dunque nel sistema costituzionale una rilevante novità.
Ci troviamo, dunque, di fronte ad una scelta del legislatore italiano che, da una parte introduce un ampliamento del catalogo dei diritti fondamentali che obbliga a riflettere più attentamente sul bilanciamento degli interessi; e, dall'altra, trova comunque modo - come ricordava prima opportunamente il Prefetto Stelo e come ha esplicitamente affermato l'anno scorso, nella sua bella prolusione, il Presidente Luigi Scotti - di ridefinire e collocare con correttezza nel sistema, grazie anche ad una sentenza della Corte Costituzionale, la categoria della sicurezza nazionale.
Naturalmente nelle scelte del Legislatore non è presente soltanto una volontà astratta di dar applicazione o rilevanza a principi o diritti. Il legislatore si muove anche sul filo della storia e della politica e sarebbe ipocrita da parte mia non dire in questa sede - e lo possiamo dire proprio perché il clima è cambiato - che quel tipo di normativa rappresenta non tanto una risposta ai sospetti, alle accuse, alle provate questioni di non fedeltà che hanno afflitto in anni passati i nostri Servizi, quanto piuttosto l'individuazione di un terreno corretto per ricostituire anche il circuito di fiducia tra istituzioni e cittadino.
Questo è un punto di grande rilevanza. Devo dire che il nostro rapporto con i Servizi, certamente uno dei più difficili dal punto di vista istituzionale, è stato molto più semplice rispetto alle difficoltà che incontriamo con Amministrazioni che hanno problemi infinitamente minori, ma che si arroccano intorno alla difesa di piccole prerogative che complicano sicuramente il lavoro di tutti e pongono queste amministrazioni di fronte ai cittadini in una anacronistica e inutile posizione di difesa non tanto di prerogative, quanto di piccoli privilegi, che sicuramente non è ciò di cui si ha bisogno in una fase in cui appunto si cerca di ricostituire il circuito di fiducia con i cittadini.
Ci siamo trovati di fronte a problemi che gli stessi dirigenti dei Servizi hanno colto immediatamente, altrimenti non avremmo individuato un terreno comune di confronto: e i problemi non erano di poco conto. è stato chiaro fin dall'inizio che la trasparenza, che questo offrire il materiale dei Servizi a una forma ulteriore di controllo, rispetto a quelle già istituzionalmente previste, non era una mortificazione né delle professionalità, né delle loro prerogative, ma rappresentava una via istituzionale perché i Servizi si collocassero di fronte alla collettività, prima ancora che di fronte alle altre istituzioni, in una condizione che poteva consentir loro di esigere fiducia.
Questo è un punto che abbiamo ritenuto di particolare rilevanza, e che credo abbia consentito di superare difficoltà non irrilevanti: questioni quali quelle, ad esempio, relative alle modalità di accesso alla documentazione o riguardanti la comunicazione ai cittadini richiedenti del risultato dell'iniziativa del Garante, non erano di semplicissima risoluzione. Credo che il risultato sia di comune, reciproca soddisfazione e, più ancora, soddisfacente per gli interessati. Naturalmente tutto ciò si svolge in un contesto profondamente modificato non solo dalla indicazione normativa, ma dalle dinamiche tecnologiche in un ambiente segnato da una crescente sensibilità, e anche preoccupazione, dei cittadini per le modalità di trattamento dei dati che li riguardano, come testimoniano anche in altri ambiti le vicende di questi ultimi giorni.
Dobbiamo considerare l'insieme delle tendenze in atto, e riconsiderare quel quadro d'insieme, anche istituzionale, che l'anno scorso fu tracciato così limpidamente dal Presidente Scotti e sul quale non torno, ma che ruota intorno a tre questioni: la sicurezza e le nuove dinamiche socio-istituzionali; la riforma dei Servizi; le modalità concrete di interpretazione della legge 675.
Noi sappiamo bene che la sicurezza nazionale non è formula soltanto verbale. Ho fatto riferimento alla decisione della Corte Costituzionale, ma intendo richiamare anche gli atti internazionali più importanti in materia, perché non bisogna dimenticare che il tema di oggi è "diritti delle persone e politiche della sicurezza", e a questi diritti delle persone proprio negli atti internazionali si fa esplicito riferimento.
