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GNOSIS n. 2/2012
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Antonio TETI

Sistemi di pagamento


Bitcoin
la moneta del Cyberspazio


Per alcuni decenni, la moneta elettronica è stata un’illusione inseguita da tutti coloro che credevano nella possibilità di creare uno strumento in grado di produrre stravolgimenti epocali nel settore dell’economia e della finanza. Potremmo essere giunti alla fase iniziale di questa rivoluzione monetaria, ma le conseguenze derivanti da un impiego su scala globale potrebbero rivelarsi particolarmente pericolose.
Foto da: http://siliconalgle.com


Nel corso dell’ultimo decennio, in funzione dell’evoluzione di Internet, i tentativi di realizzare una moneta cibernetica (cybercoin) o denaro digitale, sono stati molteplici e legati soprattutto al crescente utilizzo della Rete per il commercio elettronico (E-commerce). Il commercio online, a livello mondiale, è in crescente espansione e solo in Italia, secondo un recente studio condotto dall’osservatorio Netcomm-Polimi, si attesta a un +18% con un giro di affari stimato per il 2012 pari a 9,5 miliardi di euro. Naturalmente il sistema di pagamento elettronico rappresenta la “spina dorsale” su cui si basa l’E-commerce, che si traduce in un pagamento virtuale che sostituisce il passaggio fisico di denaro. Solitamente i sistemi di E-Cash sono gestiti da società private, che non necessariamente corrispondono a istituti di credito o società finanziarie. Sono prevalentemente aziende che operano nel settore dell’E-commerce, che sviluppano sistemi web-based mediante i quali è possibile ottenere denaro elettronico previo versamento su un conto corrente bancario di una somma di denaro fisico. Con il denaro elettronico è possibile eseguire qualsiasi operazione finanziaria con tutte le organizzazioni operanti in Internet o che sono convenzionate con i gestori di un particolare sistema di moneta elettronica. Naturalmente, per ogni operazione di esborso di denaro elettronico (riconducibile ad un acquisto di un bene/servizio), ne corrisponde una equivalente di prelevamento sul deposito che custodisce il denaro reale. La società che ha in deposito il denaro dell’utente si occuperà del trasferimento della somma alla struttura in cui l’utente ha compiuto l’acquisto. In sostanza si tratta di carte di pagamento che possono consentire di portare a termine transazioni finanziarie sicure, grazie all’implementazione di apposite procedure di autenticazione (1) .
Pertanto, le carte di pagamento nel corso degli ultimi anni hanno raggiunto una diffusione così capillare e crescente da incrementare anche il numero dei servizi fruibili esclusivamente attraverso il loro utilizzo. In funzione di questo successo si è verificato anche un sostanziale incremento delle carte prepagate (2) e delle carte di debito (3) .
La differenza sostanziale tra le carte di credito e i sistemi che si basano su moneta cibernetica, è rappresentata principalmente dalla regolamentazione legislativa. Mentre le prime sono emesse e gestite da istituti di credito e società finanziarie, quindi sottoposte a norme e regolamenti vigenti nelle rispettive nazioni e da accordi internazionali che ne regolamentano le operazioni, nel caso del denaro elettronico si tratta di operazioni gestite da società che operano nel Cyberspazio, non riconducibili ad organismi istituzionali e quasi mai a banche internazionali e operanti in contesti transnazionali. In tal senso l’extraterritorialità può costituire un serio problema per la validità delle operazioni, ma, soprattutto, per la possibile mancanza di trasparenza nelle transazioni finanziarie effettuate.
Anche se comode nel loro utilizzo e certamente più sicure nelle fasi di erogazione del denaro, le carte di pagamento sono rimaste confinate nel Cyberspazio per utilizzi per lo più finalizzati ad acquisti online. Ma da qualche anno, più precisamente dal 2009, un nuovo tentativo di introduzione sul mercato virtuale di una nuova moneta elettronica, sembra aver preso la direzione giusta e la repentina scalata del suo utilizzo, sembra confermarne il successo.
Si chiama Bitcoin (moneta digitale) e le sue maggiori peculiarità risiedono nell’anonimato e nella non rintracciabilità.


