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GNOSIS 1/2011
LA STORIA

DALL'ARCHIVIO

I Reali Carabinieri in attività di Intelligence


Rosario AIOSA

1878: Reali Carabinieri in uniforme (tavola di Quinto Cenni)
(Foto da www.clubalbisola.it)

La vittoriosa conclusione, nel 1859, della campagna franco-piemontese contro gli austriaci, passata alla Storia come Seconda Guerra d’Indipendenza ed in particolare le acquisizioni territoriali conseguenti al trattato di pace di Villafranca che, pur frustrando le originarie ambizioni unitarie del Piemonte, almeno sull’intera Italia Settentrionale, consentono comunque, anche grazie all’Impresa dei Mille, le “annessioni” del periodo immediatamente successivo, costituiscono certamente i decisivi presupposti che rendono politicamente credibile, soprattutto a livello internazionale, l’Articolo Unico della Legge 17 marzo 1861, con cui “il Re ( di Sardegna, n.d.r.) Vittorio Emanuele II assume per sé e pei suoi successori il titolo di Re d’Italia”.
A rendere possibile questa implicita autoproclamazione dell’Unità d’Italia anche i Carabinieri forniscono un significativo contributo, non solo partecipando praticamente a tutte le operazioni militari ma anche attuando – come vedremo – una efficiente ed efficace attività di intelligence, svolta immediatamente prima e nel corso della Seconda Guerra d’Indipendenza.