Penso, ad esempio, alla Convenzione europea dei diritti dell'Uomo del '50, dove l'articolo 8 prevede la possibilità di ingerenza pubblica, e quindi di limitazioni alla tutela della vita privata, per ragioni di sicurezza nazionale. Ma penso anche ad un trattato come quello di Schengen, dove l'attenzione per i diritti delle persone ed il bilanciamento effettuato con le esigenze di sicurezza è particolarmente significativo; e dove l'indicazione delle finalità per le quali le informazioni possono essere raccolte, le modalità di trattamento, i tempi relativamente o effettivamente brevi di conservazione delle informazioni, l'esigenza di autorità terze di garanzia delineano uno scenario istituzionale di cui dobbiamo tener conto, proprio perché queste diverse dinamiche sono state prese in considerazione e perché un accordo, per tanti versi criticato, mostra una sensibilità per i problemi dei diritti delle persone che non si ritrova in documenti internazionali che pure ai diritti delle persone esplicitamente fanno riferimento.
Questo ci dice però che le questioni della sicurezza vanno in parte trasferendosi ormai anche in sedi sovranazionali. Schengen, Europol ci danno indicazioni delle quali noi dobbiamo tener conto, e questo parziale trasferimento di competenze a livello europeo pone subito un punto fermo: l'insopprimibilità in questa materia delle autorità garanti. Voi sapete bene che l'astuzia della cronaca o della politica ha fatto sì che l'approvazione della legge 675 sia stata determinata più che da volontà deliberate, dalla necessità di rispondere ad una urgenza. Se il 31 dicembre 1996 non fosse finalmente stata approvata una legge apposita in materia, l'Italia non sarebbe potuta entrare a pieno titolo nell'accordo di Schengen; anche in questa, come in altre materie, siamo stati trascinati recalcitranti in Europa.
Una delle condizioni per l'ingresso nell'area Schengen era l'esistenza di un'autorità garante; sicché, come dico ogni tanto facendo anche irritare un po' gli altri componenti di autorità, l'unica autorità indipendente insopprimibile in Italia, a meno che l'Italia non decida di uscire da una serie di circuiti quali Schengen e Europol, è esattamente quella con cui dovete fare i conti.
L'Italia in questa materia ha fatto scelte sagge e razionali, che la collocano, per uno di quegli accidenti della storia e della politica, in prima fila in Europa. L'Italia ha dato attuazione precoce alla direttiva europea sulla protezione dei dati, allo stesso modo si è comportata per i servizi di telecomunicazione, per il documento elettronico e la firma digitale. Inoltre, è significativo avere il modo in cui si è venuto organizzando il controllo perché, accanto all'unificazione delle competenze parlamentari, si è avuta l'imputazione del potere esterno di controllo ad un garante.
In Europa, invece, si era manifestata la tendenza alla proliferazione dei centri di controllo - noi diremmo alla moltiplicazione delle autorità. Questa tendenza è stata beneficamente interrotta da una iniziativa dei nostri Ministri della Giustizia e dell'Interno che ha avuto non solo significativi echi sulla stampa internazionale, ma è stata anche ben accolta all'interno dell'Unione Europea. è soltanto l'inizio di un tragitto: c'è un gruppo che sta studiando questo tipo di problema, e credo che una razionalizzazione a livello europeo sia importante, perché la proliferazione dei centri di controllo può comportare non solo i conflitti negativi e positivi di competenza che tutti conosciamo bene, ma anche l'incapacità o l'impossibilità di avere una visione globale del fenomeno, che è appunto ciò a cui dobbiamo tendere.
A questo punto, tuttavia, credo che sia necessario tornare su una questione essenziale. Sappiamo che, in Italia, per ciò che riguarda i Servizi, già esistevano formalmente strumenti di garanzia, con un singolare paradosso: i cittadini italiani, sprovvisti di tutela nei confronti di quasi tutti i "raccoglitori" di informazioni, potevano trovare qualche tutela indiretta grazie ai controlli che sulle raccolte di informazioni dei Servizi di sicurezza avrebbero dovuto esercitare la Presidenza del Consiglio e il Comitato parlamentare.