Bitcoin: le ragioni del successo


Nata da pochi anni, Bitcoin si annuncia come una moneta virtuale il cui successo è avvolto da numerose stranezze. La prima risiede nel suo creatore: Satoshi Nakamoto. In un articolo pubblicato a ottobre del 2011 da The New Yorker (4) , il giornalista Joshua Davis, che da anni si è messo alla ricerca del fantomatico inventore di Bitcoin, asserisce che “Satoshi Nakamoto”non è altro che un semplice pseudonimo dietro il quale si cela un gruppo costituito da centinaia di persone esperte in crittografia, sistemi peer-to-peer e tecniche per le transazioni bancarie in rete. In questo momento la sua vera identità rimane ignota, anche se esiste una sua pagina personale (5) sul sito di p2pfoundation (6) in cui è indicata l’età (37 anni), il sesso (uomo) e la cittadinanza (giapponese).
Ma tralasciamo, per il momento, l’analisi dell’intrigata matassa che avvolge il nome del probabile “padre” dell’innovativa moneta digitale, per concentrarci sul funzionamento dell’ingegnoso sistema su cui si basa.
Innanzitutto, il progetto trae le sue origini dall’architettura peer-to-peer (7) (P2P), studiata per applicazioni che richiedono una velocità di trasmissione dati molto elevata consentendo, nel contempo, la condivisione degli stessi dati tra più utenti (nodi) della stessa rete. Gli utenti (client) fruiscono in modo paritario delle stesse risorse, condividendo gli stessi dati a velocità superiori a quelle di un sistema di tipo client-server, in cui il computer che offre i suoi servizi (server) essendo costretto a soddisfare le richieste di più client, rischia di rallentare, anche in maniera rilevante, la velocità di trasmissione dei dati. Inoltre, nel sistema P2P la sicurezza degli accessi ai client viene gestita localmente, su ogni singola macchina, fattore che presuppone una standardizzazione degli archivi per ogni nodo.
Il database che contiene le informazioni è distribuito tra i nodi della rete e si occupa anche della conferma delle transazioni e di impedire che si possano spendere due volte le stesse monete. Le operazioni sono tutte tracciate e i trasferimenti di Bitcoin, tra conti pubblici dei nodi, sono cifrate grazie all’utilizzo del sistema di crittografia a chiave pubblica (8) , algoritmo matematico che garantisce maggiore sicurezza e protezione ai dati trasmessi. Lo scopo di Bitcoin è essenzialmente quello di consentire il possesso e il trasferimento anonimo del denaro digitale. Altra peculiarità dei Bitcoins è che possono essere spesi solo dal legittimo proprietario, che può farlo una sola volta per lo stesso denaro impedendo, quindi, che si possa spendere la stessa moneta digitale per più volte. Il controllo sulle somme spese, è garantito dal database distribuito, che memorizza tutte le transazioni che vengono effettuate, pubblicizzandole a tutti i nodi.
Ogni fruitore della rete Bitcoin possiede un portafoglio che contiene un numero arbitrario di coppie di chiavi asimmetriche. Le chiavi pubbliche, identificabili anche come indirizzi Bitcoin, costituiscono gli identificativi dei nodi di trasmissione e/o ricezione per tutte le transizioni di cybercoin. Altra caratteristica importante risiede nel fatto che gli indirizzi Bitcoin non contengono alcuna informazione che possa ricondurre al legittimo proprietario, funzione che ne garantisce l’anonimato a qualsiasi livello.
Per quanto concerne le modalità di utilizzo del sistema Bitcoin, chiunque può dotarsi del software apposito, senza alcun costo e scaricandolo direttamente dalla rete. A questo punto cerchiamo di comprendere il procedimento di adozione e fruizione del sistema. Dopo aver effettuato il download e l’installazione automatica e guidata del programma (9) , esso procede autonomamente ad aggiornare tutte le transazioni effettuate sui diversi nodi della rete. L’applicativo provvede anche alla generazione di un indirizzo bitcoin, in forma leggibile, con sequenze casuali di numeri e cifre lunghe in media 33 caratteri, che cominciano sempre per 1, della forma 1Ai83aafRLWYtMDNbP8b3uiWyquun6ot46.
È importante porre l’accento sulla possibilità concessa all’utente di ottenere un numero indefinibile di indirizzi Bitcoin, senza limiti di sorta, dato che la generazione delle coppie di chiavi non interferisce in alcun modo con gli altri nodi della rete. Il vantaggio del possesso di più coppie di chiavi, risiede nella maggiore garanzia di anonimato, grazie alla possibilità di utilizzare una coppia di chiavi diversa per ogni transazione effettuata. Il funzionamento della chiave asimmetrica è relativamente semplice. L’indirizzo Bitcoin contiene la chiave pubblica del suo destinatario, che viene consegnata all’atto della transazione monetaria. Facciamo un esempio: supponiamo che il Sig. Rossi intenda trasferire una somma di Bitcoin al Sig. Verdi. Rossi inserirà la chiave pubblica di Verdi nell’effettuare l’operazione, contrassegnando la trasmissione del denaro con la sua chiave privata (segreta e nota soltanto a Rossi). La transazione viaggia attraverso i nodi, che provvedono alla validazione delle firme crittografiche e all’ammontare della somma oggetto della transazione.
L’aspetto più ingegnoso del sistema è rappresentato dal sistema di controllo delle somme impegnate, risolutivo, come abbiamo già evidenziato, per impedire che le stesse somme siano utilizzate per più transazioni (sistema di marcatura oraria peer-to-peer). In sostanza, per ogni transazione viene assegnato un identificatore sequenziale, che ne impedisce la manomissione in funzione di un sistema di conferme a catena. Le conferme sono attribuite dai diversi nodi coinvolti mediante una lista di marcatura oraria che è gestita coralmente dagli stessi nodi (catena dei blocchi). Il funzionamento della catena a blocchi, abbastanza complesso, si basa su di una serie di controlli e verifiche che implementano algoritmi matematici che mirano a trasformare una transazione da “non confermata” a “confermata”. È importante rilevare che la catena di blocchi conserva tutto lo storico delle transazioni effettuate, con tutte le indicazioni riconducibili agli indirizzi Bitcoin e all’ammontare delle somme erogate e ricevute. Pertanto, se un utente prova a riutilizzare Bitcoin che ha già speso, la rete peer-to-peer rifiuterà la transazione perché non risulterà più essere lui proprietario della somma (10) . I Bitcoin possono essere trasferiti attraverso la rete a chiunque disponga di un indirizzo Bitcoin.
Al momento dell’installazione del programma viene scaricato l’intero database delle transazioni, che al momento è ancora abbastanza contenuto (nei primi giorni di maggio 2012 raggiungeva la soglia di circa 200.000 transazioni), per fare in modo che tutti gli utenti possano avere a disposizione l’intero archivio. Tuttavia, nel caso in cui il database dovesse assumere dimensioni considerevoli, è previsto che gli utenti possano scaricare solo una parte di esso, eliminando le transazioni datate o di scarso interesse personale.
La rete Bitcoin crea e distribuisce monete virtuali automaticamente sui nodi della rete che mantengono abilitata, sul proprio computer, l’opzione del programma “genera Bitcoin”. Questa moneta viene distribuita in “blocchi” che non superano mai l’ammontare di 50 BTC. Generalmente viene richiesta una piccola “tassa di transazione” per ogni operazione condotta, che viene suddivisa tra i nodi che partecipano alla gestione del traffico generato. Dato che i nodi non sono costretti ad includere le transazioni nei blocchi che si generano, chi invia Bitcoin è stimolato a pagare la tassa per agevolare e velocizzare le proprie transazioni sui diversi nodi del sistema. In questo modo si stimolano i proprietari dei nodi a tenerli costantemente “attivi”.