Il Corpo dei Reali Carabinieri viene istituito da Vittorio Emanuele I, re di Sardegna, con le Regie Patenti del 13 luglio 1814.
Già nel luglio dell’anno successivo, a Grenoble, i Carabinieri ricevono il “battesimo del fuoco”, partecipando, al fianco della Cavalleria piemontese, ad una vittoriosa carica contro le truppe francesi di Napoleone Bonaparte, nella sua ultima chance dei “100 giorni”, dopo la fuga dall’Elba.
Durante la Prima Guerra d’Indipendenza (1848-49), ai Carabinieri vengono assegnati compiti di polizia militare e quello di scorta al Re. Proprio nell’ambito di questa delicata incombenza, il 30 aprile 1848, gli squadroni a cavallo effettuano, con pieno successo tattico ed importanti conseguenze strategiche, la travolgente, trascinante e … spettacolare carica di Pastrengo, contro gli austriaci di Radetzky.
Anche nella Guerra di Crimea (1853-56), combattuta dal Piemonte, nel 1855, al fianco di Francia, Inghilterra ed Impero Ottomano, contro la Russia, i Carabinieri svolgono essenzialmente compiti di polizia militare.
Nell’imminenza della Seconda Guerra d’Indipendenza del 1859, quando l’Istituzione – a 45 anni dalla fondazione – ha ormai completato e consolidato l’inserimento della sua organizzazione territoriale nel tessuto socio-ambientale del Regno, ai Carabinieri non viene più chiesto di impiegare il proprio personale prevalentemente in “reparti mobilitati”, per svolgere servizi di guida e di scorta, compreso quello al Sovrano (affidati, invece, alla Cavalleria), bensì di continuare ad assicurare i propri compiti “ordinari” di polizia militare e di mantenimento della sicurezza pubblica e nel contempo di assolvere, per la prima volta in modo preordinato e sistematico, funzioni che oggi definiremmo di intelligence.
Le particolari condizioni delle relazioni internazionali del momento, che, dopo gli accordi di Plombières, tanto laboriosamente raggiunti, prevedevano l’intervento della Francia a fianco del Piemonte solo qualora questi fosse stato attaccato dall’Austria, vedono Cavour impegnato nell’attuazione di una serie di deliberate provocazioni nei confronti di Vienna e nella contestuale predisposizione del proprio strumento bellico in vista dell’auspicato conflitto.
Proprio in questo contesto e prima ancora che abbia effettivamente inizio la campagna militare che vedrà le vittorie dell’Armata sarda e di quella francese a Magenta, Solferino e San Martino e che si concluderà, in poco più di due mesi, con l’armistizio (8 luglio) e con il successivo trattato di Villafranca, vengono istituiti appositi drappelli di Carabinieri specificamente incaricati di svolgere i complessi e delicati servizi informativi.
Alcuni di questi drappelli dipendono direttamente dal Quartier Generale ed altri dai comandi delle Grandi Unità schierate.
L’apparato viene concepito, organizzato e coordinato dal tenente colonnello del Corpo Reale di Stato Maggiore Giuseppe Govone, Capo del neo istituito Ufficio d’Informazioni e delle Operazioni Militari (Ufficio I) del Quartier Generale del Re, il primo “servizio informazioni” italiano. Si tratta di un giovane (33 anni), brillante e valoroso (all’epoca è già decorato di due medaglie d’argento al Valor Militare) ufficiale superiore, molto preparato, competente ed esperto.
Ufficiali dei Carabinieri vengono integrati in una speciale sezione del suddetto Ufficio I.
Il Comandante Superiore dell’intero dispositivo, composto complessivamente da circa 200 uomini e il cui contributo all’esito vittorioso della guerra sarà ampiamente riconosciuto, è il colonnello dei Carabinieri Ferdinando Martin di Montù Beccaria. Tutto il personale, naturalmente dislocato in prevalenza nelle zone di confine, opera in “abito simulato” (civile) e gestisce le proprie fonti informative in modo flessibile e pragmatico, demandando, per esempio, anche ad alcuni contrabbandieri (ottimi conoscitori del territorio) l’incarico di acquisire notizie sul nemico.
Per il recapito delle relazioni informative vengono utilizzati fidati messi a cavallo, quando possibile il servizio telegrafico e, all’occorrenza, anche piccioni viaggiatori.
I primi rapporti sulla dislocazione, l’entità, la natura e l’atteggiamento dei reparti stranieri, che ancora si trovano ben oltre il confine, cominciano ad essere inoltrati dai Carabinieri ad iniziare dal 2 gennaio 1859.
Gli austriaci, il 29 aprile, varcano “finalmente” il Ticino ed invadono il Piemonte, così dando avvio alla guerra.
Le disposizioni del tenente colonnello Govone, comunque, prevedono esplicitamente che i carabinieri, peraltro già operanti “sotto copertura”, si lascino superare dalle colonne nemiche per poterne valutare ancor meglio l’effettiva consistenza.
Uno specifico incarico affidato all’intelligence dei Carabinieri e da questi tempestivamente assolto è quello di individuare e segnalare il momento opportuno per procedere al mirato allagamento delle risaie del vercellese e del novarese, all’atto dell’avanzata austriaca, allo scopo di rallentarla, procrastinando il più possibile l’ingaggio con le truppe piemontesi, in attesa dell’arrivo di quelle francesi, dal San Bernardo e, via mare, dalla Liguria. Il primo contatto, in effetti, avviene solo il 20 maggio, a Montebello.
Nel dettaglio, la stazione di S. Martino sul Siccomario (Pavia) ha il compito specifico, che adempie con scrupolosa tempestività, di segnalare i primi sconfinamenti nemici, provvedendo inoltre a sbarrare le chiuse del ponte di Mezzana Corti, per ritardare la marcia degli austriaci.
La stazione di Trecate (Novara) deve a sua volta proteggere i telegrafi prossimi alla frontiera. Marescialli e brigadieri isolati sono in appostamento sulle rive del Po, da Magenta a Trecate e Novara, da Abbiategrasso a Vigevano e a Cassolnuovo, da Pavia a Gravellona, ecc., col compito di controllare e segnalare le mosse e i passaggi del nemico.
Viene anche stabilita una catena di posti di Carabinieri fra Pallanza e Biella per la corrispondenza.
Anche alcune perlustrazioni a cavallo sono affidate ai Carabinieri, come avviene l’8 maggio verso Santhià e verso Brusasca, sulla destra del Po. In quello stesso giorno gli austriaci occupano Rivergaro sulla Trebbia, ma l’abitato viene validamente conteso dai Carabinieri del luogo, coadiuvati dalla Guardia Nazionale e dai Doganieri.
Quando in piena campagna diviene necessario disporre di informazioni precise sulle mosse del nemico verso la Serra, Salussola, Cavaglià ed Alice, nel Biellese, tale compito viene affidato ad un drappello di Carabinieri espressamente costituito.
I rapporti ufficiali degli alti comandi sono poi concordi nel riconoscere l’importanza dei compiti affidati ai Carabinieri e l’eccellenza dei risultati conseguiti.
Da evidenziare l’episodio di un brigadiere inviato dal generale Cialdini, comandante della 4^ Divisione, ad assumere notizie sul nemico oltre la Sesia. Il sottufficiale supera da solo, con una piccola imbarcazione, il fiume gonfio, raggiungendo l’altra sponda e riuscendo pienamente nel compito affidatogli.



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