Non intendo ricostruire in questa sede la storia travagliata dei rapporti tra istituzioni quali la Presidenza del Consiglio, il Comitato parlamentare e i Servizi, perché questa è consegnata a una pubblicistica copiosa e talvolta discutibile, ma anche ad atti parlamentari, molto impegnativi e assai meno discutibili. Si potrebbe ritenere, allora, che l'attribuzione ad un'autorità di controllo di poteri sui Servizi vada considerata soprattutto come una sorta di risposta alle indubbie debolezze o polemiche che hanno accompagnato il controllo politico governativo e il controllo parlamentare. Ritengo, invece, che questa non sia un fatto contingente o soltanto nazionale, ma rifletta la crescita indubbia della attenzione istituzionale per i diritti delle persone. Si sono venute infatti moltiplicando negli ultimi anni le "dichiarazioni di diritti", se posso adoperare questa espressione un po' enfatica, che riguardano appunto i diritti delle persone.
In realtà, il particolare riconoscimento dei diritti è ritenuto, nella stagione che stiamo vivendo, uno dei connotati stessi dei sistemi democratici, addirittura, vi è chi sostiene che siano i diritti fondamentali il segno che distingue i sistemi democratici dagli altri, dal momento che, ad esempio, le stesse procedure elettorali, quando non siano calate in un contesto nel quale i diritti fondamentali sono pienamente rispettati, rappresentano un elemento esclusivamente formale che non soddisfa i requisiti di una democrazia.
Questa è una tesi che si può anche discutere o circoscrivere nella sua portata, ma sicuramente individua una tendenza in questo momento rinvenibile negli atti internazionali, nelle Costituzioni più recenti, dove in taluni casi il diritto alla riservatezza assume appunto rango costituzionale. Il bisogno di tenere nel giusto conto i diritti delle persone assume una sua autonomia rispetto alle funzioni affidate ai controlli governativi e ai controlli parlamentari, che hanno certamente in maniera mediata anche la capacità di soddisfare questa esigenza, ma sono funzionalmente preordinati a finalità diverse. E dunque si tratta di un punto estremamente significativo e rilevante. Naturalmente tutto questo richiede un'attenta considerazione delle modalità procedurali attraverso le quali questo controllo/collaborazione può essere effettuato, e non è detto che, sulla base dell'esperienza, non si debba tornare anche su modalità procedurali. Vi sono certamente alcune questioni ancora aperte. Ne cito due in particolare, perché si tratta di quelle maggiormente dibattute, sia sotto il profilo teorico che pratico.
Lo scorso anno il Presidente Scotti manifestò perplessità su un punto molto delicato, e cioè la possibilità di utilizzare l'articolo 32, terzo comma, della legge 675 nel caso in cui vi fosse resistenza o rifiuto da parte dei Servizi di fronte a una iniziativa di accesso da parte del Garante sollecitata dai cittadini interessati. Se potesse, cioè, questo conflitto essere risolto dal Tribunale con l'autorizzazione prevista dalla legge in materia ovvero, come preferirebbe il Presidente Scotti, attraverso iniziative nelle sedi politiche e parlamentari.
La questione è difficile richiede riflessione, ma non voglio ipocritamente aggirarla proprio perché non ritengo questa un'occasione puramente protocollare.
Personalmente mi auguro che il problema rimanga affidato alle speculazioni degli studiosi, e non divenga mai concreto.
Ma certamente sarei assai preoccupato se si ragionasse soltanto in termini di scioglimento politico-parlamentare di un conflitto di questo genere, perché non vi è dubbio che ciò rischierebbe di rendere il conflitto più aspro, se si dovesse ritenere che non esiste una sede istituzionale terza idonea non tanto ad assicurare la prevalenza del punto di vista del Garante o dei Servizi, quanto a garantire al cittadino i diritti che gli sono attribuiti.