Fig. 1. Cambio dollaro USA-bitcoin (fonte:www.bitstamp.net)
 

L’algoritmo matematico, che rappresenta il cuore del sistema, è strutturato per creare un valore massimo sul mercato pari a 21 milioni di Bitcoin. Naturalmente il Bitcoin, come qualsiasi altra moneta, è valutata sui mercati monetari internazionali. Alla data del 7 maggio 2012 (fig. 1), al cambio con il dollaro, il Bitcoin era valutato nel seguente modo:
Alla stessa data il valore in Euro di un Bitcoin era fissato in 3,87 €. Il valore massimo del totale dei Bitcoin in commercio, fissato sin dalla sua creazione, può costituire un valido strumento di persuasione per chi nutre ancora forti dubbi sulla possibilità che il fenomeno Bitcoin possa trasformarsi in un ulteriore “bluff” di Internet. In tal senso, va evidenziato che il valore totale dell’economia Bitcoin, calcolato a gennaio 2012, ammontava a circa 57 milioni di dollari USA. Il vantaggio dei Bitcoin risiede anche nella mancanza di un ente o di un organismo centrale che possa sovraintendere alle operazioni di scambio valuta. Pertanto, qualsiasi intervento di autorità governative internazionali per manipolare il valore dei Bitcoin o per creare una situazione che conduca all’inflazione della moneta elettronica (ad esempio producendo nuova moneta), si rivelerebbe irrealizzabile. A dicembre del 2010, un Bitcoin veniva scambiato a circa 0,22 dollari USA. Dopo oltre un anno era scambiato a 2.94 dollari.
In altri termini, l’incremento percentuale della moneta elettronica, in poco più di 12 mesi, aveva raggiunto un rendimento sul capitale investito del 1336,36%. Se calcoliamo la differenza tra la quotazione iniziale di 0,22 dollari e quella attuale valutata a 5,03, raggiungiamo una percentuale di aumento del 228,536%. Nello stesso periodo, l’oro è salito del 25%.
Particolarmente interessanti sono le indicazioni, pubblicate sul sito di commercializzazione (11) dei Bitcoins, in cui si indicano le modalità di scambio di denaro reale con moneta elettronica “Per contanti di persona con uno scambiatore locale”, oppure “Per contanti via posta o corriere FedEx, tramite uno scambiatore di posta elettronica”, o altrimenti con “Deposito diretto sul tuo conto bancario, da un sito di scambio online”. Esiste anche una Hotline BuyBitcoin.com che è possibile interpellare 24 ore al giorno, sette giorni su sette, tramite telefono, email, sms, chat e skype. Sul portale, risalta l’indicazione “Non importa se si dispone di contanti, carta di credito, paypal, assegno, vaglia postale, o di una qualsiasi altra forme di pagamento, gli esperti vi aiuteranno a comprare Bitcoin utilizzando la forma di pagamento di cui disponete”.
Nonostante i Bitcoin siano apparsi sul mercato da pochi anni, il successo è stato rapido e capillare, attivando un mercato variegato che spazia dagli acquisti nel settore immobiliare a quello delle automobili usate. Numerosi siti offrono la possibilità di cambiare Bitcoin con diverse valute, come Dollari statunitensi, Euro, Rubli e Yen. Parte del successo è riconducibile al fatto che, contrariamente a ciò che accade per le monte a corso legale, i Bitcoin non sono controllati da nessun organismo o struttura che ne possa modificare l’effettivo valore. La decentralizzazione del Bitcoin rappresenta un valore aggiunto per la moneta, in funzione del fatto che non risente delle possibili instabilità economico-finanziarie che possono essere ricondotte ai comportamenti delle banche centrali (cosa che accade quasi sistematicamente per le altre monete a corso legale). Pertanto il rischio di inflazione della moneta è sostanzialmente irrealizzabile, anche in funzione del fatto che la quantità di Bitcoin è stata limitata ad un importo prestabilito. Quest’ultima caratteristica potrebbe contribuire, nel tempo, all’attivazione del processo di deflazione della moneta, che consiste nell’incremento del valore reale della stessa.
Gli unici due aspetti che sarebbero in grado di influenzare negativamente lo sviluppo dell’utilizzo dei Bitcoin, sono la diminuzione degli utilizzatori della moneta elettronica e un possibile attacco dei governi alla fruizione della stessa. La possibilità che le nazioni possano scoraggiare l’utilizzo dei sistemi di pagamento digitali, appare piuttosto remota, soprattutto se consideriamo la centralità del ruolo delle tecnologie digitali nella vita dell’uomo moderno. Inoltre le eventuali azioni dei governi, miranti ad ostacolare la fruizione delle monete elettroniche, comporterebbero enormi problemi di sicurezza e di gestione delle transizioni di moneta reale a livello globale.