Anche perché, almeno per il momento, e penso che sia un momento destinato a durare, la possibilità di sciogliere una controversia di questo genere attraverso un conflitto tra i poteri dello Stato davanti alla Corte Costituzionale non appare praticabile proprio per il modo in cui la Corte Costituzionale ha ricostruito la figura delle autorità amministrative indipendenti in questa materia. Non intendo dire con questo che l'unica strada sia quella del rivolgersi al tribunale perché autorizzi o non autorizzi l'accesso, ma sicuramente si tratta di una strada indicata, rinvenibile nella legge, e sulla quale è opportuno riflettere.
La seconda questione riguarda un punto che ha avuto anche eco nelle parole pronunciate stamane dal Prefetto Stelo: e cioè qual è la copertura delle attività dei Servizi quando, per ragioni istituzionali, si trovano a collocarsi al di là di ciò che le norme penali o altre norme prevedono per tutti i cittadini e per gli stessi funzionari pubblici. In tali casi si pone in primo luogo una questione impegnativa e delicata per l'Autorità garante, riguardante l'interpretazione di una serie di criteri normativamente indicati, che sono quelli della pertinenza, completezza, aggiornamento, correttezza che, indubbiamente, assumono un significato particolare quando riferite all'attività dei Servizi. Questo riferimento alle caratteristiche particolari dei Servizi, tuttavia, non rappresenta una concessione che il Garante fa ai Servizi. Riflette, piuttosto, il difficile esercizio quotidiano delle funzioni del Garante che consiste appunto nell'applicazione di una legge giustamente concepita in termini astratti e generali ad una molteplicità, ad una serie di situazioni profondamente diverse tra loro, con ovvie necessità di adattamenti alle caratteristiche di ciascuna situazione considerata.
Leggendo i bollettini e la relazione presentata dal Garante al Parlamento, si potrà notare come il lavoro svolto spazi dai Servizi all'attività giornalistica, dalle banche al direct marketing, dalla salute ai compiti dei Comuni, dall'istruzione alla ricerca scientifica. Ed è ovvio che i criteri prima ricordati fortunatamente formulati dal legislatore in maniera elastica, assumono portata, significato, e valore diverso a seconda dei vari contesti in cui vanno ad inserirsi. è ovvio che il contesto dei Servizi segreti è sicuramente quello in cui la ricaduta interpretativa è particolarmente significativa: durata del trattamento e correttezza del trattamento dei dati, ad esempio, devono essere correlati alla finalità dei Servizi.
Ciò che assume però specifica rilevanza, e lo dico senza spirito polemico e nell'ottica della correttezza istituzionale, del circuito di fiducia con i cittadini, sono la pertinenza delle informazioni raccolte rispetto alle finalità istituzionali e l'eccedenza del trattamento delle informazioni rispetto alle attività svolte. Che altro sono le cosiddette deviazioni dei Servizi se non trasgressioni, oltre che ad altro, a questi che oggi sono divenuti criteri normativi? Quindi credo che proprio nell'interesse dei Servizi sia necessario che su questi aspetti l'interpretazione sia effettuata nel modo più rigoroso possibile, in primo luogo dagli stessi Servizi. Ci troviamo di fronte a una disciplina dotata di larghi margini di flessibilità per ciò che riguarda una serie di criteri, ma che fornisce indicazioni che richiamano l'istituzione Servizi, così come tutte le altre istituzioni pubbliche, a una severa attenzione alla compatibilità dei trattamenti delle informazioni con le finalità proprie dell'istituzione stessa.
Si tratta di una linea interpretativa che il Garante svilupperà, ma che credo possa essere opportunamente integrata sia a livello di regole interne, sia direttive della Presidenza del Consiglio prima ancora di eventuali, ulteriori aggiustamenti in sede di riforma dei Servizi, perché evidentemente i problemi esaminati in relazione ad alcune norme del codice penale e del codice di procedura penale fanno emergere profili generali che possono essere proposti anche per la legge sulla privacy.
Vorrei, però, che su questo punto non nascessero equivoci. Riflettendo sulla portata istituzionale e politica, nel senso più alto del termine, della modifica introdotta nel sistema della legge 675, credo, come ho già avuto modo di dire nel corso dell'audizione che la Commissione Iucci volle farmi, che sarebbe una cattiva scelta politica pensare di utilizzare la legge di riforma non dico per cancellare, ma per rendere poco significativa la garanzia prevista nei confronti dei Servizi della legge 675. Si tratterebbe di una scelta che avrebbe immediatamente una cattiva stampa, e l'opinione pubblica sarebbe certamente colpita negativamente dal fatto che una garanzia non elargita, ma prevista nel contesto che mi sono permesso di ricostruire in precedenza, venisse ritirata. Credo, quindi, che un chiarimento sul punto sarebbe tutt'altro che inopportuno, perché darebbe concretezza maggiore anche alle garanzie previste per i Servizi, eliminando alcuni dubbi e perplessità riguardanti aree nelle quali oggi c'è incertezza o discrezionalità eccessiva. Mi sembra, comunque, che il quadro della situazione sia stato delineato con molta nettezza e ritengo che all'interno di questo si possa lavorare proficuamente.
Ho giudicato importante fare questi riferimenti per indicare come, da una parte, ci siano dei limiti all'interpretazione che il Garante può dare della legge; e, dall'altra, per sottolineare che la sede idonea per alcuni chiarimenti, resi necessari della legge 675, è in primo luogo quella delle regole interne, sistematizzate e razionalizzate. Siamo consapevoli di quanto lavoro sia già stato fatto con apposite direttive, e le integrazioni eventualmente ritenute necessarie, potranno venire dalla legge di riforma.
Naturalmente questo tipo di iniziativa deve essere valutata in un contesto più generale, che è poi quello della moltiplicazione degli archivi che trattano informazioni sui cittadini con finalità non coincidenti, ma assai vicine a quelle che ispirano e guidano l'azione dei Servizi.
Qui esiste un problema che mi limito a ricordare perché ha costituito e costituisce oggetto di costante preoccupazione dell'Autorità garante e anche di qualche polemica, inutile quando non ispirata dal desiderio di fare chiarezza, ma piuttosto dalla diffidenza reciproca tra istituzioni. Il problema è legato alle enormi possibilità di raccolta e trattamento delle informazioni rese disponibili dalle tecnologie. Ma, come abbiamo avuto modo di dire in tante altre sedi e come ripeto qui come altrove, non tutto ciò che è tecnicamente possibile è anche politicamente legittimo, socialmente accettabile e giuridicamente ammissibile.
Stendere grazie alle tecnologie una rete a maglie fittissime sull'intera società, italiana o europea che sia, è certamente impresa che lascia estremamente perplessi per tante ragioni, a partire dalla sproporzione tra i mezzi impiegati e i risultati ottenibili (credo che in questa materia, senza nulla togliere alla rilevanza dei diritti fondamentali, anche l'analisi costi/benefici qualche risultato potrebbe dare). Va detto che tale realtà porrebbe comunque problemi delicatissimi di gestione e utilizzazione di grandi masse di informazioni, perché evidentemente, nel momento in cui queste grandi raccolte di informazioni diventassero disponibili, non dirò la tentazione, ma la propensione a utilizzarle in tutte le situazioni possibili diventerebbe molto elevata.
Nello stesso tempo, crescerebbe l'illusione, perché in molti casi è tale, che attraverso raccolte indiscriminate di informazioni cresca la possibilità di ottenere risultati utili, cosa che potrebbe avere anche effetti depressivi sulle capacità di indagine mirata, mentre con una più attenta riflessione, smaltita la prima sbornia tecnologica, sarà possibile cogliere la straordinaria attitudine delle tecnologie a favorire non già la indiscriminata raccolta di informazioni, quanto la capacità selettiva e la puntualizzazione della ricerca delle indagini. Questo è molto importante perché altrimenti possono determinarsi inquietudini sociali, e veri e propri contrasti con la legge, imponendo al Garante interventi volti proprio a salvaguardare l'equilibrio tra esigenze generali e tutela dei diritti individuali. Credo che la crescita dell'efficienza pubblica sia più legata al ricorso intelligente alle tecnologie che non alla loro utilizzazione massiccia.