Evoluzione del concetto di sistema di pagamento


Nonostante la pervasività delle tecnologie digitali, l’utilizzo della moneta elettronica, soprattutto nei Paesi occidentali, rappresenta ancora un’innovazione in grado di generare sulle masse grandi dubbi e perplessità. Lo scetticismo principale è costituito dal concetto di reversibilità del sistema di pagamento. In realtà i sistemi di pagamento elettronico maggiormente utilizzati in Rete, si basano essenzialmente su carte prepagate e carte di credito, strumenti inconvertibili che necessitano dell’intermediazione di istituti di credito o di strutture in grado di gestire pagamenti dietro la corresponsione (a credito o a debito) di somme di denaro.
Ciò che è stato ignorato per molto tempo dalle comunità finanziarie e da molte istituzioni è rappresentato dalla mancanza di sistemi che fossero in grado di garantire la reversibilità dei mezzi di pagamento, cioè la possibilità di utilizzare un sistema che possa essere valorizzato e convertito con le valute in corso a livello mondiale. In sostanza, ciò che è in grado di fare la moneta elettronica. Nei Paesi europei e negli Stati Uniti, l’utilizzo di sistemi di pagamento reversibili è quasi inesistente. Ben diverso è lo scenario che si manifesta nei Paesi asiatici e mediorientali. WebMoney (12) , Liberty Reserve (13) , e-Naira.Com (14) , PerfectMoney (15) , AlertPay (16) , sono solo alcuni dei portali che stanno spopolando nel settore dell’e-money perfino in paesi che all’apparenza potrebbero sembrare poco “tecnologici”, come la Turchia, la Nigeria e il Ghana. Alcuni sono semplicemente dei siti che offrono sistemi di pagamento elettronico, altri (come Liberty Reserve) offrono la possibilità di scambiare moneta digitale tra più “scambiatori”.
In Russia, ad esempio, ad eccezione di alcuni classi sociali economicamente elevate e residenti prevalentemente a Mosca e San Pietroburgo, l’utilizzo delle carte di credito suscita scarso “appeal” e l’economia reale si basa sostanzialmente sull’utilizzo del denaro contante.
Tuttavia abbondano i “chioschi” che nei centri commerciali consentono di depositare denaro contante per caricare schede prepagate, le quali possono essere utilizzate per pagare la spesa alimentare, le bollette di luce e gas e, perfino per utilizzare i giochi online, sempre più diffusi nel Paese. A ottobre 2011, Xsolla (17) , l’azienda più grande del mondo specializzata nella gestione di reti di pagamento, e Valve (18) , società leader nella creazione di giochi online, hanno annunciato l’attivazione di 450.000 chioschi da disseminare su tutto il territorio russo. Secondo alcune stime, ammontano a circa 38 milioni di giocatori nella sola Federazione Russa.
In Medio Oriente, CashU (19) è un metodo di pagamento online molto popolare e diffuso per operazioni di E-commerce e per il gioco online. In Cina, sistemi come Alipay (20) hanno conquistato il mercato delle transazioni finanziarie da parecchio tempo. Come abbiamo visto, anche in molti Paesi africani l’invio e la ricezione di denaro viene gestita mediante sms da telefoni cellulari.
Contrariamente a quanto si possa immaginare, i telefoni cellulari sono diventati accessibili anche ai più poveri dei poveri. In Africa, dove la maggioranza della popolazione è ancora alle prese con una povertà stratificata e con problemi di sopravvivenza, è stato calcolato che esiste, in media, un telefono per ogni famiglia. Le banche del continente africano, inizialmente diffidenti verso l’utilizzo delle tecnologie digitali mobili per la gestione dei pagamenti, hanno successivamente modificato il loro atteggiamento, collaborando fattivamente con le aziende che gestiscono la moneta elettronica. D’altronde il denaro digitale risulta particolarmente apprezzabile in scenari in cui il furto è dilagante e la sicurezza fisica è un lusso.
Nondimeno, questi sistemi prevedono tutti un deposito a garanzia, elemento imprescindibile per l’autorizzazione alla gestione del denaro elettronico. Il denaro dell’acquirente viene rilasciato dal depositario dei fondi al venditore nel momento in cui si conclude l’operazione di compravendita. È un sistema che funziona bene per contrastare le frodi e per evitare i costi e le diverse problematiche derivanti dalla gestione fisica del denaro.
La gestione dei Bitcoin è un qualcosa di completamente diverso. Facciamo un esempio pratico: un utente in Africa decide di acquisire Bitcoins con scellini kenioti, grazie all’intermediazione di M-Pesa (21) , sul portale di MtGox (22) .
Il tutto è possibile farlo con un semplice smartphone e senza alcun passaggio di intermediazione, senza alcun controllo di movimentazioni dei conti correnti bancari, senza che altri “soggetti” debbano garantire la corretta gestione delle operazioni. I Bitcoins possono essere utilizzati per compiere qualunque transazione commerciale o finanziaria: acquistare beni mobili, immobili, servizi di ogni genere o effettuare speculazioni finanziarie. Il tutto senza alcun controllo. Se poi consideriamo che alcune stime danno per certo che, nel giro di pochi anni, saranno circa 1,7 miliardi le persone in possesso di telefono cellulare e prive di qualsiasi conto in banca, è facile intuire quale strada lastricata di successi possa configurarsi per i Bitcoins. Naturalmente, la diffusione maggiore per i prossimi anni dell’utilizzo dei telefoni cellulari è prevista in Cina, India, Africa e Medio Oriente, e ciò potrebbe configurare uno scenario che renderebbe, almeno alcuni di questi paesi “sganciati” da tutte le regole e le norme europee sul controllo dei movimenti bancari e sulle operazioni finanziarie condotte dagli istituti di credito internazionali.
Riepilogando, le peculiarità più attraenti per gli utilizzatori di Bitcoins, sono:
Limitatezza. La quantità dei Bitcoins in circolazione è limitata e ciò consente di garantirne il valore. Con un valore alto, la moneta risulta più conveniente da utilizzare in funzione del suo rapporto di cambio. Inoltre, essendo una moneta “forte” può anche essere considerata come una “riserva” da accantonare. Il paragone più diretto è quello con l’oro: meno oro c’è in circolazione, maggiore sarà il suo valore. Questa caratteristica protegge i Bitcoins anche dal rischio di inflazione.
Gestione in Rete. La moneta viene scambiata in Internet, direttamente in una rete peer-to-peer e senza alcuna autorità di controllo, di intermediazione e di governo. Questo consente una gestione libera e incontrollata del suo traffico (contrariamente a quanto accade per l’oro). Inoltre, i costi delle transazioni tra i nodi sono enormemente più bassi di quelli bancari e i compratori e venditori non hanno altri costi aggiuntivi.
Falsificazione impossibile. Contrariamente a quanto accade per le altre valute, i Bitcoins non possono essere falsificati. Il quantitativo massimo in circolazione è fissato e le transazioni, per quanto concerne i quantitativi di moneta, sono tutte controllate e verificate. Nessuno può spendere due volte lo stesso quantitativo di Bitcoin.
Scambio e modalità di impiego facilitati. I Bitcoins possono essere scambiati agevolmente e rapidamente in Rete. I siti di E-commerce che intendono utilizzare questo mezzo di pagamento, possono farlo senza adottare tecniche particolari, senza costi di alcun tipo e senza intermediazioni con istituti di credito.
Custodia semplificata e riservata. I Bitcoins possono essere conservati autonomamente (nel proprio personal computer) senza l’ausilio di banche o enti che garantiscano la custodia. Ciò permette di avere la disponibilità del proprio denaro elettronico nell’immediato e in assoluta “riservatezza”, elemento non trascurabile se consideriamo che tutte le operazioni sui conti correnti bancari possono essere monitorizzate e fornite a strutture istituzionali, previa autorizzazione, in caso di necessità.
Riserva di valore. Essendo una moneta di valore molto stabile (contrariamente a quanto accade per le altre valute), può rappresentare un “bene rifugio”.
A questo punto, alcune importanti riflessioni sulle metamorfosi dei mercati globali, vanno compiute. Consideriamo innanzitutto che l’E-commerce sta assumendo un ruolo di grande rilevanza a livello globale, azione che sta provocando modifiche sostanziali al binomio domanda-offerta che si basa sulla catena produttore-distributore-consumatore. In tal senso è prevedibile che nel giro di un decennio, il commercio, come ora lo intendiamo, subirà delle modificazioni epocali, che provocheranno una rivisitazione delle modalità di gestione dei pagamenti dei beni-servizi acquistati. È facile intuire che utilizzeremo sempre meno moneta reale, per affidarci sempre di più a sistemi elettronici di pagamento online.
Beni rifugio, come l’oro, devono essere acquistati attraverso apposite strutture e bisogna farlo mediante l’attivazione di titoli di deposito in una di quelle poche istituzioni che attualmente ci consentono di acquistare e custodire metalli preziosi. Le transazioni sono tutte registrate e le svariate commissioni che si pagano, sono piuttosto alte. Inoltre, la detenzione di metalli preziosi potrebbe essere assoggettata, in un futuro anche prossimo, a tassazioni superiori o addirittura (ipotesi non del tutto remota) ad azioni disperate, condotte da governi economicamente instabili, che potrebbero condurre al sequestro dei suddetti metalli. È pur vero che l’oro è possibile acquistarlo con tecniche diverse, se non addirittura sul mercato nero, ma poi sorgerebbero problemi riconducibili alla sua custodia in casa (es. rischio di furti). Pertanto, anche se l’oro costituisce da sempre un bene rifugio, può rappresentare anche un bel fardello di problemi non facili da risolvere.
A questo punto la domanda che ci si potrebbe porre è la seguente: le potenzialità della tecnologia dei Bitcoins, possono produrre la loro radicale diffusione a livello mondiale? Sarebbero perfino in grado di cambiare l’economia globale?
Di certo, se aumenterà il numero delle persone che decideranno di utilizzare i Bitcoins, il loro valore aumenterà in maniera esponenziale. Il numero dei suoi utilizzatori è già significativo e i portali disposti a valutarlo e a scambiarlo con altre monete, è in costante aumento. In Internet è disponibile anche un sito web, TradeBitcoin (23) , che consente ai suoi visitatori di identificare utilizzatori di Bitcoins geograficamente a loro vicini, per scambiare denaro reale con la moneta digitale. Attualmente il valore di scambi di Bitcoins è ancora limitato, ma tutto sembra far presagire che il volume delle transazioni possa aumentare nel giro di poco tempo.
L’utilizzo dei Bitcoins si rivelerebbe vantaggioso anche in funzione delle limitazioni imposte da alcuni Paesi per il controllo del gioco d’azzardo. Al contrario dell’Italia, negli Stati Uniti il gioco online non è ancora legalizzato. Una legge del 2006, la Unlawful Internet Gambling Enforcing Act (UIGEA), ha addirittura vietato alle banche di accettare pagamenti legati al gambling online. Nel 2011, tre delle maggiori società di poker online al mondo (Pokerstars, Full Tilt Poker, Absolute Poker), sono state chiuse dall’FBI (Federal Bureao of Investigation) con l’accusa di violazione della legge che vieta il poker online negli Stati Uniti, raccolta illegale di scommesse, frode bancaria e riciclaggio di denaro.
Inoltre, il Congresso degli Stati Uniti sta progettando una nuova legge che possa consentire al Dipartimento di Giustizia, non solo di sequestrare i domini di siti sospettati di vendere merce contraffatta e piratata ma, anche, di prevedere il blocco dei pagamenti a siti presenti su di una apposita black list. Chiaramente, se si utilizzassero i Bitcoin per le scommesse online, sarebbe impossibile risalire a qualsiasi informazione che possa ricondurre ai nominativi degli players coinvolti.