Non è un obiettivo impossibile da raggiungere, né da perseguire in un regime di reciproche concessioni tra istituzioni, ma dev'essere legato ad un severo esercizio delle responsabilità di ciascuno. Il tratto di strada che le nostre istituzioni hanno finora percorso insieme, e la fiducia in una comune tensione per una tutela sempre più efficace dei valori democratici a cui nessuno può sottrarsi, inducono non a una generica dichiarazione di ottimismo, ma a manifestare la convinzione che si possa continuare a fare un buon lavoro.


Signor Direttore del Servizio, Signor Direttore della Scuola, signore e signori, Autorità, Colleghi parlamentari,
è con vivo piacere che partecipo alla cerimonia di inaugurazione dell'anno accademico della Scuola del SISDe, che si svolge a così breve distanza dalla mia nomina a Ministro dell'Interno.
Gli interventi di chi mi ha preceduto, ed in particolare l'interessante e ricca prolusione del Garante Prof. Rodotà, hanno toccato temi delicati e di grande attualità che mi inducono a svolgere alcune riflessioni.
Ma vorrei prima di tutto rivolgere un cordiale saluto al Direttore del SISDe ed a tutti gli operatori, che svolgono con professionalità e dedizione il loro impegno al servizio del bene comune e della collettività nazionale.
Sono ben consapevole che la difesa dello Stato democratico e delle sue Istituzioni, è condizione essenziale per la coesione sociale e per la pacifica convivenza civile. La difesa dello Stato è quindi un obiettivo primario della politica della Sicurezza e, in quanto tale, dell'azione del Ministro dell'Interno.
A tale impegno istituzionale intendo dedicare la massima attenzione, nella fermezza dei valori di lealtà e fedeltà alle Istituzioni democratiche, ma anche nella più rigorosa osservanza dei doveri di trasparenza verso la collettività nazionale.
E farò il possibile, per quanto mi compete, per portare avanti processi di rinnovamento delle strutture di informazione e di sicurezza ormai non più rinviabili e necessari non solo per renderle più efficienti, ma anche per ridefinirne, secondo una visione più moderna, organizzazione e funzionamento.
Voglio dire con estrema chiarezza che giudico preziosa ed irrinunciabile l'opera del SISDe, che non si esaurisce nella sola e mera raccolta di notizie, ma che si caratterizza soprattutto per l'attenta lettura, per la selezione e per l'elaborazione delle informazioni raccolte. Le analisi che ne derivano restano per le Autorità di Governo uno strumento fondamentale per far fronte al compito di garantire la sicurezza delle Istituzioni e dei cittadini.
Dobbiamo oggi fronteggiare minacce numerose e in parte nuove sia sul versante del terrorismo che su quello della criminalità organizzata, soprattutto nelle loro dimensioni internazionali. L'esperienza più recente ci ha inoltre posto di fronte al grave e persistente fenomeno dello sfruttamento dell'immigrazione clandestina da parte di organizzazioni criminali sempre più agguerrite e pericolose.
L'attività degli Organismi di informazione e sicurezza esplica, in questi casi, un'indispensabile funzione di prevenzione di ogni tipo di attività suscettibile di compromettere la sicurezza del Paese.
Sono convinta, d'altra parte, che la capacità di risposta dei Servizi va sostenuta anche con la disponibilità di tecnologie avanzate e con il costante aggiornamento professionale. La criminalità - e non solo quella eversiva o organizzata - già dispone di sofisticati strumenti che le hanno permesso di aprire agevolmente nuove frontiere del crimine.
E' reale il rischio di vanificare l'impegno, l'abnegazione, la professionalità degli operatori del SISDe ove non vengano posti nelle condizioni di agire con l'ausilio di supporti tecnici, che non possono essere inferiori a quelli di cui si avvalgono quanti operano al di fuori della legalità.
Mentre occorre non abbassare la guardia in relazione alla pericolosità delle minacce - di qualsivoglia natura - provenienti dall'interno del Paese, è ancora più necessario tener presente la confermata sussistenza di collegamenti tra le organizzazioni criminali o eversive esistenti in Italia e quelle attive in campo internazionale.
Il nostro Paese, tenuto anche conto della sua posizione geografica, costituisce da tempo luogo privilegiato di transito e base di sodalizi criminali stranieri, inseriti nei circuiti della illegalità e con dimostrati collegamenti con organizzazioni locali, realizzando così una sorta di internazionalizzazione del crimine.
Il contributo del Servizio alle Forze dell'Ordine, e di conseguenza all'Autorità Giudiziaria, è, pure in questo contesto, prezioso per elevare la capacità di contrasto da parte dello Stato.
La criminalità ha ormai da tempo diversificato i settori di interesse, estendendosi nel mondo finanziario anche internazionale ed inserendosi in nuove situazioni di emergenza, dalle quali riesce a trarre cospicui ed illeciti vantaggi.
Né, d'altra parte, vanno trascurati i fenomeni eversivi, anche in relazione ai tentativi di aggregazione su scala nazionale ed internazionale, che possono avere una valenza destabilizzante in particolare ove si inseriscano, nel nostro Paese, in situazioni di tensione sociale.
In questo contesto vanno pure attentamente analizzate forme esasperate di estremismo, anche di natura religiosa, che sfociano nell'integralismo e che intessono reti a livello internazionale.
Su tali problematiche gli Organismi di informazione hanno sviluppato un elevato livello di attenzione, intensificando la collaborazione con i Servizi stranieri.
Non vi è dubbio che, in questa fase, è indispensabile un'azione coordinata dei sistemi di difesa di tutti gli Stati democratici. Sempre più viene avvertita, da parte dei Servizi, l'esigenza di dover far parte di una "comunità di intelligence" che si sviluppa attraverso lo scambio di informazioni ed il confronto delle analisi effettuate sui fenomeni criminali.
Ritengo essenziale che i nostri Organismi di informazione operino in perfetta sinergia con gli omologhi Servizi stranieri, nei confronti dei quali occorre mantenere un indiscusso livello di credibilità e di affidabilità che deve fondarsi sulla legittimità e la riservatezza nell'agire dei nostri Servizi.
Tutto ciò presuppone, in primo luogo, uno stretto rapporto di fiducia con gli Organi di Governo responsabili della politica della sicurezza. Ma non basta: è essenziale che si crei una stabile situazione di fiducia con l'intera comunità sociale che deve essere consapevole della irrinunciabilità dell'azione di "intelligence" per la sicurezza delle Istituzioni e dei cittadini.
E' d'altra parte assolutamente necessario assicurare agli operatori del SISDe adeguate garanzie funzionali.
E', dunque, ormai necessaria una previsione normativa che individui tali garanzie per gli operatori, ma che si faccia carico al tempo stesso di stabilire regole più severe nei confronti di quanti potrebbero essere tentati di abusare della loro funzione.
Si tratta cioè di assicurare un attento bilanciamento di tutti gli interessi coinvolti nello svolgimento dell'azione di prevenzione anche per contemperare l'efficacia dell'attività del Servizio con la pressante, legittima richiesta di trasparenza che i cittadini rivolgono alle Istituzioni.
Ancora prima di assumere l'attuale incarico, ho seguito con attenzione il processo di rinnovamento avviato all'interno del SISDe.
So che, nel rispetto della vigente normativa, che ne regola l'attività, si sta da tempo operando per apportare tutti i correttivi necessari per rendere l'azione più rispondente alle attuali esigenze, anche attraverso un reclutamento più attento del personale e programmi di formazione che contribuiscano a creare serie ed indiscusse professionalità.
Lo stesso rapporto collaborativo ormai consolidato con la Magistratura, impegnata a chiarire vicende oscure che hanno segnato la vita del nostro Paese, è indice di un diverso atteggiamento del Servizio che si apre ad ogni utile, fattivo contributo.
E' parimenti doverosa e significativa l'attenzione prestata dal SISDe ai rilievi, alle proposte ed alle richieste formulati dal Comitato parlamentare per i Servizi di informazione e sicurezza, così autorevolmente presieduto dal collega On. Franco Frattini, nei confronti del quale confermo ogni forma di collaborazione.