Evoluzione del concetto di sistema di pagamento


Bitcoin è un progetto ambizioso che mira alla diffusione planetaria della prima moneta digitale, distribuita e anonima. Nasce nel 2009 dalla mente del suo creatore: Satoshi Nakamoto, un nome che ben presto si rivela essere un semplice pseudonimo. Chi è, quindi, questo fantomatico e non individuabile personaggio? Com’è possibile che a distanza di anni e con il crescente successo della sua invenzione, non si sia ancora mostrato ai media?
Sul mistero che avvolge la figura di Nakamoto, ha concentrato la sua attenzione un giornalista del quotidiano The New Yorker (24) , Joshua Davis, che da qualche anno si è messo alla ricerca del misterioso inventore della rivoluzionaria moneta elettronica. Il giornalista-detective, dopo aver trascorso diversi mesi nel tentativo di dare un volto al nome del probabile inventore nipponico, è approdato alla conclusione che si tratti di uno pseudonimo dietro al quale si camufferebbero centinaia di persone, sparse in tutto il mondo, particolarmente esperte o specializzate in sistemi di crittografia e reti peer-to-peer. In un suo articolo pubblicato sul quotidiano statunitense, Davis afferma di essersi imbattuto, durante le sue ricerche, in uno studente di 23 anni del Trinity College di Dublino (Michael Clear) che sembrava incarnare l’identità di Satoshi Nakamoto. Alla domanda del giornalista “Sei Satoshi?”, Clear sorride e inizialmente non risponde, ma poi aggiunge “Io non sono Satoshi, ma anche se lo fossi non te lo direi!”. Davis è convinto che non sia lui ma nello stesso tempo è certo che dietro lo pseudonimo si celi un’organizzazione di più persone.
Il giornalista basa la sua teoria partendo dalla pubblicazione iniziale (25) del 2008, in cui Satoshi Nakamoto descrive accuratamente la struttura e il funzionamento della sua creatura. I numerosi messaggi da lui pubblicati su diversi forum e blog, sono tutti scritti in un inglese impeccabile. Dopo un ultimo post, pubblicato nel mese di aprile, scompare dalla circolazione annunciando di essersi “trasferito” ad altri interessi. Ma le tracce di Satoshi non scompaiono definitivamente. Davis trascorre mesi e mesi alla sua ricerca in Rete, e raccoglie prove della sua presenza un po’ ovunque nel Cyberspazio. Nel 2009 Davis scopre un tag (26) , nel codice di Bitcoin, che fa riferimento ad un articolo del Times di Londra in cui si parla dei primi piani di salvataggio delle banche inglesi, pianificati dal governo britannico. Altre informazioni raccolte in rete da Davis, fanno presupporre che Nakamoto sia un cittadino britannico specializzato nella programmazione del linguaggio C++, crittografia, reti, ma anche munito di competenze economiche.
Nel 2011, Davis si reca alla conferenza Crypto 2011 a Santa Barbara (USA), convinto della presenza di Nakamoto a quell’evento. Lì incontra Michael Clear, che corrisponde al profilo del possibile inventore del Bitcoin, ma poco dopo Davis si accorge di aver fallito ancora una volta. Altri messaggi di Nakamoto, in funzione della tipologia di ortografia utilizzata, lasciano supporre che si tratti di un americano, ma anche questi indizi non conducono a particolari scoperte. Una teoria particolarmente interessante si basa sull’analisi del suo nome, che potrebbe nascondere un significato più profondo. Come molti lettori forse sanno, il giapponese è una lingua che per tipologia è assimilabile a quelle agglutinanti (27) , di tipo SOV (Soggetto-Oggetto-Verbo), con una struttura di tipo “tema-commento”. In altri termini, le parole se diversamente combinate, possono assumere significati diversi.
Come si evince dalla fig. 2, se frammentiamo “Satoshi” e “Nakamoto” in più parti, possiamo scovare significati differenti che possono essere assemblati in maniera dissimile.
Lasciando al lettore la possibilità di realizzare le combinazioni più diverse (28) (utilizzando un qualsiasi traduttore online), ne ho scelto una che sembra interessante per consentire di individuare una chiave di lettura delle finalità del Bitcoin. Quantomeno potrebbe evidenziare un messaggio rivolto agli utilizzatori della rivoluzionaria moneta digitale:

Fig. 2. Corrispondenza idiomi-significato
 
Un gruppo di persone, ubicate in posti diversi, che creano un movimento d’azione”. L’azione potrebbe essere quella dello stravolgimento del sistema monetario internazionale. Ma più semplicemente “l’azione” potrebbe essere riconducibile al conseguimento di un obiettivo meno ambizioso: l’adozione di un sistema di pagamento che metta al riparo da qualsiasi controllo e censura da parte di organi istituzionali e internazionali. La parola “Satoshi” può essere tradotta anche come “perspicace, saggio”, Naka come “dentro, rapporto”, mentre Moto come “l’origine, la causa, Fondazione, base”. La cosa che sembra certa è che tutto sembra ricondurre a un movimento di azione che mira alla diffusione di un pensiero o un obiettivo ben preciso. Ma quale?
Esaminiamo alcuni altri dati. Il deposito della domanda di brevetto Bitcoin è del 15 agosto 2008. La registrazione del dominio Bitcoin.org viene effettuata tre giorni più tardi, il 18 agosto 2008. Appare quantomeno strano che solo 72 ore dopo l’inoltro della richiesta di domanda di registrazione del brevetto, si proceda immediatamente alla registrazione del sito, in virtù del fatto che per la registrazione del brevetto occorre un periodo relativamente lungo. Ad esempio, l’Ufficio Italiano Brevetti e Marchi (UIBM) impiega per il rilascio di un brevetto, circa 2-3 anni. I tre inventori elencati nel brevetto corrispondono a Neal King, Vladimir Oksman, Charles Bry, personaggi che hanno depositato numerosi brevetti nel corso degli anni. King e Bry risiedono a Monaco di Baviera mentre Oksman vive negli Stati Uniti. Tutti e tre hanno depositato numerosi brevetti su sistemi di crittografia, sistemi di accesso e comunicazione in rete, gestione dei nodi nelle reti peer-to-peer. Altra stranezza, il dominio Bitcoin.org è stato registrato da un provider finlandese con sede a Helsinki.
Charles Bry si era recato in viaggio nel 2007 proprio in Finlandia, sei mesi prima che il dominio fosse registrato. Inoltre, sembra che Bry sia un sistemista senior, che parla perfettamente tedesco, inglese, francese e italiano, avendo frequentato un college di lingue a Parigi. Egli lavora per una società tedesca che si occupa di tecnologie di comunicazione e trasmissione dati. Poi c’è Neal King, che sembra essere un personaggio che si interessa di politiche economiche e soprattutto di alimentare il dissenso per Patriot Act (29) (contrarietà evidenziata da molteplici post che ha diffuso su Facebook), ma che coltiva interessi anche per l’astronomia, la biologia, la crittografia, la linguistica, la letteratura, la matematica, la filosofia e la fisica. Particolare interessante è il suo stile impeccabile di scrittura, che ricorda molto quello di Nakamoto nel Bitcoin Forum. Vladimir Oksman è un ingegnere informatico, che vive nel New Jersey, specializzato in sistemi operativi per computer. Nonostante i loro nomi figurino come i referenti del brevetto di Bitcoin, hanno affermato che nessuno di loro è Satoshi Nakamoto.


Nasce la rivista di Bitcoin


A maggio del 2012, viene annunciata l’uscita del primo numero della rivista Bitcoin. Lo fa Bittalk Media, editore ufficiale della rivista che sarà incentrata sulle applicazioni e la diffusione della moneta digitale di Satoshi Nakamoto (fig. 3). La rivista si dedicherà principalmente alla diffusione “neutra ed equilibrata” del mondo dei Bitcoins, ma tratterà anche altre cripto-valute disponibili sul mercato. Bitcoin Magazine (30) , avrà inizialmente una tiratura di 5.000 copie (64 pagine per numero), e le sottoscrizioni potranno essere effettuate direttamente sul portale della rivista (subscribe.bitcoinmagazine.net).

Fig. 3. Copertina primo numero rivista Bitcoin (fonte:http://bitcoinmagazine.co.uk/)
 
Naturalmente è acquistabile anche con Bitcoins. Sul primo numero si legge testualmente “Bitcoin è una nuova moneta digitale sperimentale che consente l’immediatezza dei pagamenti a chiunque e ovunque nel mondo. Bitcoin utilizza la tecnologia peer-to-peer per operare senza alcuna autorità centrale: gestione delle transazioni e l’emissione di moneta sono svolte collettivamente da Rete. Bitcoin è anche il nome del software open source che consente l’utilizzo di questa valuta”.
La decisione di produrre una rivista (sia in formato cartaceo che digitale), manifesta una chiara intenzione di pubblicizzare la tipologia di sistema di pagamento a livello mondiale ma, soprattutto, di creare una comunità di appassionati dei Bitcoins che possano fungere da “combustibile” per alimentare il proselitismo di massa di questa moneta su scala globale. Altro aspetto interessante che il lettore non potrà fare a meno di cogliere, risiede nell’immagine riprodotta nella copertina del primo numero della rivista: la maschera utilizzata dagli attivisti di Anonymous (31) .
Un messaggio volutamente non criptato? Oppure l’annuncio dell’estensione delle potenzialità del più insidioso e pericoloso gruppo di cyberattivisti che opera in rete?
La condivisione di un piano in grado di sovvertire il potere economico mondiale? Oppure tra i crackers di Anonymus si celano anche quelli di Bitcoin?
Comunque sia, la rivista rappresenta uno strumento in grado di trasmettere un messaggio alle masse, chiaro e preciso: esiste un sistema di pagamento, sicuro, riservato, incontrollato e non assoggettato a costi bancari e di intermediazione finanziaria. È anche un sistema per diffondere la cultura della moneta elettronica, indispensabile per sensibilizzare le masse al suo utilizzo.


Bitcoin: quale futuro?


Dato che i Bitcoins vengono smistati attraverso una rete peer-to-peer, permane l’impossibilità di tracciare i movimenti della moneta elettronica e di svelare l’identità di coloro che effettuano le transazioni. Queste caratteristiche fanno dei Bitcoins la moneta privilegiata per tutte quelle transazioni illegali e criminose, come la compravendita di armi e di droga.
A quattro anni dalla sua nascita, i Bitcoins, tra alti e bassi anche rilevanti, vengono scambiati a circa 5 dollari statunitensi. Niente male per una moneta sul cui successo, solo pochi anni fa, nessuno avrebbe scommesso. Molti avevano annunciato che il suo valore sarebbe tornato a zero. La realtà li sconfessa e fornisce precise indicazioni sulle caratteristiche che possono accrescerne il successo nel prossimo futuro. Ma, in uno scenario socioeconomico confuso e caotico come quello che sta attraversando il nostro pianeta, è veramente difficile fare delle previsioni sugli sviluppi della moneta digitale.
Tuttavia, se gli esercenti cominceranno ad accettare questa cryptomoneta come forma di pagamento, la sua diffusione sarà veloce e capillare. Un’altra variabile è costituita dalle possibili azioni che i governi e le istituzioni, in funzione di un improbabile accordo transnazionale, potrebbero esercitare per scoraggiare l’uso dei Bitcoins. Ciò che è certo e che circa l’80% dei Bitcoins è in commercio e che il numero dei suoi estimatori è in costante aumento (si parla di circa un milione di utenti). Inoltre, sembra che le prossime release del software, siano destinate a gestire anche le firme multiple, che consentiranno di innalzare i livelli di riservatezza delle transazioni che si andranno ad effettuare.
Qualcuno ha asserito che se Bin Laden avesse potuto disporre in tempo di questa prodigiosa cryptomoneta, sarebbe stato in grado di dotarsi di armi migliori e di una più ampia catena di acquisizione di infrastrutture ed equipaggiamenti.
Il 15 maggio 2012, sul portale di Launch.is (32) , è stato pubblicato un articolo in cui si afferma che “Bitcoin è il più pericoloso progetto che abbiamo mai visto. Si basa su solide basi tecnologiche, non può essere fermato a meno che si cessi di perseguitare tutti i suoi fruitori e sposare gli ideali politici dei libertari tecnologici, cioè di coloro che credono nel diritto fondamentale dell’individuo di essere libero, come Wiki Leaks, Anonymous, Linux e Wikipedia. Cambierà il mondo, a meno che i governi non lo fermino con pesanti sanzioni”. Di conseguenza, l’unico sistema per arrestare la diffusione della moneta virtuale sembrerebbe un’azione congiunta di tutti i governi, per bloccare, in qualche modo, il traffico delle transazioni generato in Internet. Intanto, a quanto si apprende sul web (33) , c’è già chi viene retribuito in Bitcoins per il proprio lavoro. Secondo l’opinione di Electronic Frontier Foundation (34) , Bitcoin rappresenta un progetto avveniristico, liberato dall’ingerenza dei governi e destinato ad un successo sicuro. Anche Wikileaks (35) si schiera dalla parte della moneta elettronica, chiedendo ai suoi finanziatori di utilizzare i Bitcoins per le donazioni al sito di Julian Assange.
A febbraio 2012, TradeHill, il secondo broker più grande al mondo e specializzato in Bitcoin, aveva chiuso le transazioni sulla moneta elettronica adducendo motivazioni di tipo legale. Lo stesso CEO dell’azienda, Jared Kenna, aveva spiegato che l’azienda non era più in grado di operare senza un permesso ufficiale alle operazioni di trasferimento di moneta, a causa di nuove e più stringenti disposizioni normative statunitensi. La legge a cui fa riferimento Kenna è il BankSecrecyAct (36) , emesso dal governo USA come misura contro il riciclaggio di denaro sporco. La norma delibera che tutti gli operatori statunitensi impegnati nel trasferimento di moneta, devono obbligatoriamente registrarsi presso il Dipartimento del Tesoro USA. Nonostante l’ufficio interno del dipartimento, che ha il compito di definire le operazioni in questione, non si sia ancora pronunciato in merito ai Bitcoins, è chiaro che l’anonimato garantito dalla valuta virtuale non è certamente conciliabile con i rischi legati al riciclaggio. La chiusura di TradeHill ai Bitcoins, favorisce di fatto il monopolio del mercato a Mt. Gox (37) , il maggiore web-exchange asiatico che già nel 2011 gestiva l’80% delle transazioni in Bitcoin. Come asserì Abramo Lincoln “La miglior cosa del futuro è che arriva un giorno alla volta”. Attenderemo fiduciosi….