Possiamo dire, oggi, che l'immagine del SISDe esce rinnovata da una situazione che nel passato aveva creato zone d'ombra che rischiavano di comprometterne la credibilità di fronte al Paese.
Se, dunque, molto è stato fatto utilizzando gli strumenti offerti dalla normativa vigente, sono comunque maturi i tempi per rivedere la legge sui Servizi di Informazione e Sicurezza così come il Governo, anche attraverso la delega conferita al Vice Presidente del Consiglio On. Mattarella, si propone di fare. Non sono in grado di fare anticipazioni perché in sede di Governo non vi è stato neanche un inizio di discussione collegiale, ma personalmente sono d'accordo con Rodotà sulla inopportunità di passi indietro rispetto alla legge 675/1996.
Non sottovaluto le difficoltà che sono alla base della elaborazione di un testo normativo che riesca a conciliare i molteplici interessi meritevoli di tutela.
E' mio intendimento approfondire gli aspetti più significativi della materia, anche per venire incontro alle esigenze del Servizio, ma già ora mi paiono evidenti alcune priorità. Tra queste vi è innanzitutto la necessità di definire in modo chiaro e preciso gli scopi istituzionali del Servizio; occorre poi individuare con precisione i diversi livelli di responsabilità politica, di coordinamento e operativa dei Servizi di informazione.
Occorre inoltre definire una regolamentazione dei limiti dell'attività informativa e della copertura istituzionale a tutela degli operatori per assicurare la massima riservatezza - anche a posteriori - del modus operandi e dei risultati conseguiti.
Non mi sfugge, inoltre, l'importanza di una nuova disciplina del personale che preveda modalità di accesso trasparenti, capaci di suscitare, all'esterno, l'interesse delle professionalità più adeguate.
La legge di riforma - desidero ripeterlo ancora una volta - deve tener conto del diritto dei cittadini alla trasparenza, trovando un delicato bilanciamento con la tutela del diritto alla riservatezza ed il preminente interesse dello Stato alla difesa delle Istituzioni e della collettività nazionale, che viene assicurata anche con l'attività dei Servizi.
Il nostro Paese ha compiuto un indiscusso passo avanti nella difesa dei diritti dei cittadini con l'emanazione della legge 675/1996.
Ricordo il lungo lavoro fatto alla Camera dalla Commissione Giustizia e l'impegno anche della Commissione Affari Costituzionali in sede di elaborazione del parere, lavoro fatto in stretto colloquio con il Governo, nel quale ha avuto un ruolo importante proprio il Presidente Scotti (più volte oggi ricordato) nella sua qualità di Responsabile del Legislativo della Giustizia. Anche se è certamente vero che l'ingresso in Schengen ha fatto da motore trainante, il legislatore ha deciso in modo convincente e ha avuto consapevolezza piena delle scelte fatte anche nei confronti dei Servizi.
Il sistema di controllo previsto dalla legge - la cui responsabilità è stata affidata ad un'Authority che con grande equilibrio ed autorevolezza è presieduta dal Prof. Stefano Rodotà - consente di assicurare l'indispensabile ed opportuno equilibrio tra gli interessi dello Stato e le garanzie poste a tutela dei cittadini in quella logica di democrazia sostanziale alla quale il Prof. Rodotà ha fatto riferimento.
In un sereno clima di scambio e confronto, che so già essere in atto con l'Ufficio del Garante, sarà possibile concertare le modalità di effettuazione del doveroso controllo della legittimità del trattamento di dati da parte dei Servizi.
Queste brevi considerazioni evidenziano solo parte dei problemi che riguardano l'attività del SISDe e sono consapevole che numerosi sono i nodi da sciogliere nel tentativo di perfezionare al massimo il nostro sistema di sicurezza.
Nell'affrontare le difficoltà che certamente ci attendono, so di poter contare sulla professionalità degli appartenenti al Servizio, sul loro spirito di sacrificio e sul loro indiscusso senso dello Stato.


(*) Prolusione tenuta dal Prof. Stefano Rodotà, Presidente dell'Autorità garante per la protezione dei dati personali, alla Cerimonia di Inaugurazione dell'Anno Accademico 1998-99 della Scuola di Addestramento del SISDe.

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