Per approfondimenti l’autore suggerisce:
(1) Si tratta di procedure che sono realizzate da società che gestiscono denaro elettronico e consistono nell’utilizzo di sistemi tecnologici (hardware e software) per garantire all’utente che il suo denaro non venga prelevato da malintenzionati per effettuare acquisti a suo nome. Solitamente, l’utente che attiva un conto di deposito, deve scaricare sul proprio personal computer un programma appositamente creato dalla società che gestirà il conto. Successivamente, dovrà utilizzare l’applicativo ogni volta che vorrà effettuare acquisti in rete. Generalmente, questi software prevedono, oltre a delle credenziali di identificazione (username e password), anche dei codici di criptazione.
(2) Sono identiche alle carte di pagamento, per quanto concerne la tipologia di funzionamento.
(3) Sono carte che prevedono l’addebito della somma di denaro utilizzata per le operazioni di acquisto in una fase successiva. L’utente, al momento della notifica dell’addebito, deve provvedere al versamento reale della somma utilizzata per la transazione bancaria.
(4) http://www.newyorker.com/reporting/2011/10/10/111010fa_fact_davis
(5) http://liveweb.archive.org/http:/p2pfoundation.ning.com/profile/SatoshiNakamoto
(6) p2pfoundation. La Peer-to-peer Foundation è un’organizzazione che si occupa dello studio dell’impatto della tecnologia peer-to-peer nella società.
(7) Peer-to-peer. Nel settore informatico, il termine Peer-to-peer (P2P) indica un’architettura logica di rete in cui i nodi non sono organizzati gerarchicamente e unicamente come nell’architettura client-server, ma sono strutturati come nodi equivalenti e paritari. In altri termini, possono svolgere le funzioni sia di client che di server allo stesso tempo e verso gli altri nodi della rete. Grazie a questa tipologia architetturale, qualsiasi nodo è in grado di avviare o completare una qualsiasi transazione. I nodi possono differire tra loro nella configurazione locale, nella velocità di elaborazione, nell’ampiezza di banda e nella quantità di dati memorizzati.
(8) Crittografia. La crittografia è quel settore scientifico che si occupa dei sistemi e delle tecniche per rendere un messaggio "nascosto" o non comprensibile a persone non autorizzate a leggerlo. Lo studio della crittografia e della crittoanalisi si chiama comunemente crittologia. La crittografia a chiave pubblica o crittografia asimmetrica, si basa sull’utilizzo di una coppia di chiavi: la chiave pubblica deve essere distribuita in rete e serve a cifrare un documento destinato alla persona che possiede la relativa chiave privata; la chiave privata, personale e segreta, viene utilizzata per decifrare un documento cifrato con la chiave pubblica.
(9) Il programma Bitcoin è scaricabile al seguente indirizzo: https://it.bitcoin.it/wiki/Pagina_principale
(10) S. Nakamoto, "Bitcoin: A Peer-to-Peer Electronic Cash System", 24 maggio 2009 (http://www.bitcoin.org/bitcoin.pdf).
(11) http://bitcoinme.com/index.php/buy/
(12) http://www.wmtransfer.com/
(13) http://www.libertyreserve.com/
(14) http://e-naira.com/
(15) http://perfectmoney.com/?drgn=1
(16) https://www.alertpay.com/en/Default.aspx
(17) http://www.xsolla.com
(18) http://www.valvesoftware.com/
(19) https://www.cashu.com/
(20) https://www.alipay.com/
(21) M-Pesa. È un servizio di trasferimento denaro tra utenti del servizio di telefonia cellulare, nato nel 2007 sulla rete mobile di Safaricom, una società affiliata di Vodafone, per permettere alle istituzioni di microfinanza di inviare e ricevere denaro con facilità dai prestatori. Il servizio è nato in Kenya e si è poi diffuso in altri Stati africani. Il nome viene dall’unione tra il termine mobile e Pesa, che in swahili significa denaro (fonte Wikipedia).
(22) MtGox. È un portale in cui è possibile effettuare operazioni di compravendita di bitcoins con diverse valute (https://mtgox.com/).
(23) http://tradebitcoin.com/about
(24) http://www.newyorker.com/
(25) https://docs.google.com/viewer?a=v&q=cache:RDFUvFzPI4MJ:bitcoin.org/bitcoin.pdf+Bitcoin+research+
paper&hl=en&gl=us&pid=bl&srcid=ADGEEShs1qHQjyAFTvt6w1z1rDd1qBj-J98LZdSOsBLoo3qtNVqw
WFd6kUCphTn9LOwHqrlRBb_kji8fl6b2Knrj_oHLKQuviFgzFPzTCAf4pJxTVSibROURZcid6s_
NfqjmuVSgjGIC&sig=AHIEtbShOvaMr5_Fcn2VJNP1rQgMgbLiSw
(26) Tag. È una parola chiave o un termine associato a un’informazione (un’immagine, una mappa geografica, un post, un video clip), che descrive l’oggetto rendendo possibile la classificazione e la ricerca di informazioni basata su parole chiave (fonte Wikipedia).
(27) Agglutinante. È un idioma in cui le parole sono costituite dall’unione di più morfemi (agglutinare è traducibile come "incollare").
(28) Le traduzioni sono state effettuate con la funzione "Traduttore" di Google.
(29) http://en.wikipedia.org/wiki/Patriot_Act
(30) http://bitcoinmagazine.net
(31) A. Teti, "Anonymous, l’era dei conflitti digitali", GNOSIS, n. 3/2011 (http://gnosis.aisi.gov.it/Gnosis/Rivista28.nsf/servnavig/9).
(32) http://www.launch.co/blog/l019-bitcoin-p2p-currency-the-most-dangerous-project-weve-ev.html
(33) http://ncarlson.com/2011/05/14/5493803214/
(34) https://www.eff.org/deeplinks/2011/01/bitcoin-step-toward-censorship-resistant
(35) http://www.forbes.com/sites/andygreenberg/2011/06/14/wikileaks-asks-for-anonymous-bitcoin-donations/
(36) http://www.fincen.gov/statutes_regs/bsa/
(37) https://mtgox.com/